Wall Street si prepara a un'altra seduta con il segno rosso, dopo le vendite di ieri. I futures sull'indice S&P 500 indicano un calo dello 0,80% nel momento in cui viene redatto questo articolo. Gli investitori stanno intensificando il sell-off dei titoli del settore dei chip, uno dei comparti che è cresciuto di più negli ultimi anni grazie al boom dell'intelligenza artificiale.
Le ingenti spese sostenute e programmate dalle grandi aziende tecnologiche hanno fatto crescere la domanda di hardware necessario ad alimentare i modelli e le infrastrutture AI, creando i presupposti per la crescita dei profitti dei produttori e dei progettisti di chip. Ora, però, il mercato teme che l'entità degli investimenti possa rallentare, con ripercussioni negative proprio sulle società che finora ne hanno tratto vantaggio.
Il comparto tech della Borsa americana è messo sotto pressione oggi anche dal crollo di oltre 10 punti percentuali di Netflix nel pre-market, dopo che il colosso dello streaming ieri sera ha mancato le aspettative sui ricavi del secondo trimestre e, soprattutto, ha rilasciato previsioni deludenti.
A completare il quadro a tinte fosche ci sono i rischi geopolitici derivanti dalle tensioni in Medio Oriente. Stati Uniti e Iran si sono attaccati per il sesto giorno consecutivo, in un'escalation che ha sancito il collasso della già fragile tregua di 60 giorni tra i due Paesi concordata a giugno.
Azioni Wall Street: gli insider intanto vendono
Le società americane quest'anno hanno annunciato riacquisti di azioni proprie per quasi 1.000 miliardi di dollari. Secondo Jeffrey Rubin, presidente di Birinyi Associates, questo è avvenuto perché "l'economia americana è forte, i tassi di interesse sono stabili e relativamente bassi e gli utili stanno crescendo". Giocoforza, "la corporate America ha fiducia in sé stessa e vede valore nelle proprie azioni", ha aggiunto.
Tuttavia, c'è un fattore che preoccupa: tramite vendite di stock option, gli insider stanno vendendo (su Forecaster.biz puoi analizzare cosa fanno gli Insiders). Questo significa che i dirigenti aziendali non stanno investendo il proprio denaro nelle aziende che gestiscono, il che potrebbe essere interpretato come un segnale di scarsa fiducia. Secondo Rob Arnott, fondatore di Research Affiliates, il sospetto è che "i riacquisti tendano ad aumentare quando il management esercita le stock option, probabilmente per agevolare gli incassi". In altri termini, un'intensa attività di buyback potrebbe significare che il management voglia vendere azioni già possedute.
"La letteratura finanziaria dice che, se gli insider acquistano azioni in concomitanza con i programmi di riacquisto di azioni proprie da parte della società, sono buone notizie per il prezzo del titolo, che tende a salire ulteriormente. Se gli insider vendono, invece, i prezzi delle azioni restano stabili", ha affermato Nejat Seyhun, professore di finanza all'Università del Michigan.
Quindi, bisogna aspettarsi un calo del prezzo delle azioni? Non necessariamente, secondo Seyhun, anche se sottolinea come negli ultimi mesi gli insider siano stati "moderatamente pessimisti". Questo, a suo avviso, suggerisce che il livello record di attività di buyback registrato di recente produrrà soltanto una "reazione contenuta" da parte del mercato.