Si intensifica la competizione nel mercato degli ETF azionari globali. Due protagonisti del settore, iShares e Xtrackers, hanno recentemente ampliato la propria offerta lanciando nuovi prodotti che, almeno sulla carta, entrano in concorrenza diretta con ETF già presenti nelle rispettive gamme.
La novità più interessante riguarda l’ingresso di iShares nel segmento degli ETF che replicano l’indice FTSE All-World. Si tratta di una scelta che affianca ai tradizionali prodotti basati sul MSCI ACWI (All Country World Index) una nuova soluzione costruita su un benchmark molto simile, ma sviluppato da FTSE Russell.
Anche Xtrackers ha deciso di rafforzare la propria presenza sullo stesso mercato, entrando in competizione con operatori storici come Vanguard e Invesco. Un confronto che si gioca soprattutto sul terreno dei costi di gestione, dove pochi punti base possono fare la differenza.
FTSE contro MSCI: una rivalità che dura da anni
La sfida tra indici FTSE e MSCI non è certo una novità. Un momento storico per il settore arrivò nel 2012, quando Vanguard decise di sostituire gli indici MSCI con quelli FTSE all’interno di numerosi fondi ed ETF. Una scelta che contribuì al successo di alcuni dei prodotti oggi più utilizzati dagli investitori globali.
Entrambi gli indici offrono un’esposizione molto ampia ai mercati sviluppati ed emergenti, includendo centinaia o migliaia di società large e mid cap a livello mondiale. Le differenze esistono, ma sono generalmente limitate e difficilmente incidono in modo significativo sui rendimenti di lungo periodo.
Il crescente interesse degli investitori retail verso strumenti semplici e altamente diversificati continua però a sostenere la domanda di ETF globali, spingendo gli emittenti a presidiare ogni possibile segmento del mercato.
Cresce anche l’interesse per le strategie ex USA
Negli ultimi anni molti investitori hanno iniziato a cercare alternative ai classici indici mondiali, sempre più concentrati sulle mega-cap statunitensi. Il peso crescente di società come Microsoft, Nvidia, Apple, Amazon e Alphabet ha infatti aumentato la dipendenza degli indici globali dall’andamento del mercato americano.
Per rispondere a questa esigenza, Xtrackers era stata tra le prime società a proporre in Europa un ETF basato sull’indice MSCI World ex USA. Ora la casa tedesca amplia ulteriormente l’offerta con un nuovo ETF che replica il FTSE All-World ex US, includendo non solo i mercati sviluppati ma anche quelli emergenti, sempre con esclusione delle azioni statunitensi.
Una soluzione che offre una diversificazione geografica ancora più ampia e che potrebbe risultare interessante per chi desidera ridurre il peso degli Stati Uniti all’interno del proprio portafoglio.
Perché lanciare ETF così simili?
Se l’introduzione di nuovi prodotti ex USA appare facilmente comprensibile, più difficile da interpretare è la scelta di lanciare ETF che replicano benchmark molto simili a quelli già presenti all’interno della stessa gamma.
Una possibile spiegazione riguarda i costi di licenza e gestione degli indici. In questa fase gli indici FTSE potrebbero consentire agli emittenti di offrire ETF a commissioni più contenute rispetto a prodotti analoghi basati su benchmark MSCI. In un settore dove la concorrenza sui prezzi è sempre più aggressiva, anche una differenza di uno o due basis point può diventare rilevante.
Per il piccolo investitore, tuttavia, queste differenze spesso hanno un impatto marginale. Molti risparmiatori tendono infatti a mantenere gli ETF già utilizzati nei propri piani di accumulo o privilegiano prodotti con masse gestite elevate, considerati più solidi e meno esposti al rischio di chiusura.
ETF: una corsa all’offerta che può diventare eccessiva
Dietro queste scelte potrebbero esserci anche motivazioni strategiche differenti. Ampliare il catalogo permette agli emittenti di soddisfare le richieste degli investitori istituzionali, facilitare l’inserimento degli ETF in prodotti più complessi e rafforzare il proprio posizionamento commerciale. Il rischio, però, è quello di assistere a una sorta di "overproduction" di ETF, con numerosi strumenti che finiscono per competere nello stesso segmento senza riuscire a raccogliere masse significative.
Nonostante questo, la crescente concorrenza tra i grandi operatori produce due benefici evidenti per gli investitori: una progressiva riduzione dei costi e una gamma sempre più ampia di soluzioni per diversificare il portafoglio. Due elementi che, nel lungo periodo, rappresentano probabilmente il vero vantaggio di questa battaglia tra giganti dell’industria del risparmio gestito.