Le elezioni presidenziali brasiliane hanno prodotto una delle reazioni di mercato più violente degli ultimi anni. Dopo il primo turno, chiuso con Flávio Bolsonaro al 47,03% dei voti validi davanti al 45,16% del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, il Bovespa ha guadagnato il 7,7% in una sola seduta, terminando a 206.911,89 punti e aggiornando il record storico.
Il real si è rafforzato di oltre il 4% contro il dollaro, mentre negli Stati Uniti l'iShares MSCI Brazil ETF (EWZ) ha messo a segno un balzo del 12,5%. Una reazione che riflette soprattutto le aspettative degli investitori su politica fiscale, tassi d'interesse e prospettive economiche del Paese in vista del ballottaggio del 25 ottobre.
Sommario
Elezioni Brasile: cosa è successo al primo turno
Il risultato delle urne ha sorpreso un mercato che si preparava a una competizione molto più favorevole a Lula. Secondo i dati del Tribunal Superior Eleitoral, con la quasi totalità delle urne scrutinata Flávio Bolsonaro ha ottenuto 56,1 milioni di voti, pari al 47,03% dei voti validi, contro i 53,9 milioni e il 45,16% raccolti dal presidente uscente. Nessuno dei candidati ha superato il 50% necessario per vincere al primo turno e la scelta del prossimo presidente del Brasile è quindi rinviata al 25 ottobre.
Per gli investitori il punto rilevante non è soltanto il vantaggio di Bolsonaro. Il voto ha modificato anche la percezione sulla governabilità del Paese. Il Partito Liberale e le forze alleate hanno rafforzato la propria presenza in Congresso, alimentando l'ipotesi che un eventuale governo Bolsonaro possa disporre di condizioni politiche più favorevoli per portare avanti un'agenda di consolidamento fiscale e riforme economiche. Reuters ha evidenziato in particolare il forte rafforzamento del PL al Senato, dove i seggi sono saliti da 15 a 28.
Il mercato ha interpretato il risultato come un aumento della probabilità di una politica economica più orientata al contenimento della spesa pubblica. Flávio Bolsonaro ha promesso riduzioni delle tasse e maggiore disciplina fiscale, elementi che hanno immediatamente attirato l'attenzione degli investitori in un Paese dove l'andamento dei conti pubblici rappresenta da tempo uno dei principali fattori incorporati nel premio per il rischio.
Questo non significa che il secondo turno sia già deciso. Il vantaggio tra i due candidati è inferiore a due punti percentuali e la campagna elettorale resta aperta. La Borsa, tuttavia, non ha aspettato il 25 ottobre per iniziare a incorporare uno scenario politico differente.
Bovespa +7,7%: perché il mercato ha festeggiato
La seduta successiva alle elezioni ha fornito una misura immediata del cambio di aspettative. Il Bovespa ha chiuso in rialzo del 7,7% a 206.911,89 punti, segnando il maggiore incremento giornaliero dal 24 marzo 2020 e un nuovo massimo storico. Durante la giornata alcuni titoli maggiormente esposti all'economia domestica, tra cui Magazine Luiza, B3 e BTG Pactual, hanno registrato rialzi superiori al 20%.
Il movimento non si è limitato alle azioni. Il real brasiliano ha guadagnato circa il 4% sul dollaro, mettendo a segno la migliore seduta degli ultimi quattro anni. Anche i tassi d'interesse impliciti hanno reagito al ribasso, segnalando che il mercato ha iniziato a prezzare un premio per il rischio inferiore.
Per gli investitori internazionali l'effetto è stato ancora più evidente. L'iShares MSCI Brazil ETF, uno dei principali strumenti utilizzati a Wall Street per ottenere esposizione alle azioni brasiliane, ha chiuso la seduta del 5 ottobre a 42,98 dollari, con un progresso del 12,54%. Il maggiore rialzo rispetto al Bovespa riflette anche l'apprezzamento del real, dal momento che il fondo è denominato in dollari.
Il meccanismo che ha sostenuto il rally è quindi composto da più elementi. Un eventuale miglioramento della disciplina fiscale può ridurre il rischio percepito sul debito pubblico, sostenere il real e creare condizioni più favorevoli per una discesa dei tassi. Per le società maggiormente dipendenti dalla domanda domestica, dal credito e dal costo del capitale sarebbe una combinazione particolarmente importante.
Il mercato sta però anticipando una parte di questo scenario prima che si concretizzi. Il rally rappresenta quindi una rivalutazione delle probabilità, non la certificazione che il Brasile abbia già risolto i propri squilibri economici.
JP Morgan e Morgan Stanley tornano overweight sul Brasile
È proprio su questo punto che si concentra la nuova posizione delle grandi banche d'affari. Dopo il risultato elettorale JP Morgan e Morgan Stanley hanno portato la loro valutazione sulle azioni brasiliane a "overweight", ritenendo che il nuovo quadro politico possa lasciare ulteriore spazio alla rivalutazione del mercato anche dopo il balzo registrato nella prima seduta post-elettorale. La verifica delle indicazioni diffuse dopo il voto attribuisce quindi il secondo upgrade a Morgan Stanley, e non a Deutsche Bank.
Per JP Morgan il cambio di scenario è particolarmente significativo. La banca aveva ridotto il giudizio sul Brasile a "neutral" durante l'estate, in vista dell'incertezza elettorale, ma dopo il primo turno è tornata "overweight". Gli strategist guidati da Emy Shayo Cherman vedono un potenziale di rivalutazione legato alla possibilità di una politica macroeconomica più favorevole alla stabilizzazione dei conti pubblici e, di riflesso, alla discesa del premio per il rischio.
Secondo le indicazioni riportate dopo il voto, JP Morgan valuta un potenziale iniziale nell'ordine del 12% per l'MSCI Brazil, che potrebbe arrivare attorno al 20% in uno scenario più favorevole. Il mercato brasiliano tratta inoltre intorno a 8,9 volte gli utili attesi: una valutazione non più estremamente depressa, ma ancora compatibile, secondo la banca, con un rerating qualora diminuisse il rischio macroeconomico.
Una parte centrale della tesi riguarda il real. Una valuta più forte contribuisce a contenere le pressioni sui prezzi importati e potrebbe rendere più agevole il lavoro della banca centrale, aumentando lo spazio per una politica monetaria meno restrittiva. È questa concatenazione - maggiore credibilità fiscale, real più forte, inflazione più controllata e tassi più bassi - che potrebbe trasformare un rally elettorale di breve periodo in un movimento più strutturale.
Anche Morgan Stanley ha aumentato l'esposizione al Brasile dopo il voto. La scelta è interessante perché arriva poche settimane dopo il passaggio da "overweight" a "equal-weight" deciso a fine agosto, quando la banca aveva indicato tra i rischi principali proprio l'incertezza fiscale, il rallentamento dell'economia e l'imprevedibilità dell'esito elettorale.
Gli strategist guidati da Nikolaj Lippmann vedono inoltre un elemento tecnico importante: gli investitori brasiliani hanno accumulato negli ultimi anni un'esposizione particolarmente ridotta al mercato azionario, anche a causa degli elevati rendimenti disponibili sul reddito fisso. Le allocazioni domestiche in azioni si collocano attorno al 5%, poco sopra il minimo storico del 4,6% e nettamente sotto una media storica dell'8,5%. Se i rendimenti obbligazionari scendessero, parte di questo capitale potrebbe tornare progressivamente verso l'equity.
Selic al 13,75%: il vero motore potenziale per le azioni
Il tema dei tassi è probabilmente più importante del risultato elettorale preso isolatamente. Il 16 settembre il Banco Central do Brasil ha fissato il tasso Selic al 13,75%, un livello che continua a rendere particolarmente competitivo il reddito fisso e aumenta il costo del capitale per famiglie e imprese.
Per comprendere perché Wall Street guardi con interesse a un possibile cambio di regime basta osservare il comportamento degli investitori domestici. Con rendimenti nominali così elevati, il premio richiesto per assumere rischio azionario aumenta. Titoli di Stato e strumenti obbligazionari sottraggono capitale alla Borsa, mentre finanziamenti più costosi penalizzano investimenti, consumi durevoli, credito e valutazioni societarie.
Una discesa strutturale della Selic potrebbe quindi agire contemporaneamente su più fronti: ridurre il rendimento alternativo offerto dalle obbligazioni, abbassare il costo del capitale delle imprese e migliorare le condizioni finanziarie per consumatori e società. Non sorprende che JP Morgan indichi tra le aree più interessanti proprio quelle sensibili ai tassi, comprese società legate ai mercati dei capitali come BTG Pactual e XP.
La condizione necessaria resta però l'inflazione. L'IPCA ha registrato ad agosto una flessione mensile dello 0,32%, ma il tasso sui dodici mesi era ancora al 4,22%. Inoltre l'IPCA-15 di settembre, utilizzato come indicazione anticipatrice dell'inflazione, ha segnato un aumento dello 0,70% nel mese e del 4,47% sui dodici mesi. I dati definitivi dell'IPCA di settembre sono attesi il 9 ottobre.
Per questo il rapporto tra politica fiscale e politica monetaria è centrale. Un consolidamento credibile dei conti pubblici può ridurre le aspettative di inflazione e il premio per il rischio richiesto dagli investitori, facilitando il percorso della banca centrale. Al contrario, nuove pressioni sulla spesa potrebbero mantenere elevati i rendimenti e limitare lo spazio per tagli più rapidi.
Il nodo fiscale resta decisivo per il Brasile
Il punto più delicato della tesi rialzista è che i mercati stanno attribuendo valore a politiche che devono ancora essere definite e, soprattutto, realizzate. Flávio Bolsonaro ha promesso maggiore disciplina di bilancio, riduzione delle tasse e contenimento della spesa, ma trasformare queste indicazioni in una traiettoria sostenibile per il debito pubblico richiederebbe interventi politicamente complessi.
Un'analisi Reuters Breakingviews ha sottolineato come gli aggiustamenti fiscali prospettati da Bolsonaro, nell'ordine dell'1,5% del PIL, potrebbero risultare insufficienti rispetto allo sforzo necessario per stabilizzare il debito. Una parte molto ampia del bilancio federale brasiliano è inoltre costituita da spesa obbligatoria, lasciando margini relativamente ridotti per tagli discrezionali senza interventi strutturali.
È qui che emerge la differenza tra il rally tattico seguito alle elezioni e una rivalutazione sostenibile del mercato. Perché la seconda si realizzi, gli investitori dovranno vedere segnali concreti di consolidamento fiscale, capacità di approvare riforme e un percorso credibile per il debito.
Anche la precedente analisi di Morgan Stanley sulla regione insisteva su questo punto. Nello scenario rialzista elaborato dalla banca, il Brasile avrebbe bisogno di maggiore disciplina fiscale e riforme capaci di spingere gli investimenti da circa il 17% del PIL verso il 20% nel prossimo decennio.
In assenza di questo passaggio, tassi elevati e rigidità fiscali potrebbero continuare a frenare investimenti e valutazioni azionarie.
Il rischio principale è quindi che il mercato abbia anticipato troppo rapidamente uno scenario favorevole. Il Bovespa è arrivato al ballottaggio dopo una corsa molto significativa e il Brasile non è più semplicemente una storia di valutazioni depresse. Dopo il rally del 5 ottobre, una quota delle aspettative positive è già incorporata nei prezzi.
Quali azioni brasiliane potrebbero beneficiare dello scenario
La composizione del rally mostra quali segmenti del mercato siano considerati più sensibili a un miglioramento del quadro macroeconomico. Banche, società finanziarie, operatori dei mercati dei capitali, retailer e altre aziende orientate alla domanda interna hanno reagito con particolare forza dopo il voto.
Il motivo è intuitivo. Una combinazione di real più forte, minore premio per il rischio e prospettive di riduzione dei tassi tende a favorire le società il cui valore dipende maggiormente dal costo del capitale e dall'attività domestica. È anche per questo che nella seduta successiva alle elezioni B3 e BTG Pactual sono state tra le protagoniste del rialzo.
JP Morgan ha inoltre alzato il giudizio su Banco Bradesco a "overweight". L'analista Yuri Fernandes ha riconosciuto che il contesto operativo di breve periodo resta complesso, ma ritiene che valutazioni e sentiment incorporino già una parte significativa delle difficoltà e che il titolo presenti condizioni più interessanti in uno scenario di recupero.
Per un investitore internazionale l'altra strada è rappresentata dagli strumenti diversificati sul mercato brasiliano. L'EWZ replica un paniere di grandi società del Paese e offre quindi esposizione contemporanea sia alla performance azionaria sia, per un investitore in dollari, alle oscillazioni del real. Il fondo aveva già guadagnato terreno nel 2026 prima delle elezioni e il +12,5% del 5 ottobre ha ulteriormente accelerato il movimento.
Esiste però una distinzione importante tra società domestiche ed esportatori. Un real forte tende a essere favorevole al quadro macroeconomico generale e alle imprese esposte ai consumi interni, ma può ridurre in valuta locale il valore dei ricavi realizzati all'estero da alcune società esportatrici. Non tutti i titoli brasiliani hanno quindi la stessa sensibilità al nuovo scenario.
La seduta post-elettorale lo ha mostrato chiaramente: mentre diversi titoli domestici hanno registrato rialzi a doppia cifra, Suzano, fortemente esposta ai mercati internazionali e alle esportazioni, è scesa fino all'8,5% durante la giornata.
La partita sulle azioni brasiliane diventa così meno lineare dopo il primo grande movimento. Il mercato ha premiato la prospettiva di un Brasile con maggiore disciplina fiscale e tassi più bassi, ma la selezione settoriale dipenderà dalla velocità con cui queste aspettative potranno trasformarsi in dati economici e decisioni politiche concrete.
Azioni Brasile: cosa monitorare verso il ballottaggio
Il primo turno delle presidenziali ha modificato in pochi giorni la percezione internazionale sul Brasile. Il vantaggio di Flávio Bolsonaro, il rafforzamento delle forze conservatrici in Congresso e le aspettative di una politica fiscale più restrittiva hanno spinto il Bovespa su nuovi record, rafforzato il real e riportato JP Morgan e Morgan Stanley verso una posizione più favorevole sulle azioni brasiliane.
Il passaggio successivo sarà verificare se la rivalutazione degli asset potrà andare oltre l'effetto elettorale. Tre variabili restano centrali: l'esito del ballottaggio del 25 ottobre, la credibilità delle proposte fiscali del prossimo governo e il percorso della Selic. Con il tasso ufficiale ancora al 13,75%, anche una riduzione graduale del costo del denaro potrebbe modificare in maniera significativa l'allocazione del capitale domestico, oggi fortemente concentrato sul reddito fisso.
Il rally del 5 ottobre ha però alzato l'asticella. Il mercato ha già anticipato una parte dello scenario favorevole e il Bovespa si presenta alla fase decisiva delle elezioni dopo un nuovo massimo storico. Per sostenere un ulteriore rerating non basterà quindi il risultato delle urne: serviranno segnali concreti su conti pubblici, inflazione, tassi e capacità del prossimo governo di trasformare le promesse elettorali in una politica economica credibile.