Il risiko bancario italiano regala un nuovo impulso ad un settore da sempre considerato come un rappresentante della old economy, ma che in realtà negli ultimi anni ha regalato enormi soddisfazioni a quegli investitori che hanno creduto in istituti di credito che stanno cercando di abbracciare le nuove opportunità offerte dalla tecnologia.
Ristrutturazioni, aggregazioni, tecnologia e aumento dei tassi e relativi margini, hanno contribuito a spingere a nuovi massimi il settore europeo delle banche.
Nel confronto tra il settore bancario dello Stoxx600 e l’indice generale, solo negli ultimi 12 mesi mostra un vantaggio è schiacciante (+42% vs +18%). Ma è se andiamo ancora più indietro che si comprende l’enorme gap che i bancari sono riusciti a scavare rispetto al mercato. Uno degli ETF decani del mercato europeo, iShares Stoxx Europe 600 Banks, negli ultimi 5 anni è salito di oltre il 250% contro il 60% dell’indice generalista. Stiamo parlando di un 28% di rendimento annuo composto contro il 10% del mercato. Roba da bolla speculativa, ma c’è un però.
ETF Banche: attenzione ai dividendi
Questo ETF nasce nel 2001 e andando a scavare nella storia scopriamo una cosa molto interessante. Rimuovendo i dividendi il guadagno dell’indice dal 2001 è zero, con il solo periodo 2005-2007 vissuto in territorio positivo. I dividendi in questo arco temporale hanno fruttato il 128% di performance ridimensionando ad un ben più modesto 3% il rendimento annuo composto lordo del settore bancario.
Nonostante la poderosa ascesa il settore non può essere considerato caro almeno alla luce dei due principali indicatori di valutazione come il rapporto prezzo utili a 11 e il rapporto tra prezzo e valore di libro a 1,4.
Banche: la corsa potrebbe proseguire
Andando direttamente sul grafico dell’indice dei bancari europei comprendiamo ancora meglio come quello che stiamo vivendo è un processo di recupero in corso e che al momento ha ritracciato i due terzi del bear market iniziato con la crisi finanziaria del 2008. I livelli di oggi sono quelli del 1998 e del 2000 a conferma che non c’è nulla di eccezionale in quello che in questo ventunesimo secolo hanno realizzato le banche per i loro azionisti.

Certamente il rally recente impressiona e l’ETF composto per un quarto da banche inglesi e per il resto da banche soprattutto spagnole, italiane e francesi, potrebbe trovare ulteriore linfa dalle nuove aggregazioni in corso in Italia con il coinvolgimento di tutti i big del settore come Intesa, MPS, BPM, BPER. Di recente c’è stata anche la scalata UniCredit-Commerzbank con il gruppo italiano arrivato al 38% di quello tedesco. Non sono escluse nuove manovre in altri paesi.
L’avvento dell’intelligenza artificiale potrebbe dare una forte capacità di innovazione a un settore da anni afflitto da costi fissi elevati soprattutto relativi al costo del lavoro.
Unire le forze a livello europeo come è successo per il settore auto sarà un imperativo anche per i prossimi anni e chissà che ciò che non ha voluto fare finora la politica, l’unione bancaria, alla fine lo imporrà il mercato. Intanto godiamoci questo incredibile rally delle banche.