Dal 2022 in avanti per il mercato obbligazionario è calata una notte molto buia dalla quale tuttora fa fatica a riprendersi. Il violento rialzo dei rendimenti seguito ad un’era di tassi a zero senza precedenti ha mietuto parecchie vittime tra i bond holders e tuttora tanti ETF navigano ancora con performance sotto zero. Ma il mercato obbligazionario, il famoso premio di durata che rende preferibili le scadenze lunghe rispetto a quelle brevi, lo ha concesso agli investitori negli ultimi 15 anni?
Avendo una ricca storia di ETF che investono sui bond statali in dollari Usa, sterline inglesi ed euro possiamo toglierci questa curiosità confrontando gli ETF obbligazionario tradizionali a duration aperta con gli ETF monetari delle tre aree geografiche.
ETF bond scadenze lunghe: meglio i prodotti a stelle e strisce
Cominciamo subito a sgombrare ogni dubbio. Dal 2011 il premio per il rischio duration è stato riconosciuto all’investitore in UK, USA ed Eurozona.
Partiamo dal mercato dei Gilt, i titoli di stato inglesi. Negli ultimi 15 anni l’ETF Xtrackers Gbp Sonia ha guadagnato nella versione total return il 22% mentre iShares Core Uk Gilt ha fatto meglio con un +26%.
Passando ai Treasury americani Xtrackers Usd Overnight Return ha realizzato una performance complessiva del 55% contro il 62% di Xtrackers Us Treasury Bond.
Infine, le obbligazioni europee. Il celebre Xeon di Xtrackers che investe in depositi in euro ha ritornato appena il 7% all’investitore a causa di lunghi periodi di tassi negativi. Xtrackers Eurozone Government Bond ha realizzato una performance del 35%.
Ora traduciamo il tutto in premio di rendimento annuale offerto dalla duration rispetto al classico free risk monetario. Il vero motivo per cui si investe in scadenze più lunghe. Per il mercato inglese i Gilt hanno offerto uno spread di rendimento annuale di 25 punti base negli ultimi 15 anni. Diventano 35 i punti base sul mercato dei bond americani. Ma è sul mercato europeo che un po' a sorpresa investire in obbligazioni con duration ha prodotto i risultati più interessanti con oltre 150 punti base l’anno di premio per il rischio.
Cambia tutto però nel bilancio a 10 anni
Sul mercato dei bond inglesi al rendimento negativo delle obbligazioni con duration si contrappone un rendimento leggermente positivo per il mercato monetario per uno spread che supera addirittura i 230 punti base l’anno.
Tripla cifra di spread anche a favore del mercato monetario americano che ha superato i bond tradizionali di 120 punti base. Infine l’Europa dove si ripropone il tema di un mercato monetario vincente rispetto ad uno obbligazionario leggermente negativo con uno spread che sfiora i 100 punti base.
L’ultimo decennio ha dunque rappresentato un momento unico per tutto il mercato obbligazionario, con la redditività maggiore raccolta dai tratti più brevi della curva dei rendimenti.
Basta solo spostare lo sguardo cinque anni più avanti per ritornare alla normalità con le scadenze lunghe che sono risultate più remunerative.
Stiamo quindi vivendo tempi interessanti, forse unici, ma dubito che questa sia la nuova normalità. Penso che il differenziale di rendimento a favore dei bond con duration tornerà a completare le statistiche ora che i tassi di mercato si sono allontanati dallo zero. Di quanto lo scopriremo, gli ampi debiti pubblici impongono un controllo della politica monetaria e dell'inflazione. Se così non fosse allora il calvario dei bond holders è destinato a proseguire ancora a lungo.