Non sarà sfuggito ai più come le capacità di fare da porto sicuro del dollaro americano durante l’attacco all’Iran sono state molto più modeste rispetto al passato. Un paio di figure guadagnate contro l’euro e nulla più, con la zona di 1,15 interessata per qualche seduta prima di assistere al fenomeno opposto.
La tregua tra Iran e Stati Uniti ha visto infatti il biglietto verde venduto massicciamente e ritornato addirittura sopra a 1,18 contro euro dopo l'annuncio di riapertura dello Stretto di Hormuz da parte iraniana, in parte comunque già ridimensionato nella portata durante il weekend.
Sono anche altri i motivi che hanno motivato questo movimento. Il venire meno di quella tipica paura che contraddistingue certe fasi di mercato, il timore che a maggiore inflazione il nuovo corso Fed non farà seguire rialzi nei, il rischio deficit e debito americano collegato a dazi che la Corte Suprema ha negato a Trump, ma anche a rimborsi che potrebbero essere richiesti nei prossimi mesi mettendo pressione al Tesoro. E poi c’è la minor fiducia dei partner commerciali verso Trump, ma anche il rischio di una sua sconfitta elettorale in autunno.
EUR/USD: i tre possibili scenari
Un mix di ingredienti che ha generato nuove pressioni sul dollaro americano che, dopo aver tentato di forzare certi livelli (1,15 contro euro e 160 contro yen), ha ripiegato mettendo ora sotto pressione i livelli opposti soprattutto contro euro. E qui vengo al grafico di EUR/USD che indubbiamente ci mette di fronte ad ogni scenario anche se con differenti gradi di probabilità.

Il primo, quello che ritengo più probabile, è uno scenario che scommette sul persistere del trading range che va avanti da un anno e che vede tra 1,20 e 1,14 i livelli di resistenza e supporto che dovrebbero contenere ogni iniziativa. Un relativo stallo nel differenziale tassi tra Europa e Stati Uniti, un clima di incertezza geopolitca persistente, il rischio di nuove iniziative sui dazi da parte di Trump, ma anche l’incognita sul nuovo Presidente della Fed, sono tutti elementi che dovrebbero far rimanere in equilibrio il cambio.
Il secondo scenario è quello che gli analisti tecnici individuano nella figura di inversione ribassista di testa e spalla. Una piega all’ingiù del cambio, in questo momento, disegnerebbe infatti quella spalla destra che porterebbe a guardare con interesse alla linea del collo di 1,14 come livello decisivo al di sotto del quale sarebbe opportuno andare lunghi di dollari. Scenario che per prendere forma dovrebbe trovare motivazioni geopolitiche oppure di politica monetaria tali da favorire un ritorno sul biglietto verde. Tensioni, aumento dei tassi, inflazione, crisi in Europa.
Infine il terzo scenario, quello che prevederebbe uno strappo di EUR/USD sopra 1,20 con nuova debolezza fino a 1,25. In questo caso sarebbe la perdita di fiducia negli Stati Uniti e la sua crescita, una Fed che decide di essere più morbida sull’inflazione perdendo credibilità o addirittura un taglio dei tassi tra le motivazioni a supporto di questa tesi.
Ma finché i livelli sopra citati non verranno violati, la strategia più opportuna è short EUR/USD sulle resistenze di 1,19/1,20 e long sui supporti di 1,14/1,15. Tutto il resto sono scommesse che tenterebbero di anticipare le nuove tendenze.