In seguito agli eventi in corso nel Golfo Persico mi pare doveroso ritornare ad analizzare un ETF al quale avevo dedicato un articolo proprio a giugno dell’anno scorso quando le tensioni nel Golfo Persico tra Iran e Israele avevano messo in allerta le Borse mondiali (L'ETF che investe anche nelle Borse del Medio Oriente esce dal letargo). A questa analisi aggiungerei anche quella di un ETF che investe direttamente in uno dei paesi coinvolti negli eventi bellici.
Lo scoppiare della guerra sul suolo iraniano e in generale nell’area del Golfo ha infiammato le quotazioni di petrolio e gas a causa dello stop di numerosi impianti di estrazione e raffinazione oltre che del transito delle petroliere dirette in Asia ed Europa. La reazione non si è fatta attendere nemmeno sui mercati azionari, con cadute verticali piuttosto nette proprio sulle piazze di queste due aree economiche, meno sugli Stati Uniti che hanno goduto anche di un dollaro più forte.
Il timore dello shock petrolifero si inserisce in un clima geopolitico di tensioni internazionali molto alto con i mercati emergenti che subiscono forti pressioni a causa della dipendenza per alcuni di essi dalle fonti fossili iraniane.
ETF Medio Oriente: caratteristiche e performance
L’ETF Xtrackers MSCI EM Europe, Middle East and Africa ESG Swap in realtà ha una esposizione limitata a circa il 30% dei Paesi dell’area del Golfo come Arabia Saudita, UAE, Qatar e Kuwait, con quasi il 50% di investimento rivolto al Sud Africa. Ma soprattutto questo ETF presente uno dei problemi che hanno affossato negli ultimi mesi quasi tutti i prodotti ESG: l’assenza all’interno del paniere del fondo di società operative nel campo non solo delle armi, ma anche dell’energia. Questo ce lo dimostra la composizione per emittente del portafoglio con soprattutto banche e istituzioni finanziarie in genere a farla da padrone occupando il 60% di peso in portafoglio.
La volatilità è stata importante con l’ultimo mese che ha praticamente azzerato i guadagni da inizio anno senza ottenere il supporto delle società energy rinvigorite dal rialzo nei prezzi del petrolio.
C’è però un altro ETF che questo vincolo ESG non ce l’ha e si tratta di iShares Msci Saudi Arabia Capped. ETF lanciato nel 2019 che investe ovviamente nel Paese arabo dove la finanza mantiene un peso rilevante (46%), ma materie prime ed energia insieme coprono il 30%. Saudi Arabian Oil è ad esempio il secondo titolo con il 14%.
Anche in questo caso gli eventi bellici hanno inciso sulle performance resettando i guadagni da inizio anno. Mercato, quello arabo, non certamente caro quanto a fondamentali con il rapporto prezzo utili a 15 e prezzo valore contabile a 2.
Uno storno dei prezzi sull’onda emotiva della guerra in corso con l’Iran potrebbe rendere ancora più cheap le valutazioni catturando l’interesse di coloro che volessero approfittare degli scenari geopolitici in corso sfruttando le tensioni finanziarie innescate dagli eventi.