Trimestrale Nvidia da record, ma i dubbi restano | Investire.biz

Trimestrale Nvidia da record, ma i dubbi restano

26 feb 2026 - 09:45

26 feb 2026 - 11:58

La trimestrale di Nvidia supera le stime con 68,1 miliardi di ricavi. Ma il mercato resta freddo, frenato dai timori sulla sostenibilità delle spese per l'AI

Il sipario si è alzato sulla tanto attesa trimestrale di Nvidia, e i numeri, ancora una volta, hanno sfidato la gravità finanziaria. L'azienda guidata da Jensen Huang ha chiuso il quarto trimestre fiscale con ricavi per 68,13 miliardi di dollari, contro stime degli analisti ferme a 66,21 miliardi e segnando un vertiginoso +73% su base annua.

A fare la parte del leone è l'inarrestabile divisione data center, il cuore pulsante dell'infrastruttura per l'intelligenza artificiale, che da sola ha generato 62,3 miliardi di dollari (+75%), arrivando a pesare per oltre il 91% del fatturato totale.

Anche l'utile netto è quasi raddoppiato, toccando quota 43 miliardi di dollari.

Ma dinanzi a quella che sulla carta appare come una cavalcata trionfale, forte di una previsione per il giro d'affari del trimestre in corso ritoccata al rialzo a 78 miliardi, la reazione di Wall Street è stata a dir poco gelida.

 

 

Trimestrale Nvidia: conti da record ma il titolo non decolla

Le azioni NVDA nel trading after-hours hanno evidenziato un modesto rialzo, testimoniando un nervosismo strisciante. Le euforiche promesse del silicio si scontrano ora con il cinismo degli investitori. Come notano con una punta di fatalismo gli analisti di TD Cowen: "Nvidia gira a pieno regime, ma lo scetticismo continua a pervadere i titoli AI a grande capitalizzazione".

 

Elaborazione: Investire.biz

 

A fargli eco è Daniel Newman, Amministratore delegato di The Futurum Group, che fotografa impietosamente l'umore degli operatori: l'azienda sta affrontando "quasi uno scetticismo sfrenato sul fatto che questa festa semplicemente non possa continuare".

Questo clima "ha creato un flusso di sovraperformance accolte con reazioni tiepide", confermando che i numeri perfetti della trimestrale di Nvidia non bastano più a sedare l'ansia da prestazione di un mercato drogato da aspettative infinite.

 

 

L'ombra dei colossi e il nodo della spesa infinita

Il vero convitato di pietra in questa trimestrale di Nvidia è la reale sostenibilità finanziaria dell'espansione AI. I principali clienti della società, i colossi tecnologici noti come hyperscaler (Microsoft, Google, Amazon e Meta), si preparano a spendere circa 660 miliardi di dollari in spese in conto capitale nel corso di quest'anno. Ma per quanto tempo i giganti del tech potranno bruciare montagne di liquidità prima che i ritorni su questi investimenti si materializzino?

Melissa Otto, responsabile della ricerca presso Visible Alpha, evidenzia "molte preoccupazioni" su come le Big Tech e le startup stiano finanziando infrastrutture tanto esose. L'analista avverte il mercato: "si tratta di aspetti cruciali per il titolo che fanno davvero capire perché non si muove. Non abbiamo avuto molta visibilità su come si evolverà il resto dell'anno".

Dal canto suo, il CEO Jensen Huang ha cercato di placare gli animi ostentando una sicurezza: "la domanda di calcolo sta crescendo in modo esponenziale... I nostri clienti fanno a gara per investire nel calcolo AI". Huang si è detto "fiducioso nella crescita del flusso di cassa" degli hyperscaler, ribadendo un'audace equazione del capitalismo digitale: "in questo nuovo mondo dell'AI, il calcolo equivale ai ricavi".

Oltre ai dubbi sulla redditività e sui bilanci delle controparti, incombe però un rigido collo di bottiglia fisico: la carenza globale di chip di memoria. Su questo fronte spinoso, Melissa Otto esige maggiore chiarezza per rassicurare i portafogli retail: "penso che ci debba essere più precisione e trasparenza su quale sia esattamente l'impatto e su come influenzerà il margine lordo".

 

 

Orizzonti incerti: l'incognita Cina e la scommessa Vera Rubin

Nonostante i venti contrari, la spinta all'innovazione non accenna a frenare. La trimestrale di Nvidia ha riacceso i riflettori sul prossimo salto quantico: l'architettura Vera Rubin. Destinata a succedere ai sistemi Grace Blackwell, la nuova piattaforma promette di erogare prestazioni dieci volte superiori per watt, un parametro vitale oggi che i data center si scontrano frontalmente con i limiti imposti dalla rete elettrica.

La direttrice finanziaria Colette Kress ha rassicurato gli investitori sulle tempistiche, spiegando di aver "spedito i nostri primi campioni Vera Rubin ai clienti all'inizio di questa settimana, e siamo pronti per iniziare le spedizioni di produzione nella seconda metà dell'anno". Kress ha anche gettato acqua sul fuoco riguardo ai timori sulle strozzature produttive, affermando che Nvidia dispone di "inventario e impegni di fornitura in atto per soddisfare la domanda futura, incluse le spedizioni che si estendono fino al calendario 2027".

Resta tuttavia dolorosamente aperto il capitolo geopolitico. Le sfolgoranti previsioni della trimestrale di Nvidia non includono alcun ricavo proveniente dalla Cina. Kress ha precisato che "piccole quantità" del chip H200 sono state "approvate dal governo degli Stati Uniti", ma ha aggiunto con laconica rassegnazione che "non sappiamo se saranno consentite importazioni in Cina".

Una scure che di fatto priva l'azienda di svariati miliardi di dollari potenziali e che, unita alle perplessità sui ritorni economici a breve termine dell'intelligenza artificiale, contribuisce a mantenere i piedi di Wall Street saldamente piantati a terra, almeno per il momento.

 

 

 

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