La notizia della settimana scorsa indubbiamente è quella che ha visto il Congresso americano in dissenso con Trump. La Camera, dove la maggioranza repubblicana è risicata, ha votato una risoluzione che prevede l’abolizione dei dazi verso il Canada supportata dal voto di sei repubblicani in chiaro dissenso con il Presidente.
La risoluzione ha l’obiettivo di porre fine allo stato di emergenza nazionale dichiarato da Trump nel febbraio 2025 che giustificherebbe i dazi commerciali verso il vicino Nordamericano, oltre che naturalmente verso altri Paesi con i quali gli States intraprendono fitti rapporti commerciali. Ma la dipendenza dal vicino canadese è importante e l’ira di Trump nulla può fare contro una base repubblicana che comincia a preoccuparsi per l’esito del voto elettorale di Mid Terms previsto in autunno.
USD/CAD: qualcosa si muove
Qualche crepa di dissenso sembra confermare ciò che il mercato stava già neanche tanto timidamente accennando nel mondo valutario. Il ritorno di interesse per il dollaro canadese. Il recupero del canadese sta creando tecnicamente una frattura che se formalizzata aprirebbe le porte ad una inversione di tendenza più netta e duratura a favore del CAD. Attorno a 1,36 si consuma una battaglia importante come vedremo tra poco.
Quello che nell’immediato potrebbe salvare il biglietto verde è una situazione di riposizionamento degli speculatori sul mercato dei futures che ha sostanzialmente azzerato il pessimismo che aleggiava attorno al canadese. Azzerando il net short la neutralità appare una strategia dominante in attesa di nuove indicazioni. Ma graficamente qualcosa si sta muovendo.
USD/CAD ha violato timidamente la neck line di un potenziale testa e spalla, un movimento che darebbe il via in caso di conferma ad un periodo decisamente più favorevole alla divisa nordamericana, a quel punto interessante anche in chiave strategica per il resto del 2026.

La politica monetaria canadese ha già lasciato intendere che non procederà con ulteriori manovre di taglio dei tassi tutt’altro, potremmo assistere ad una graduale inasprimento. Il governo Carney sembra aver guadagnato in credibilità e il Canada si sta avvicinando ad altri partner economici per diversificare le sue entrate commerciali. A partire da quelle preziose materie prime che tutti ricercano per soddisfare la voracità degli investimenti tecnologici.
Se dall’America dovessero arrivare notizie di taglio dei tassi confermato in seguito a un rallentamento del mercato del lavoro combinato ad inflazione in ritirata, non appare così improbabile un posizionamento degli investitori più proattivo verso il dollaro canadese.
Tecnicamente serve una chiusura definitiva di USD/CAD sotto 1,36. A quel punto non sembra improbabile un affondo nei mesi successivi anche fino a zona 1,30/1,31 dove so posizionano i primi supporti più rilevanti.