Qualche presa di profitto è arrivata nelle ultime sedute ma lo yuan cinese rimane l’unica valuta asiatica in grande spolvero che mostra una buona capacità di fare da porto sicuro nei momenti di difficoltà geopolitiche globali.
Gli ultimi eventi bellici tra USA ed Iran hanno dimostrato che Pechino viene visto come un rifugio valutario verso cui convergere nonostante tassi di interesse molto bassi. E che probabilmente sono destinati a risalire nei prossimi mesi a giudicare da alcuni recenti dati macro.
Tra poco capiremo perché, ma impressiona un Treasury oltre il 4,5% di rendimento incapace di dirottare fondi verso il dollaro americano a differenza di ciò che invece è accaduto con i risicati rendimenti offerti dai bond cinesi.
Yuan: alle autorità piace la sua forza
Per il governo cinese questa forza della valuta locale è apprezzata perché aumenta la fiducia degli investitori internazionali ed al tempo stesso riequilibra alcuni fattori commerciali fonte di perenne conflitto con l’amministrazione Trump.
Del resto, l’avanzo delle partite correnti è un plus per lo yuan con la Cina che continua comunque a vedere crescere il proprio surplus commerciale grazie soprattutto all’interscambio di tecnologia.
L’inflazione rimane un terreno difficile da cui uscire per Pechino con l’ultimo dato di prezzi al consumo su del 1,2% che potrebbe però rappresentare una percentuale destinata a crescere nei prossimi mesi. Lo dicono i prezzi alla produzione, saliti di quasi il 4% su base annua, livello massimo dal 2022 e che probabilmente imporrà un cambio di atteggiamento da parte della Banca centrale cinese, finora molto dovish (PBOC: origini, storia e sviluppi della Banca Centrale cinese).
Analisi Yuan: cosa fare ora?
Gli elementi appena citati dovrebbero continuare ad offrire un supporto allo yuan, soprattutto contro il dollaro americano. Da aprile 2025 il cambio USD/CNY è solamente sceso passando da 7,35 al 6,7 attuale, probabilmente con ancora qualche margine di ribasso davanti.

Come si vede dal grafico i minimi di spessore per USD/CNY si trovano in zona 6,65, nulla di eclatante per i trader ma una view sufficiente per mantenere l’esposizione sulla divisa di Pechino. Finché l’inflazione non ripartirà in modo dirompente, possedere bond a media lunga scadenza cinesi potrebbe non essere un problema, ma il 2022 insegna, una crescita improvvisa dell’inflazione partendo da rendimenti così bassi potrebbe colpire duramente i bond holders.
Tornando allo yuan per il momento non sembra un tema una spiccata debolezza ma i margini si assottigliano e le divergenze tra prezzo in discesa e ipervenduto con minimi crescenti suggeriscono di stare all’erta fissando livelli di take profit abbastanza rigidi. Il mio suggerimento è quello di valutare 6,95 come livello chiave.