Secondo le indiscrezioni riportate dall'agenzia Reuters, l’amministrazione Trump starebbe valutando un allentamento delle sanzioni sulle petroliere della cosiddetta flotta ombra, quelle che trasportano greggio russo, iraniano e venezuelano, con l'obiettivo di abbassare i noli record che stanno frenando il trasporto del petrolio.
Non si tratta di una notizia particolarmente positiva per il dollaro canadese, una valuta che si muove con il prezzo del greggio quanto con i tassi della sua Banca centrale: e infatti, secondo i dati di Forecaster.biz, il posizionamento dei grandi fondi resta orientato al ribasso.
Petrolio: noli e geopolitica dettano legge sui prezzi
Un funzionario statunitense ha riferito a Reuters che il Dipartimento del Tesoro starebbe valutando di autorizzare alle navi sanzionate il trasporto di greggio “legale”, per alleggerire la carenza di petroliere che ha fatto salire i costi di trasporto. Il mercato pesa questa possibilità contro il rischio opposto: gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia da cui passa gran parte del petrolio del Golfo.
Un ulteriore elemento ribassista è rappresentato dall'andamento dell'offerta: secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, a settembre le esportazioni dei produttori del Golfo sono salite a 4,4 milioni di barili al giorno, circa il 75% dei livelli precedenti alla guerra, mentre la produzione russa è cresciuta di 65 mila barili al giorno a 8,43 milioni.
Le scorte di greggio USA, intanto, sono scese di 11,1 milioni di barili nella settimana al 9 ottobre secondo l’American Petroleum Institute, un calo superiore alle attese che non ha comunque sostenuto i prezzi: segno che il mercato guarda più ai noli e alla geopolitica che alle scorte.
Cosa farà la Bank of Canada il 28 ottobre?
Guidata dal governatore Tiff Macklem, la Bank of Canada arriva alla riunione di fine ottobre (Riunioni Banca centrale Canada: le date dei meeting 2026) con il tasso di riferimento fermo al 2,25% dal 15 luglio 2026, quando lo ha confermato per la sesta volta consecutiva. In quella stessa occasione ha tagliato la stima di crescita 2026 allo 0,7% (dall’1,2% precedente) e alzato quella d’inflazione media al 2,5% (dal 2,3%), citando tra le cause anche i prezzi del petrolio e un dollaro canadese più debole.
L’inflazione era al 3% annuo ad agosto, sopra l’obiettivo del 2% della banca. Gli analisti si aspettano un’altra conferma del tasso, la settima di fila: un petrolio in calo come quello di oggi, se dovesse proseguire, toglierebbe pressione sui prezzi interni e darebbe alla Bank of Canada un argomento in più per restare ferma, o persino per riaprire la porta a un taglio nel 2027.
Come sono posizionati i grandi fondi sul dollaro canadese?
Secondo i dati estratti dalla piattaforma Forecaster.biz, i fondi a leva, cioè la componente più attiva degli speculatori nel mercato dei future, hanno aumentato le posizioni nette contro il dollaro canadese da circa il 17% a circa il 21% dell’open interest nelle quattro settimane fino al 6 ottobre: una scommessa che si è rafforzata proprio mentre il petrolio restava vicino ai massimi delle ultime settimane.
È una lettura che va nella direzione opposta a quella che ci si aspetterebbe da un mercato guidato solo dal greggio, e suggerisce che i fondi stiano pesando più il divario di crescita con gli Stati Uniti che il prezzo del barile.
Il Market Mood Meter di Forecaster.biz, che misura su una scala da -100 a +100 quanto un cambio è ipercomprato o ipervenduto, segna 46,5 punti su USD/CAD: un eccesso moderato a favore del dollaro Usa, coerente con un posizionamento già schierato da una parte sola. Non è un segnale di inversione imminente, ma un mercato già convinto in una direzione ha meno margine per sorprendersi in quella stessa direzione.
Cosa rischia chi ha il dollaro canadese in portafoglio?
Il cambio USD/CAD scambia oggi in area 1,416, -0,1% rispetto al dato precedente. Chi è posizionato sul dollaro canadese rischia un doppio fronte: se il petrolio continuasse a scendere nei prossimi giorni, la valuta perderebbe uno dei suoi sostegni tradizionali proprio alla vigilia di una riunione della Banca centrale già orientata alla cautela; se invece il greggio si stabilizzasse e la Bank of Canada confermasse i tassi senza aprire a tagli, il posizionamento ribassista dei fondi potrebbe correggersi in fretta, con un effetto opposto sul cambio.
Non è un caso isolato: anche la corona norvegese e il dollaro australiano, altre due valute legate alle materie prime, seguono in questi giorni lo stesso andamento incerto del greggio più che le rispettive Banche centrali.