La crescita esplosiva del mercato del private credit sta attirando crescente attenzione da parte delle autorità finanziarie globali.
In un recente report pubblicato dal Financial Stability Board (FSB), l’organismo internazionale che riunisce Banche centrali, regolatori e ministeri delle Finanze del G20, emergono timori sui potenziali rischi sistemici legati all’industria del credito privato, ormai vicina ai 2.000 miliardi di dollari.
Secondo la ricerca, la combinazione di strutture di finanziamento complesse, leva elevata, pratiche di valutazione poco trasparenti e dati non standardizzati potrebbe amplificare le vulnerabilità del sistema finanziario globale, soprattutto in caso di rallentamento economico prolungato.
Private credit: cresce l’interconnessione con banche, assicurazioni e asset manager
Il FSB evidenzia come il private credit sia sempre più intrecciato con il sistema bancario tradizionale attraverso linee di credito, revolving facilities e partnership strategiche tra banche e gestori alternativi.
Secondo le stime riportate nel documento, le banche avrebbero esposizioni per circa 220 miliardi di dollari tra linee utilizzate e non utilizzate verso il settore del private credit, anche se dati commerciali suggeriscono che il valore reale potrebbe essere significativamente più elevato.
L’autorità sottolinea inoltre che alcune strutture di finanziamento stanno diventando più rischiose. In diversi casi, infatti, le banche finanziano direttamente fondi di private credit oppure concedono linee revolving a società che risultano contemporaneamente finanziate anche da fondi privati.
Parallelamente stanno aumentando le partnership tra istituti tradizionali e asset manager specializzati nel credito privato, rafforzando ulteriormente l’interconnessione tra finanza bancaria e finanza alternativa. Secondo il FSB, queste connessioni potrebbero amplificare la propagazione dello stress finanziario in caso di deterioramento delle condizioni di mercato.
Private credit: peggiora la qualità del credito
Tra gli elementi monitorati emerge anche il crescente utilizzo dei cosiddetti “payment-in-kind loans” (PIK), prestiti nei quali gli interessi vengono pagati attraverso nuovo debito anziché in contanti.
Secondo il report, questo fenomeno potrebbe rappresentare un segnale di deterioramento della qualità creditizia di alcuni prenditori, soprattutto nei comparti caratterizzati da maggiore leva finanziaria come tecnologia, healthcare e servizi.
Il FSB osserva inoltre che il mercato del private credit non è ancora stato realmente testato in uno scenario di recessione profonda o di stress finanziario prolungato, elemento che aumenta l’incertezza sulla resilienza effettiva del comparto.
Private credit: dal post-crisi del 2008 alla crescita record
Il private credit ha registrato una forte espansione dopo la crisi finanziaria globale del 2008, quando molte banche d’investimento hanno progressivamente ridotto l’esposizione verso le aree più rischiose del mercato del debito.
I fondi di credito privato hanno così colmato il gap di finanziamento lasciato dal sistema bancario, inizialmente concentrandosi soprattutto sulle medie imprese e sugli investitori istituzionali. Negli ultimi anni, tuttavia, il settore si è ampliato rapidamente sia per dimensione sia per tipologia di investitori coinvolti.
Oggi il private credit finanzia anche società di grandi dimensioni e sta attirando sempre più investitori retail attraverso veicoli semi-liquidi quotati, che recentemente negli Stati Uniti sono stati interessati da pressioni sui riscatti.
Le banche europee sotto osservazione
Il tema sta emergendo anche nella reporting season bancaria europea. Barclays ha comunicato esposizioni verso il private credit pari a circa 20 miliardi di dollari, mentre Deutsche Bank ha indicato una posizione di circa 30 miliardi, equivalente a circa il 2% del proprio portafoglio prestiti.
BNP Paribas ha invece segnalato esposizioni per circa 25 miliardi di dollari, pari a circa il 3% del loan book. Anche la BCE e la Bank of England hanno recentemente espresso preoccupazioni sui potenziali rischi sistemici legati al comparto.
In particolare, la Bank of England sta conducendo stress test insieme agli operatori del settore, mentre la vicegovernatrice Sarah Breeden ha richiamato l’attenzione sulla qualità degli attivi, sui criteri di valutazione e sulla gestione della liquidità.
Vigilanza più stretta e maggiore trasparenza
Nel report, il Financial Stability Board invita ora le autorità nazionali a rafforzare la supervisione sul private credit, migliorando la raccolta dei dati a livello di singolo prestito, il monitoraggio delle esposizioni aggregate, la trasparenza delle valutazioni e la gestione dei mismatch di liquidità.
Secondo il FSB, l’obiettivo è evitare che la rapida crescita del settore possa generare vulnerabilità nascoste in grado di amplificare future fasi di stress finanziario globale.