Il dollaro USA ha guadagnato terreno sul dollaro canadese nelle ultime sedute, portando il cambio USD/CAD in area 1,42 dollari canadesi per un dollaro USA, ai massimi da 3 mesi. A pesare sono due fattori concomitanti: la forza generalizzata del greenback e il calo del petrolio, sceso sotto gli 89 dollari al barile, che riduce le entrate da esportazioni energetiche del Canada e indebolisce la sua valuta.
Perché il biglietto verde è così forte?
Il dollaro USA si rafforza contro gran parte delle valute del G10, dollaro canadese incluso, in un contesto di divergenza tra la politica monetaria della Federal Reserve e quella della Bank of Canada. Sul fronte commerciale resta aperto il dossier dei dazi tra Stati Uniti e Canada: ad agosto l'annuncio di dazi al 50% da parte di Trump aveva avuto un impatto limitato sul dollaro canadese grazie al sostegno dei rialzi energetici.
Cosa c'entra il petrolio con il dollaro canadese?
Il dollaro canadese è considerato una valuta "petrolio-dipendente": il Canada è tra i maggiori esportatori mondiali di greggio, quindi il prezzo del petrolio influenza direttamente le entrate in valuta estera del Paese e, di conseguenza, il cambio.
Con il WTI sceso sotto gli 89 dollari al barile, questo sostegno viene meno proprio mentre il dollaro USA si rafforza, un doppio vento contrario per il dollaro canadese. Lo stesso tipo di rischio geopolitico aveva già spinto il WTI ai massimi da sei settimane a inizio settembre, sulle tensioni USA-Iran, e continua oggi a muovere le quotazioni.
Come sono posizionati i grandi speculatori sul dollaro canadese?
Secondo l'AI Agent di Forecaster.biz, il Market Mood Meter su USD/CAD segna Overbought a 82 punti, un indicatore che va da -100 (vendite da panico) a +100 (euforia da acquisti) e che oggi segnala un posizionamento sbilanciato sul rialzo della divisa statunitense.
Il report COT aggiornato al 6 ottobre 2026 mostra invece una lettura meno lineare: i fondi a leva restano netti lunghi di dollaro canadese per circa il 20% dei contratti aperti, in calo rispetto al picco di circa il 50% toccato a metà 2026, dopo un affondo in territorio negativo a inizio anno. È una divergenza prudente da leggere: il prezzo racconta un dollaro canadese che si indebolisce, mentre il posizionamento, pur in flessione, resta ancora orientato al suo rafforzamento.
Quali appuntamenti guardare adesso?
Secondo l'AI Agent di Forecaster.biz, nelle prossime settimane sono attesi diversi appuntamenti tra decisioni di politica monetaria e dati macro su Stati Uniti e Canada che potranno muovere il cambio.
Il primo vero banco di prova per la solidità del "Loonie" (il dollaro canadese) arriverà il 9 ottobre, con la pubblicazione dei dati sull'occupazione in Canada, fondamentali per capire se il mercato del lavoro locale sta rallentando. Subito dopo, i riflettori si sposteranno sulle dinamiche dei prezzi: la lettura dell'inflazione americana (CPI) il 14 ottobre, seguita dall'inflazione canadese il 19 ottobre, offrirà alle rispettive Banche centrali l'ultima metrica cruciale prima di prendere nuove decisioni.
Il picco di volatilità assoluta per l'asset USD/CAD è però atteso per il 28 ottobre, una giornata che vedrà una rara e cruciale sovrapposizione. Nelle stesse ore assisteremo infatti sia all'annuncio sui tassi di interesse della Bank of Canada (con l'importante aggiornamento delle stime di crescita nel Monetary Policy Report), sia alla decisione sui tassi della Federal Reserve (FOMC).