Il mercato sta tornando verso le valute a basso rendimento? A giudicare dalle ultime sedute franco svizzero e yen hanno goduto di un generoso apprezzamento da parte degli investitori. I motivi in realtà sono differenti.
Lo yen giapponese ha guadagnato nettamente dopo la rimozione dell’ incertezza politica. La netta vittoria della neo premier Takaichi ha offerto un buon spunto alla valuta giapponese che si è allontanata da minimi di spessore. USD/JPY torna così in zona 152 ed EUR/JPY vicino a 180 ridimensionando un po' di quelle preoccupazione che si in America che in Europa si erano diffuse circa una eccessiva svalutazione e quindi competitività giapponese.
Questa reazione è apparsa una normalizzazione di posizioni forse un po' troppo esposte dal lato short di yen, ma dubito andranno tanto oltre i livelli che stiamo vedendo in questi giorni. I problemi rimangono sul tavolo. Tassi reali negativi, Banca centrale timida, spesa pubblica in espansione da parte del Governo. Difficile che l’inflazione rientri nei ranghi rapidamente e che la banca centrale decida di combatterla strenuamente.
Franco svizzero: ci si mette anche Google
Diverso invece il motivo che ha alimentato la forza del franco svizzero nelle ultime settimane. Franco protagonista di un movimento importante che è andato a violare supporti che contro euro da mesi facevano da argine invalicabile.

EUR/CHF scivola così sotto 0,92 aprendo prospettive interessanti per lo svizzero che potrebbero però indispettire la Banca centrale. Questo livello per alcuni era difeso ad oltranza dalla SNB, per altri da un mercato che con obbligazioni a rendimento reale negativo non si svenava per possedere franchi.
In settimana si è però aggiunto un nuovo attore nel mercato valutario che potrebbe aver contribuito al break ribassista di EUR/CHF, ovvero Google. Con una emissione da quasi 2,5 miliardi di dollari in CHF su cinque scadenze, la multinazionale americana ha deciso di ricorrere al mercato a tassi vicini a zero per finanziare gli investimenti in AI strategici per i prossimi anni. Il mercato non ha atteso oltre andando a ricoprirsi sul CHF.
Sul fronte dell’inflazione confermata la stagnazione nei prezzi al consumo prosegue con addirittura un decremento marginale a gennaio. La curva swap indica una modesta probabilità di taglio sotto lo zero nei prossimi mesi, con la Banca centrale che credo non agirà almeno fino a quando non ci sarà una deflazione confermata per più mesi in Svizzera.
Tecnicamente solo un ritorno immediato sopra 0,92 metterebbe in discussione la rottura ribassista e a quel punto la down trend line in transito a 0,93 potrebbe rappresentare la resistenza più critica oltre la quale il mercato potrà andare. Verso il basso invece non c’è nulla oltre 0,85, livello che EUR/CHF toccò per qualche ora in occasione di un flash crash del 2015 prodotto dalla rimozione del floor di 1,20 da parte della banca centrale oltre 10 anni fa.