Non si fermano le novità nel campo degli ETF cosiddetti Ex, ovvero che prendono un indice ed escludono solitamente il peso massimo. Vale per gli indici azionari globali che si trasformano in Ex-USA per togliere di mezzo l’ingombrante peso della Borsa americana, oppure per gli indici azionari emergenti dove troviamo ad esempio ex-China per rimuovere il Paese che copre la quota di maggioranza relativa degli ETF che investono in azioni dei paesi non sviluppati.
La novità appena annunciata da Amundi cala l’idea anche sul mondo obbligazionario. Il lancio del primo ETF obbligazionario globale Ex-Usa è indubbiamente interessante perché entra in un territorio finora inesplorato dagli emittenti.
L’ETF Amundi Global ex-US Government Bond avrà un costo di 0,2% annuo (che diventa 0,22% considerando i costi di transazione) e verrà quotato sulle principali Borse europee. L’indice replicato è il Bloomberg Global Treasury Large Markets DM ex US index che offre una esposizione alle obbligazioni governative investment grade esclusi i Treasury americani.
Tolti gli States dal portafoglio, aumentano di peso quei Paesi con un maggior debito pubblico. Il Giappone sfiora il 20% del portafoglio, seguito da Francia (14%) e Italia (13%).
Amundi offre così ai propri investitori la possibilità di creare un portafoglio di investimento anche bilanciato completamente indipendente dagli asset americani. Nel 2024 infatti Amundi ha lanciato l’ETF azionario Amundi MSCI World Ex USA con lo scopo di presidiare l’equity globale al netto del quasi 70% di azioni americane.
ETF Bond globali Ex USA: i dettagli di questo prodotto
Entrando nella scheda prodotto di Amundi annotiamo che il rendimento a scadenza è attualmente del 3,1%, ovviamente più basso rispetto a quello offerto da un ETF che investe in bond globali America compresa. Importante la duration che sfiora gli 8 anni, fattore da tenere ben presente in caso di aumento dei tassi di interesse soprattutto sui tratti di curva più lunghi nei prossimi mesi a causa dell’inflazione.
Interessante anche il peso valutario che per oltre la metà è composto da euro (58%), seguito da yen giapponese (20%), sterlina inglese (12%) e poi in via residuale dollari canadesi e australiani. Quote inferiori al 1% per dollari neozelandesi, franchi svizzeri e dollaro di Singapore.
Indubbiamente un tassello interessante che potrà permettere al singolo investitore di costruirsi un portafoglio bilanciato con quattro ETF modulando a suo piacimento il rischio cambio dollaro e l’esposizione agli asset azionari e obbligazionari americani.
Come già accaduto in passato non ho dubbi che l’innovazione di Amundi spingerà gli altri emittenti a emettere prodotti simili, magari diminuendo il prezzo del prodotto oppure con versioni completamente eur hedged per eliminare del tutto il rischio cambio. Comunque una novità interessante appena arrivata sul mercato.