Il cambio Euro/Franco tratta in area 0,93, in recupero dai minimi dell'anno - toccati a maggio e giugno in area 0,91 - ma ancora al di sotto della soglia di 0,94 CHF di agosto, mentre una nota di ING Think del 1° ottobre torna a segnalare il rischio di un nuovo intervento della Banca Nazionale Svizzera (BNS) sul mercato dei cambi. L'istituto di Zurigo ha confermato il tasso di riferimento allo 0% il 24 settembre e, nel secondo trimestre, aveva già venduto franchi per frenarne l'apprezzamento da rifugio. Per chi ha risparmi o un mutuo legato al franco, la domanda non è se la BNS osserva il cambio, ma cosa la farebbe tornare ad agire sul mercato.
Perché si torna a parlare di un intervento della BNS sul franco proprio ora?
La BNS ha ribadito di restare pronta ad agire sul mercato dei cambi se necessario, ma non ha mai fissato pubblicamente una soglia: l'area tra 0,91 e 0,93 sull'euro è una zona tecnica osservata dagli operatori, non un valore annunciato dall'istituto. Una nota di ING Think del 1° ottobre ha rimesso il tema al centro dell'attenzione, segnalandolo come uno dei rischi della settimana sui mercati valutari.
Il motivo per cui il franco resta sotto pressione al rialzo è in parte esterno alla Svizzera: la crisi del debito francese spinge gli investitori a vendere euro, e un euro più debole in generale si riflette anche sul cambio con il franco (lo si vede più avanti).
Come funziona, in pratica, un intervento della BNS sul franco?
Quando vuole indebolire il franco, la BNS vende franchi e compra valuta estera, di solito euro e dollari, direttamente sul mercato: è come immettere più merce in circolazione per farne scendere il prezzo. È l'operazione opposta a quella di una Banca centrale che deve sostenere una moneta debole comprando la propria valuta con le riserve estere: la BNS, invece, può creare franchi senza lo stesso vincolo, il che rende questo tipo di intervento più facile da sostenere nel tempo.
Con il tasso di riferimento già allo 0%, lo spazio per ulteriori tagli è ridotto: è una delle ragioni per cui gli analisti considerano l'intervento diretto sul cambio lo strumento più probabile se la pressione sul franco dovesse aumentare, anche se la BNS non lo conferma esplicitamente.
Cosa ha già fatto la BNS nei mesi scorsi?
Nel secondo trimestre del 2026 la BNS ha venduto franchi per contrastare l'apprezzamento da rifugio, ma l'entità esatta delle vendite non è confermata sul bollettino ufficiale della Banca e resta da verificare.
Non è la prima volta che l'istituto cambia strategia in modo brusco: nel gennaio 2015 abbandonò senza preavviso il cambio minimo euro/franco che difendeva da tre anni, e il franco si apprezzò di circa il 30% in una sola seduta. Era l'opposto di un intervento per indebolire la moneta, ma resta un promemoria che la BNS può muoversi senza preavviso.
Quanto pesa la crisi francese su questa storia?
La vendita di titoli di Stato francesi ha fatto salire il premio al rischio sull'euro: secondo Chris Turner, responsabile della ricerca sui mercati globali di ING, il mercato potrebbe aggiungere un altro 2% di premio al rischio sull'euro se la crisi non si placa, con l'EUR/USD che rischia di scendere verso l'area 1,11-1,112.
Un euro più debole spinge una parte degli investitori verso i beni rifugio, franco compreso: è questo il meccanismo che lega la crisi politica di Parigi alla pressione sul cambio euro/franco. Anche oro e yen giocano lo stesso ruolo in questa fase, ma secondo ING è il franco a essersi mosso di più.
Il franco conviene ancora come copertura da rifugio?
Il posizionamento degli speculatori offre un indizio concreto: dopo aver toccato a inizio 2026 un massimo pluriennale vicino al 25% di posizioni nette lunghe sul franco nei contratti Non-Commercial, il dato è sceso fino quasi a zero, segno che buona parte delle scommesse aperte nei mesi scorsi è già stata chiusa.
Secondo i dati estratti dalla piattaforma Forecaster.biz, il Market Mood Meter su EUR/CHF segna un valore neutro, -28, mentre il consenso delle banche raccolto dalla piattaforma vede il cambio salire fino a 0,9328 a fine 2026 e 0,9380 a fine 2027: una stima, non un fatto, che implica un franco leggermente più debole di oggi.
Le posizioni di dealer e intermediari raccontano un quadro diverso: risalite da un minimo vicino al -60% nel 2023 fino a un'area vicina al -25% oggi.
Cosa succederebbe se la BNS tornasse sotto zero?
Tra il 2015 e il 2022 la BNS ha tenuto il tasso in territorio negativo, fino a -0,75%, proprio per scoraggiare gli afflussi di capitali verso il franco: ripartire dallo 0% attuale resterebbe teoricamente possibile, ma pesa sui margini delle banche svizzere e sui risparmiatori, uno dei motivi per cui la BNS lo tratta come strumento di ultima istanza.
Non è però lo scenario di base in questo momento: secondo Lombard Odier, con l'inflazione svizzera vicina allo 0,8% in agosto e attesa salire verso l'1,2% nel 2027, il prossimo movimento della BNS potrebbe essere un rialzo, non un taglio sotto zero, già a dicembre. Il ritorno ai tassi negativi resterebbe sul tavolo solo se il franco riprendesse a rafforzarsi con forza.
Cosa guardare adesso?
La prossima riunione di politica monetaria della BNS è attesa a dicembre (Calendario riunioni SNB 2026: i meeting della Swiss National Bank): è lì che l'istituto potrebbe sciogliere la riserva su un intervento più esplicito, in un senso o nell'altro. Fino ad allora, il livello da seguire resta l'area 0,91 sull'euro, il minimo dell'anno: una violazione al ribasso riporterebbe il tema dall'analisi degli strategist al comunicato ufficiale della BNS.
Contributo fornito da Enrico Lanati - Direttore di Cambiavalute.ch