La riunione della Bank of England arriva con un verdetto che il mercato considera quasi scontato: Bank Rate fermo al 3,75%. Dopo settimane in cui energia e rendimenti obbligazionari hanno rimesso pressione sugli asset rischiosi, sul mercato britannico resta sotto osservazione la parte lunga della curva, con i rendimenti dei Gilt trentennali reduci dai massimi dal 1998.
In un clima di profonda incertezza, la Bank of England si prepara a un nuovo appuntamento con i mercati. L'inflazione britannica ad agosto è risalita sui massimi da cinque mesi e ben oltre le proiezioni formulate dall'Istituto di Threadneedle Street qualche settimana fa.
A trainare il rialzo sono state soprattutto le componenti più volatili - carburanti e trasporti - mentre "core" e servizi restano per ora stabili. Il nodo per il Monetary Policy Committee è proprio questo: stabilire se l'impennata dei prezzi energetici sia solo uno shock temporaneo o l'inizio di una pressione più persistente.
Mentre il consenso si aspetta tassi invariati al 3,75%, il mercato inizia a scommettere su un possibile rialzo già a novembre, con la guidance della BoE destinata a diventare il vero protagonista della giornata.
Riunione Bank of England: inflazione al 3,1%, ma il dato che conta è sotto la superficie
Il CPI britannico di agosto è salito dal 2,9% al 3,1%, massimo da cinque mesi e sopra il 2,8% indicato dalla Bank of England nelle proiezioni di luglio. Il rialzo è arrivato soprattutto da carburanti e trasporti. Più rassicuranti le componenti interne: l’inflazione core è rimasta al 2,6% per il quarto mese consecutivo e quella dei servizi si è fermata al 3,4%. Il nodo per il Monetary Policy Committee è proprio questo: capire se il petrolio stia producendo un semplice shock sui prezzi oppure qualcosa di più persistente.
Il consenso raccolto da Reuters vede il Bank Rate invariato al 3,75% e il mercato assegna circa il 20% a un aumento immediato di 25 punti base. La precedente riunione si era chiusa con un voto 6 a 3 per lasciare il costo del denaro fermo, con Huw Pill, Megan Greene e Catherine Mann favorevoli a una stretta. Dopo il dato sull’inflazione gli investitori attribuiscono però circa il 75% di probabilità a due rialzi entro fine 2026. Il fronte "hawkish", insomma, non parte da zero.
L’altro dossier è il Quantitative Tightening. Le attese indicano un rallentamento del ritmo annuale di riduzione del portafoglio da 70 a circa 50 miliardi di sterline, dopo che la pressione sui Gilt ha riaperto il dibattito sull’impatto delle vendite della Banca centrale. La decisione sarà pubblicata alle 13:00 italiane.
Energia decisiva, novembre entra nel radar
Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, legge il dato sull'inflazione di agosto come un aumento ancora concentrato nelle componenti più volatili. Il passaggio al 3,1% non modifica da solo la funzione di reazione della BoE perché "core" e servizi non stanno accelerando. Per Flax il passaggio decisivo sarà capire se la fiammata legata a trasporti e carburanti resterà temporanea oppure inizierà a contaminare salari e prezzi interni.
Più orientata verso una svolta restrittiva la lettura di Rushabh Amin, Multi Asset Solutions Portfolio Manager di Allspring Global Investments. Amin si aspetta tassi fermi al 3,75% ma una comunicazione più dura, soprattutto perché le quotazioni dell’energia si sono avvicinate allo scenario avverso elaborato dalla stessa Bank of England.
Una guidance più restrittiva, secondo Amin, potrebbe spingere il mercato a prezzare pienamente un rialzo già a novembre. La curva incorpora inoltre tre interventi del MPC entro luglio 2027. A frenare l’urgenza resta il mercato del lavoro: la crescita salariale privata sta rallentando e le offerte di lavoro sono scese sui livelli più bassi dal 2014, escludendo la parentesi pandemica. Per la BoE sarà quindi centrale verificare l’arrivo di eventuali effetti di secondo impatto dell’inflazione.
Riunione Bank of England: il rischio è tutto nella guidance
Per gli investitori il numero da seguire oggi non sarà tanto il 3,75%, quanto ciò che la Bank of England lascerà intendere sui prossimi mesi. Tassi invariati accompagnati da maggiore attenzione ai rischi inflazionistici manterrebbero novembre al centro delle scommesse e potrebbero sostenere la sterlina attraverso aspettative di rendimenti più elevati. Toni meno aggressivi avrebbero invece maggiori probabilità di scaricare parte della pressione accumulata sulla curva britannica.
La BoE arriva al meeting con due forze contrarie. L’inflazione headline sta risalendo e l’energia minaccia nuovi aumenti nei prossimi mesi. Core, servizi e mercato del lavoro non mostrano ancora la stessa accelerazione.
È questo scarto che rende improbabile la sorpresa immediata e molto più delicata la traiettoria successiva. Dopo mesi trascorsi a chiedersi quando sarebbero tornati i tagli, a Londra la domanda è cambiata: quanto è vicino il prossimo rialzo?