Il franco svizzero continua la sua corsa inarrestabile, frantumando resistenze sia contro l'euro che contro il dollaro americano. Nella notte la moneta elvetica ha toccato un nuovo massimo storico sulla valuta europea a 0,9124 franchi, il livello più basso mai registrato se si esclude la drammatica giornata del 15 gennaio 2015 (Grafico cambio EUR/CHF).
Quel giorno la Banca Nazionale Svizzera (SNB) abolì il tetto minimo di 1,20 franchi per euro, scatenando il cosiddetto "Frankenshock" che fece precipitare la divisa europea fino a 0,8423 franchi in poche ore, paralizzando i mercati valutari.
Ma il rafforzamento della valuta elvetica non risparmia nemmeno il biglietto verde: il dollaro è scivolato ieri sotto quota 0,77, avvicinandosi pericolosamente al minimo pluriennale di 0,7605 franchi. Al momento lo USD/CHF passa di mano a 0,7672, confermando la pressione ribassista sulla divisa americana.
"Il franco svizzero assomiglia un po' a una pepita d'oro", ha dichiarato Daniel Kalt, Chief investment officer per la Svizzera di UBS Global Wealth Management. "Non ti rende nulla, ma c'è un'economia solidissima dietro". Una metafora efficace per descrivere l'attrattiva di una valuta che, pur offrendo rendimenti nulli, continua a calamitare capitali da tutto il mondo in cerca di stabilità.
Franco Svizzero: focus sulla SNB tra tassi negativi e rischio manipolazione
Il persistente rafforzamento del franco svizzero pone la SNB sempre più al centro dell'attenzione degli operatori. Le opzioni sul tavolo dell'istituto guidato da Martin Schlegel sono limitate e tutte problematiche. Secondo un'analista di Valiant, la BNS potrebbe intervenire, ma dovrebbe farlo con estrema cautela a causa della sorveglianza da parte del Dipartimento del tesoro americano, che durante il primo mandato di Donald Trump aveva inserito la Svizzera nella lista dei "manipolatori valutari".
L'ipotesi di un taglio dei tassi di interesse, attualmente fermi allo 0%, viene contemplata dai mercati con crescente interesse: i trader prezzano ormai una probabilità del 10% che la BNS possa ridurli di un quarto di punto entro giugno (Calendario riunioni SNB 2026: i meeting della Swiss National Bank). Una riduzione contenuta dei tassi potrebbe rivelarsi inefficace nel frenare l'attrattività del franco, dato l'ampio divario già esistente tra i rendimenti dei titoli di Stato svizzeri e quelli dell'Eurozona, mentre "un taglio più consistente - avverte Karsten Junius, Chief economist di Safra Sarasin - rischierebbe di sovrastimolare un'economia che non ne ha bisogno".
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Al momento gli esperti continuano a ritenere poco probabile l'introduzione di tassi negativi, una politica che la Banca centrale ha mantenuto per otto anni e che non sembra intenzionata a ripristinare.
"Questo rally dimostra che il franco svizzero è l'unica valuta rifugio affidabile per gli investitori globali: questo fatto da solo è destinato ad attirare ulteriore domanda", ha rilevato Derek Halpenny, head of research in global markets di MUFG. In pratica si tratta di una profezia che si autoavvera, in cui la percezione di sicurezza alimenta ulteriori flussi verso la Confederazione.
Venerdì il verdetto: inflazione sotto la lente
Gli osservatori sottolineano che ulteriori dati economici deboli negli Stati Uniti potrebbero aumentare la pressione al ribasso sul dollaro: un indebolimento del mercato del lavoro americano (Market mover 9-13 febbraio: focus su inflazione e mercato lavoro USA) è considerato possibile e peserebbe ulteriormente sul biglietto verde, rafforzando di riflesso il franco svizzero.
Ma l'evento chiave della settimana arriva venerdì, visto che alle 8:30 verranno pubblicati i dati sull'inflazione svizzera di gennaio. Le attese parlano di un rialzo annuo dello 0,1%, invariato rispetto a dicembre secondo il consensus Reuters. Tuttavia, una lettura nulla o negativa potrebbe aumentare significativamente il rischio di un ritorno ai tassi negativi, con conseguenze potenzialmente pesanti per il franco.
Il presidente della BNS ha ribadito che la sua preoccupazione principale resta l'inflazione e la stabilità dei prezzi, aggiungendo che la Banca sta facendo tutto il necessario per salvaguardarle. Parole rassicuranti, ma che lasciano aperte tutte le opzioni in un contesto di mercato sempre più volatile e imprevedibile.