La Cina si costruisce i chip da sola: arrivano le CPU di ByteDance | Investire.biz

La Cina si costruisce i chip da sola: arrivano le CPU di ByteDance

28 mag 2026 - 12:00

28 mag 2026 - 12:05

ByteDance accelera la corsa all'autonomia tecnologica: chip CPU proprietari, 70 miliardi di dollari in infrastrutture e un ecosistema AI sempre più indipendente

ByteDance, la società cinese che controlla TikTok, sta sviluppando processori centrali - le cosiddette CPU  (Central Processing Unit, l'unità centrale di elaborazione) - di propria progettazione, destinati a supportare la crescente infrastruttura di intelligenza artificiale del gruppo. Rivelata da Reuters, la notizia per ora non trova conferme ufficiali: la società non ha risposto alle richieste di commento.

La spinta verso la CPU di ByteDance nasce da una congiuntura di mercato sempre più sfavorevole. I prezzi dei processori sono saliti in modo significativo negli ultimi mesi, con aumenti trimestre su trimestre compresi tra il 10% e il 35%, mentre i tempi di consegna si sono allungati. Intel ha avvisato i propri clienti cinesi di attese fino a sei mesi per le forniture di CPU server, e la stessa AMD ha riconosciuto che il mercato globale è "teso", con la domanda che supera le previsioni e i vincoli di offerta destinati a persistere. Intel ha confermato di aver aggiornato i prezzi di alcuni prodotti per riflettere la domanda sostenuta, l'aumento dei costi di componenti e materiali e l'evoluzione delle dinamiche di mercato.

In questo contesto, ByteDance sta esplorando due architetture parallele per il suo chip: una basata su Arm, di proprietà di SoftBank, e l'altra sull'architettura open-source RISC-V. Sviluppare due design in contemporanea è una prassi consolidata tra i grandi gruppi tecnologici: consente di valutare le opzioni prima di impegnarsi in una produzione di massa costosa. Il gruppo ha già avvicinato partner esterni che contribuiranno non solo alla progettazione, ma anche all'ottenimento di capacità produttiva presso i foundry. Il progetto è ancora nelle fasi iniziali.

Elaborazione: Investire.biz

 

L'obiettivo è integrare questi processori nei propri server e data center, a supporto delle operazioni interne e del lancio su larga scala di prodotti basati su agenti AI, a partire dalla piattaforma Coze. Il contesto industriale è favorevole a questa scelta: colossi come Google, Amazon e Microsoft stanno già sviluppando CPU proprietarie per ridurre i costi e adattare le prestazioni ai propri carichi di lavoro specifici. Anche Nvidia, tradizionalmente specializzata nelle GPU (Graphics Processing Unit, unità di elaborazione grafica), ha annunciato l'ingresso nel mercato delle CPU con il suo processore "Vera", puntando a un mercato potenziale da 200 miliardi di dollari.

 

 

Settanta miliardi per l'AI: ByteDance sfida gli hyperscaler su scala globale

Parallelamente alla partita sui chip, ByteDance sta preparando un'espansione degli investimenti in infrastrutture AI di portata inedita per un gruppo cinese. Secondo fonti citate da Bloomberg, la società starebbe valutando una spesa fino a 70 miliardi di dollari tra il 2026 e il 2027 per data center e infrastrutture legate all'intelligenza artificiale. Una quota rilevante di queste risorse verrebbe finanziata con i circa 50 miliardi di dollari di utili generati nel 2025.

Il confronto con i principali competitor americani rimane impietoso in termini assoluti: i quattro principali hyperscaler statunitensi - Amazon, Alphabet, Microsoft e Meta - hanno annunciato investimenti complessivi fino a 725 miliardi di dollari nel solo 2026 per infrastrutture AI e nuovi modelli. Eppure il paragone va letto con attenzione. Gli analisti sottolineano che i costi di costruzione e gestione dei data center in Cina sono inferiori rispetto agli Stati Uniti, il che permetterebbe a ByteDance di costruire capacità computazionali equivalenti con risorse minori. In altri termini, la distanza in termini di potenza effettiva potrebbe essere più ridotta di quanto i numeri assoluti suggeriscano.

Nel panorama cinese, ByteDance si distingue per la sua aggressività: Tencent ha indicato spese in conto capitale per 79,2 miliardi di yuan nel 2025 (11,7 miliardi $) mentre Alibaba ha comunicato investimenti per 126 miliardi di yuan nell'esercizio chiuso a marzo (18,6 miliardi $), cifre ben al di sotto di quanto annunciato dal gruppo di Pechino. ByteDance punta a consolidare i vantaggi già costruiti in segmenti come i chatbot e i video generativi, dove il suo prodotto Doubao è oggi il più utilizzato in Cina con oltre 300 milioni di utenti mensili. La società starebbe inoltre preparando modelli a pagamento tramite abbonamento, una formula ancora poco diffusa nel mercato cinese dei servizi online.

Sul fronte della fornitura di chip, ByteDance ha recentemente siglato un accordo per l'acquisto di milioni di processori Qualcomm destinati ai propri servizi di AI agentica, una mossa che integra la strategia di diversificazione delle fonti di approvvigionamento avviata con il progetto CPU interno. La società, valutata circa 550 miliardi di dollari in una recente operazione sulle quote, è considerata una delle principali candidate a una futura quotazione in Borsa, anche se al momento non ha fornito indicazioni concrete in questa direzione.

 

 

La Cina avanza nei chip: ByteDance, Huawei e una partita più lunga dei blocchi statunitensi

Le mosse di ByteDance vanno lette all'interno di una traiettoria più ampia che riguarda l'intero settore tecnologico cinese. Nonostante le restrizioni imposte dagli Stati Uniti sulle esportazioni di chip avanzati verso la Cina - misure che hanno limitato l'accesso ai processori più sofisticati di Nvidia e ai macchinari EUV necessari per produrli - Pechino non ha rallentato la propria corsa verso l'autonomia nel settore dei semiconduttori.

L'esempio più emblematico è Huawei, che ha presentato di recente una nuova architettura per chip avanzati, segnalando progressi nel tentativo di colmare il divario tecnologico con i leader occidentali (Chip Huawei: la Cina prova a riscrivere le regole dei semiconduttori). Si tratta di un segnale rilevante: le sanzioni hanno rallentato, ma non bloccato, lo sviluppo tecnologico cinese nel comparto. Anzi, in alcuni casi hanno accelerato la transizione verso soluzioni interne, spingendo i grandi gruppi a investire in competenze di progettazione che in precedenza non ritenevano prioritarie.

ByteDance si inserisce in questo quadro con la sua doppia strategia: da un lato, la progettazione di CPU proprietarie basate su architetture aperte o comunque non soggette ai controlli più stringenti sulle esportazioni americane; dall'altro, un piano di investimenti infrastrutturali che punta a costruire un ecosistema AI verticalmente integrato, meno dipendente dai fornitori occidentali. 

Nel breve termine, ByteDance e i suoi competitor cinesi restano vincolati da catene di approvvigionamento che non possono essere sostituite in pochi mesi. Nel lungo, tuttavia, la combinazione tra capitali abbondanti, una domanda interna enorme e una pressione esterna che incentiva l'innovazione domestica sta modificando in modo strutturale gli equilibri del settore. La partita sui chip non si decide solo nelle fab di Taiwan o nei laboratori della Silicon Valley: si gioca anche a Pechino.

 

 

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