Ritorno a parlare di rupia indiana perché l’ultimo articolo pubblicato a inizio febbraio sembrava dare una stop alla svalutazione della valuta asiatica dopo un periodo particolarmente turbolento e di nuovi minimi storici.
In quell’articolo - Rupia Indiana, siamo alla svolta? - scrivevo che “l’attesa a questo punto è per una discesa che dovrebbe trovare tra 88 e 86 i primi supporti rilevanti. Una chiusura di febbraio sotto 90 formalizzerebbe un bearish engulfing pattern mensile che permetterebbe di guardare con estremo ottimismo a questa valuta emergente, attardata rispetto ai suoi competitor presenti nei vari portafogli dei gestori”.
Purtroppo quel break ribassista non ha mai preso forma, con la rupia travolta dalla speculazione del prezzo del petrolio di cui il Paese è grande importatore soprattutto da quel Golfo Persico che con la chiusura dello stretto di Hormuz sta impedendo il fluire regolare delle petroliere. USD/INR ha così collezionato una nuova gamba di rialzo che ha spinto a nuovi minimi la rupia, ma poi è accaduto qualcosa di molto interessante.
Analisi Rupia indiana: la Banca centrale resta vigile
Prima ancora del parziale sospiro di sollievo con cui gli indiani hanno accolto il piano di pace, la Banca centrale aveva deciso di mantenere invariati i tassi al 5,25% per il secondo meeting consecutivo dopo averli alzati di 125 punti base nel 2025. L’aumento dei prezzi dell’energia, dell’alluminio e dei fertilizzanti per l’India comporterà probabilmente un aumento temporaneo dell’inflazione che la RBI vuole contrastare a tutti i costi mantenendo i tassi di interesse sui livelli attuali.
Buone notizie queste per una rupia che si aggiungono alla misura tampone di limitazione alla speculazione in vendita della stessa valuta nazionale introdotta il primo aprile proprio per frenare i deflussi e la svalutazione. E proprio quell’evento sembra aver tagliato per ora le gambe alla speculazione più spinta.

Da un massimo di 95 il cambio USD/INR è scivolato fino a 92 e di nuovo sembra voler puntare quella zona di supporto che oggi si posiziona una figura sopra rispetto al livello di febbraio.
La trend line rialzista che parte dalla fine di aprile dello scorso anno passa infatti dalle parti di 91 (90,8 per la precisione essendo il 38,2% di ritracciamento del bull market dell’ultimo anno) e uno sfondamento verso il basso sarebbe evento molto interessante in chiave non solo tattica.
A quel punto lo scenario cambierebbe con prospettive di rupia più forte, probabilmente fino a zona 88 dove troviamo i due terzo di ritracciamento del movimento rialzista precedente, ma soprattutto qui si trovano i massimi del primo trimestre del 2025.
Rupia che rimane dunque interessante perché è una delle local currency emergenti rimasta più indietro negli ultimi periodi e che in caso di ricoperture convinte da parte del mercato, vista la sua importanza all’interno degli indici obbligazionari globali ed emergenti, potrebbe essere protagonista di un bel rally rinforzato da un ricco premio cedolare. Ma servono, inutile dirlo, conferme tecniche che ancora non sono arrivate.