Il carry trade sulle principali valute del G10 sta vivendo una fase di ritorno ai massimi degli ultimi anni, sostenuto da una combinazione di volatilità valutaria contenuta e ampi differenziali nei tassi d’interesse tra le economie sviluppate.
Secondo Citi, una strategia long sulle cinque valute G10 con i rendimenti più alti e short sulle cinque più basse avrebbe generato un guadagno superiore al 4% da inizio anno, un risultato raro nel post-crisi finanziaria globale.
Gli investitori stanno quindi tornando a privilegiare le scommesse basate sui tassi, in un contesto in cui i divari monetari risultano nuovamente significativi rispetto agli anni dei tassi prossimi allo zero. Il fenomeno coinvolge non solo hedge fund ma anche investitori istituzionali e corporate treasury, attratti dalla possibilità di rendimento relativamente stabile.
Forex: Australia e Norvegia guidano la performance valutaria
Le valute con tassi più elevati stanno beneficiando maggiormente di questo contesto. Il dollaro australiano e la corona norvegese emergono come principali vincitori, sostenuti da politiche monetarie restrittive e tassi di riferimento superiori al 4%.
Da inizio anno, l’australiano ha guadagnato quasi il 9% contro il dollaro USA, mentre la corona norvegese è salita di circa il 10%. Più contenuto l’andamento della sterlina, mentre lo yen resta debole anche per effetto dei bassi tassi e delle pressioni energetiche.
Secondo gli strategist, queste valute stanno diventando le principali espressioni “G10 di carry”, in alternativa ai tradizionali trade sui mercati emergenti.
Volatilità valutaria in calo spinge il carry trade
Uno dei fattori chiave dietro il successo del carry trade è la riduzione della volatilità sui mercati valutari. Nonostante shock geopolitici e oscillazioni nei mercati energetici, la volatilità implicita su coppie come EUR/USD è scesa rispetto ai picchi del 2022 e del 2025.
Questo contesto riduce il rischio che movimenti di cambio sfavorevoli annullino i guadagni derivanti dai differenziali di tasso. Anche il dollaro/yen, tradizionalmente sensibile alle fasi di risk-off, ha mostrato una dinamica più contenuta, contribuendo alla stabilità delle strategie di carry.
G10 FX: hedging, flussi e nuove dinamiche
Oltre al carry tradizionale, stanno emergendo dinamiche legate alla copertura valutaria degli investimenti internazionali. Investitori con esposizione ad asset USA trovano più conveniente coprirsi dal rischio cambio in presenza di tassi domestici più elevati, generando flussi favorevoli verso valute come dollaro australiano e corona norvegese.
Secondo diversi strategist, si tratta di una forma “ibrida” di carry trade, meno speculativa e più legata alla gestione dei portafogli globali. Con il mantenimento dei tassi elevati nelle economie sviluppate e la domanda di asset USA ancora forte, questo fenomeno potrebbe continuare a sostenere le valute ad alto rendimento nel breve periodo.