Nel pieno di una fase di mercato caratterizzata da nuovi massimi storici e da un acceso dibattito tra sostenitori e detrattori del rally azionario, l’economista Ed Yardeni introduce un nuovo acronimo destinato a entrare nel lessico finanziario: FEMO, “Fabulous Earnings Momentum”.
Il concetto nasce come contrapposizione diretta al più noto FOMO (Fear Of Missing Out), che descrive i movimenti di mercato guidati dalla paura di restare esclusi da un trend rialzista e che spesso alimentano dinamiche speculative sui multipli di valutazione.
Secondo Yardeni, tuttavia, l’attuale fase dei mercati statunitensi non sarebbe guidata da euforia irrazionale, bensì da una crescita concreta e sostenuta degli utili societari. È questo il cuore del paradigma FEMO: non una corsa emotiva all’acquisto, ma un rialzo giustificato da fondamentali solidi e in miglioramento.
FEMO vs FOMO: dietro il rally di Wall Street ci sono gli utili
Nel framework elaborato da Yardeni, il rally del mercato azionario non sarebbe quindi spiegato da un’espansione incontrollata dei multipli, ma da una crescita degli utili che procede a un ritmo superiore rispetto ai prezzi.
I dati richiamati evidenziano infatti come, a fronte di un rialzo dell’indice S&P 500, le stime sugli utili forward abbiano registrato una crescita più robusta, determinando addirittura una contrazione dei multipli di mercato.
In questo contesto, il mercato non starebbe pagando “troppo” per le azioni, ma starebbe semplicemente riflettendo una fase di forte momentum degli utili, alimentata anche dalla trasformazione strutturale legata all’intelligenza artificiale e alla digitalizzazione.
La teoria del “Buzz Lightyear” e il ruolo dell’AI
A supporto della tesi FEMO, Yardeni richiama la cosiddetta “Buzz Lightyear Theory”, secondo cui l’economia moderna disporrebbe di un quarto fattore produttivo oltre ai tradizionali terra, lavoro e capitale: i dati.
In questa visione, l’intelligenza artificiale rappresenta un motore di produttività in grado di abbattere i costi e generare crescita scalabile, sostenendo così margini e profitti aziendali. È proprio questa dinamica, secondo Yardeni, a giustificare la resilienza degli utili e il momentum positivo del mercato.
Le voci contrarie: valutazioni e rischio bolla
Nonostante la lettura ottimistica, il paradigma FEMO si inserisce in un contesto di forte polarizzazione. Le voci critiche, tra cui alcuni investitori come Michael Burry, mettono in discussione la sostenibilità del rally, evidenziando possibili segnali di eccesso nel comparto tecnologico e nell’AI trade.
Tra gli elementi citati dagli scettici figurano l’aumento delle valutazioni in alcuni segmenti, possibili distorsioni contabili legate agli investimenti in infrastrutture tecnologiche e un crescente comportamento speculativo da parte degli investitori retail.
Un ulteriore punto di dibattito riguarda il CAPE ratio, che si colloca su livelli storicamente elevati rispetto alle medie di lungo periodo. Tuttavia, secondo l’impostazione più favorevole al FEMO, questi indicatori risulterebbero oggi parzialmente distorti da cambiamenti strutturali come buyback massicci, modelli di business “asset light” e nuove dinamiche contabili.
Bond yield elevati e debito: la minaccia per la crescita globale
Il quadro si complica ulteriormente se si osserva il mercato obbligazionario. Il rialzo dei rendimenti a lungo termine, sostenuto da un contesto inflazionistico ancora persistente, introduce un potenziale fattore di instabilità sistemica.
L’aumento del costo del debito pubblico e la crescente pressione sugli interessi rappresentano elementi che potrebbero, nel medio periodo, influenzare la sostenibilità della crescita. Il confronto tra rendimento azionario e obbligazionario evidenzia una situazione ambivalente: da un lato la compressione dello spread tra equity e bond segnala cautela, dall’altro le aspettative sugli utili mantengono il risk premium su livelli ancora positivi.