C’è un nuovo nome capace di far tremare - o volare - Wall Street. Non è più solo Nvidia a dettare l’umore degli investitori sull’intelligenza artificiale: Micron Technology ha preso il testimone, dopo l’annuncio dei risultati trimestrali di giovedì. Quadruplicare i ricavi con margini lordi dell’85% è un’impresa che pochi possono vantare, e il management assicura che la carenza di chip di memoria non si esaurirà prima di 18 mesi. Ma la parabola di Nvidia, che pur restando il fornitore dominante di chip AI ha sottoperformato quest’anno, è un monito: i troni tecnologici si conquistano e si perdono in fretta.
Nuova linfa per i mercati è arrivata anche dal PCE, la misura dell’inflazione preferita dalla Fed, salito a maggio al 4,1% annuo, in linea con le attese. Il calo del petrolio sotto i livelli prebellici aggiunge un tassello cruciale: se l’energia continua a sgonfiarsi, l’inflazione potrebbe rientrare senza strette monetarie. Insieme ai conti solidissimi dei giganti AI (pur tra le tensioni sul possibile rinvio della IPO di OpenAI), è la combinazione perfetta per il tanto sperato “Goldilocks scenario”: un’economia calda abbastanza da generare profitti, ma non così surriscaldata da spingere la Fed a irrigidirsi.
I due termometri
La prossima settimana i mercati avranno in mano due termometri. Uno misura la febbre dei prezzi in Europa, l’altro il polso del lavoro americano. Insieme, diranno molto sulla traiettoria dei tassi nei prossimi mesi. Mercoledì 1° luglio Eurostat pubblica la stima flash sull’inflazione dell’Eurozona. È il primo dato rilevante dopo il rialzo di 25 punti base varato dalla BCE a giugno, una mossa che Christine Lagarde ha definito “necessaria” richiamando l’impatto della guerra in Iran sui prezzi energetici.
Le proiezioni BCE indicano un’inflazione al 3% nel 2026, in calo al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028. Il trend è discendente, ma il percorso resta fragile. Lagarde ha escluso ulteriori strette nell’immediato, a condizione che le aspettative rimangano ancorate. La stima flash sarà il primo test di quella condizione.
Giovedì 3 luglio - un giorno prima del solito per via dell’Independence Day - arrivano i dati sul mercato del lavoro USA: non-farm payrolls e tasso di disoccupazione. Le attese indicano una crescita occupazionale sostenuta, trainata dal leisure e hospitality grazie all’effetto Mondiali. Per la Fed, un mercato del lavoro in moderato raffreddamento confermerebbe la narrativa dell’atterraggio morbido, dati sopra le stime invece fornirebbero nuovi argomenti ai falchi.
Due dati, due continenti, un solo verdetto: questa settimana è il termometro con cui investitori e Banche centrali leggeranno la temperatura dell’economia prima delle grandi decisioni di settembre.
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