La narrativa finanziaria tende ad esaltare la strategia di Momentum relegando a ruolo di difensore il fattore Value. In effetti fino a qualche anno fa non c’era partita con il Value in grande difficoltà. Poi qualcosa è cambiato e solo nell’ultimo anno il fattore Value ha guadagnato il doppio rispetto al fattore Momentum. Per verificare questa cosa ho confrontato due ETF total return smart beta di Xtrackers, il MSCI World Momentum e il MSCI World Value.
ETF Momentum vs Value: la sfida
Negli ultimi 12 mesi al +25% del Momentum ha corrisposto il +55% del Value. Oltre tutto questo sorpasso è avvenuto con una volatilità decisamente più contenuta (12% vs 16%). Un successo notevole che ha permesso al fattore Value di pareggiare il ritardo a 3 anni e di allungare di oltre 25 punti percentuali il vantaggio sul bilancio a 5 anni.
Da notare che un semplice indice MSCI World negli ultimi 5 anni ha collezionato una crescita dell’80%, 35 punti in meno rispetto al Value.
E pensare che dal 2014, data di lancio degli ETF smart beta da parte di Xtrackers, il Momentum raccoglie una performance di oltre il 120% superiore rispetto al Value, confermandoci che di strada davanti questo fattore ne avrebbe ancora parecchia da fare. E se le tensioni sui mercati finanziari, soprattutto lato tecnologia e 7 sorelle, dovessero acuirsi la cosa non appare poi così improbabile.
ETF Value: la composizione
L’ETF Value in realtà è più esposto alla tecnologia di quanto si pensi, ma la tecnologia non è quella dei nomi più celebri, da Apple a Microsoft, passando per Alphabet e Nvidia, ma è una tecnologia che cura molto l’hardware informatico e delle telecomunicazioni. Società come Cisco, Intel, At&t fanno parte di una top ten che annovera anche Toyota, British Tobacco, Merck.
A livello settoriale c’è una discreta diversificazione tra il settore informatico (27%), finanziario (15%), industriale e farmaceutico (10%). Gli Stati Uniti sono il paese più rappresentato ma con un peso inferiore rispetto a quello a cui si è abituati trovare in un indice mondiale. Gli USA infatti rappresentano il 40% del portafoglio, seguiti da Giappone 22% e UK (9%).
Gli ultimi 10 anni non hanno fornito premi di rendimento a chi ha scelto questo fattore, MSCI nelle sue statistiche ci dice che sono quasi 3 i punti di ritardo rispetto all’azionario classico MSCI World (+13,6 vs 10,9%). Ma MSCI fornisce anche una statistica dell’indice a partire dal 1974 e qui si scopre che il premio di rendimento effettivamente esiste, ma è comunque modesto e di circa 30 punti base l’anno.
L’indice si conferma oggi meno caro (e quindi Value appunto) rispetto agli indici generalisti con un rapporto prezzo utili di 19 contro il 24 dell’azionario globale tradizionale, e un rapporto tra dividendi e prezzi del 2,3% contro l’1,5% del globale classico.
Il Value sembra voler recuperare l’ampio gap accumulato negli ultimi anni e tornare a fornire agli investitori quel piccolo premio per il rischio che storicamente ha saputo fornire in passato. Se i mercati dovessero entrare in fibrillazione questo fattore potrebbe rappresentare un porto più sicuro rispetto, ad esempio, al celebrato Momentum.