Le società dell'S&P 500 si presentano alla stagione delle trimestrali con aspettative più alte di quelle di inizio luglio, un'eccezione rispetto al comportamento abituale degli analisti. Secondo il rapporto Earnings Insight di FactSet del 2 ottobre 2026, la crescita annua degli utili attesa per il terzo trimestre è pari al 29,5%, contro il 26,7% stimato al 30 giugno: se il dato fosse confermato, l'indice registrerebbe il terzo trimestre consecutivo con utili in aumento di oltre il 25% e l'ottavo consecutivo con una crescita a doppia cifra.
Alla revisione al rialzo delle stime si somma un numero record di società che hanno diffuso indicazioni positive sull'utile per azione, concentrate nel settore tecnologico mentre il rincaro del petrolio ha più che raddoppiato la crescita attesa per il comparto energetico.
Stime sugli utili in rialzo durante il trimestre, un'eccezione statistica
L'elemento più rilevante del rapporto FactSet riguarda la dinamica delle revisioni. Tra il 30 giugno e il 30 settembre la stima bottom-up dell'utile per azione dell'S&P 500 per il terzo trimestre, ottenuta aggregando le stime mediane delle singole società dell'indice, è aumentata dell'1,4%, da 88,64 a 89,84 dollari.
Si tratta di un andamento opposto a quello storico. Nel corso di un trimestre gli analisti tendono infatti a ridurre progressivamente le proprie previsioni, per poi essere superati dai risultati effettivi in fase di pubblicazione. Secondo i dati FactSet, negli ultimi cinque anni (20 trimestri) la stima bottom-up è scesa in media del 2,2% durante il trimestre; il calo medio sale al 2,5% su dieci anni, al 3,2% su quindici anni e al 4,2% su venti anni. Il terzo trimestre del 2026 è il secondo consecutivo in cui la stima è invece aumentata.
In termini assoluti, gli utili attesi per l'indice ammontano a 800,8 miliardi di dollari, il 2,2% in più rispetto ai 783,4 miliardi stimati all'inizio del trimestre. Quattro settori hanno registrato revisioni al rialzo degli utili in dollari, guidati da energia, tecnologia e finanziari; sei hanno subito tagli, con materiali, beni di prima necessità e sanità in testa mentre il settore immobiliare è rimasto invariato.
Le revisioni hanno interessato anche l'intero esercizio. Dal 30 giugno al 30 settembre la stima bottom-up dell'utile per azione per il 2026 è salita del 6,2%, da 340,49 a 361,66 dollari. Sette settori hanno visto aumentare le proprie stime annuali, con i maggiori incrementi nei servizi di comunicazione (+21,0%), nei beni di consumo discrezionali (+18,1%) e nell'energia (+17,2%).
Anche nell'ultima settimana di settembre il quadro è migliorato: il tasso di crescita atteso è passato dal 29,2% al 29,5%, con il contributo principale arrivato dalla sorpresa positiva di Micron Technology, che ha riportato un utile per azione di 33,42 dollari contro una stima di 31,77 dollari.
Guidance positive ai massimi dal 2006: il peso della tecnologia
Al rialzo delle stime degli analisti ha contribuito il tono delle indicazioni fornite dalle stesse società. Delle 116 aziende dell'S&P 500 che hanno diffuso una guidance trimestrale sull'utile per azione per il terzo trimestre, 72 hanno fornito indicazioni positive e 44 negative. FactSet classifica una guidance come positiva quando la stima della società, o il punto medio della forchetta indicata, supera la stima media degli analisti del giorno precedente.
Il numero di guidance positive è il più alto da quando FactSet ha iniziato a monitorare questa metrica nel 2006. Il precedente primato era di 65 società, registrato nel secondo trimestre del 2021. La media quinquennale si ferma a 42 e quella decennale a 40. In termini percentuali, le guidance positive rappresentano il 62% del totale, contro una media del 40% a cinque anni e del 41% a dieci anni: si tratta della quota più elevata dal secondo trimestre del 2021, quando aveva raggiunto il 71%.
Specularmente, le 44 guidance negative costituiscono il dato più basso dal terzo trimestre del 2021, quando erano state 39, e restano sotto sia la media quinquennale di 62 sia quella decennale di 57.
La distribuzione settoriale chiarisce l'origine del fenomeno. Il settore Information Technology conta da solo 44 guidance positive, il 61% del totale, un valore che eguaglia il record del secondo trimestre del 2026 e che si confronta con medie storiche di 23,6 a cinque anni e di 20,4 a dieci anni. All'interno del comparto, le indicazioni favorevoli provengono soprattutto dal software (12 società) e dai semiconduttori e apparecchiature per semiconduttori (11 società).
Sull'orizzonte annuale il quadro è meno uniforme. Delle 270 società che hanno fornito una guidance sull'esercizio in corso, 170 hanno diffuso indicazioni positive e 100 negative: la quota di guidance annuali negative si attesta quindi al 37%.
Energia, il rincaro del greggio più che raddoppia gli utili attesi
Il settore energetico è quello che ha beneficiato delle revisioni più ampie. Dall'inizio del trimestre gli utili attesi in dollari sono aumentati del 19,4%, da 47,0 a 56,1 miliardi, e la crescita annua stimata è salita al 114,0% dal 79,3% di fine giugno, la più elevata fra gli undici settori dell'indice.
La variabile determinante è il prezzo del petrolio. Secondo FactSet, tra il 30 giugno e il 30 settembre il greggio è aumentato del 30%, da 69,50 a 90,42 dollari al barile mentre il prezzo medio del terzo trimestre 2026, pari a 85,68 dollari, è risultato superiore del 32% a quello dello stesso periodo del 2025 (64,97 dollari). Il rialzo si inserisce nel contesto delle tensioni geopolitiche nell'area del Golfo Persico che hanno caratterizzato il mercato petrolifero nel corso dell'anno.
La raffinazione è il segmento più esposto all'effetto prezzo, con una crescita attesa degli utili del 431%. Seguono le compagnie integrate (+112%), l'esplorazione e produzione (+55%) e lo stoccaggio e trasporto (+8%) mentre attrezzature e servizi petroliferi rappresentano l'unico sottosettore per cui è previsto un calo (-9%).
A livello di singole società, le revisioni più marcate riguardano proprio i raffinatori. La stima sull'utile per azione di Marathon Petroleum è passata da 10,43 a 23,06 dollari, quella di Valero Energy da 9,66 a 18,88 dollari e quella di Phillips 66 da 6,38 a 10,99 dollari. Tra le major, Exxon Mobil è salita da 3,36 a 3,71 dollari e Chevron da 4,34 a 4,68 dollari. Il mercato ha seguito le revisioni: dal 30 giugno il settore energetico ha registrato il maggiore rialzo di prezzo dell'indice, pari al 18,7%.
Il dato ha un rilievo anche per l'aggregato: con un'espansione degli utili superiore al 100%, l'energia contribuisce in misura significativa alla crescita complessiva dell'indice, rendendo il risultato del trimestre sensibile all'andamento delle quotazioni del greggio.
Semiconduttori motore della crescita: il caso Micron
Se l'energia registra la crescita percentuale più alta, il contributo più consistente in valore assoluto proviene dalla tecnologia. Il settore Information Technology è atteso a una crescita degli utili del 65,0%, in aumento dal 57,0% stimato a fine giugno, con utili attesi saliti del 5,1%, da 247,0 a 259,5 miliardi di dollari. Delle 74 società del comparto, 61 hanno visto rivedere al rialzo la stima media sull'utile per azione.
Il dato è fortemente concentrato. I semiconduttori e le apparecchiature per semiconduttori sono attesi a una crescita degli utili del 130% e dei ricavi dell'82%: escludendo questa industria, la crescita stimata del settore tecnologico scenderebbe dal 65,0% al 24,4%. I maggiori contributi alle revisioni del settore sono arrivati da NVIDIA, la cui stima trimestrale è passata da 2,35 a 2,47 dollari per azione, da Micron Technology, da Dell Technologies (da 4,21 a 6,56 dollari), da Intel e da Cisco Systems (da 1,16 a 1,32 dollari).
Micron offre la misura dell'intensità del ciclo legato all'intelligenza artificiale. Il 30 settembre la società ha comunicato i risultati del quarto trimestre fiscale 2026, chiuso il 3 settembre, con ricavi per 54,23 miliardi di dollari, contro 41,46 miliardi del trimestre precedente e 11,32 miliardi dello stesso periodo dell'anno prima. L'utile netto non-GAAP si è attestato a 38,40 miliardi di dollari, pari a 33,42 dollari per azione diluita mentre in base ai principi GAAP l'utile per azione è stato di 32,87 dollari. Sull'intero esercizio 2026 i ricavi hanno raggiunto 133,19 miliardi di dollari, contro 37,38 miliardi dell'esercizio 2025.
Per il primo trimestre dell'esercizio 2027 Micron indica ricavi di 61,5 miliardi di dollari, con un margine di oscillazione di 1,5 miliardi, e un utile per azione non-GAAP di 38,15 dollari, più o meno un dollaro. Nel comunicato l'amministratore delegato Sanjay Mehrotra ha affermato che la società si attende un esercizio 2027 ancora più forte di quello appena concluso.
Il comparto tecnologico mostra anche la redditività più elevata. FactSet stima per il settore un margine netto del 32,3% nel terzo trimestre, contro il 27,5% di un anno prima e una media quinquennale del 25,9%. Sul fronte dei ricavi, la tecnologia è attesa a una crescita del 40,5%, la più alta fra gli undici settori.
Nei servizi di comunicazione la crescita attesa del 51,5% dipende in larga parte da due società: Meta Platforms, con un utile per azione stimato di 6,77 dollari contro 1,05 dollari di un anno prima, ed EchoStar. Escludendo entrambe, la crescita del settore scenderebbe al 12,0%.
Materiali, beni di prima necessità e sanità: i settori in ritardo
Il miglioramento delle stime non è uniforme. Tutti gli undici settori sono attesi a una crescita annua degli utili, ma otto hanno visto ridurre la stima bottom-up dell'utile per azione nel corso del trimestre.
Il settore dei materiali ha subito la revisione più ampia: gli utili attesi in dollari sono scesi del 9,0%, da 18,2 a 16,6 miliardi, e la crescita stimata si è ridotta a poco meno del 30% dal 42,1% di fine giugno. Diciannove delle 25 società del comparto hanno visto tagliare la stima media. Dow, con un utile per azione atteso sceso da 1,20 a 0,63 dollari, e Newmont, da 2,50 a 2,15 dollari, sono state le principali responsabili della riduzione; tra i tagli più marcati in termini percentuali figura quello su Mosaic, da 0,29 a 0,05 dollari. Il settore ha perso il 3,6% in Borsa dal 30 giugno.
Nei beni di prima necessità la crescita attesa è scesa al 2,9% dal 6,4%, con utili stimati in calo del 3,3%, da 38,3 a 37,1 miliardi di dollari. Walmart, la cui stima è passata da 0,68 a 0,64 dollari per azione, è stata la principale responsabile della riduzione; tagli superiori al 10% hanno riguardato tra gli altri Tyson Foods e Dollar Tree. Il comparto, che ha ceduto il 2,7% in borsa, registra anche la quota più bassa di raccomandazioni di acquisto, pari al 45%.
La sanità mostra invece una divergenza tra utili e prezzi. La crescita stimata è scesa al 5,5% dall'8,7%, con utili attesi in calo del 3,0%, ma il settore ha guadagnato il 4,7% in borsa, il terzo miglior risultato dell'indice. Le revisioni negative più rilevanti riguardano Incyte, la cui stima è passata da un utile di 2,01 dollari a una perdita di 3,16 dollari per azione, Johnson & Johnson (da 3,02 a 2,78 dollari) e Pfizer (da 0,85 a 0,76 dollari).
Il settore finanziario si colloca in una posizione intermedia: la crescita attesa è salita al 3,0% dall'1,3%, con JP Morgan Chase come principale contributore (stima passata da 5,49 a 5,90 dollari per azione), ma il comparto ha registrato una flessione dello 0,3% in Borsa.
Ricavi e margini: profittabilità vicina ai massimi storici
La crescita degli utili non dipende soltanto dall'espansione dei margini. FactSet stima per il terzo trimestre una crescita dei ricavi del 12,3%, in aumento dal 10,9% atteso a fine giugno e superiore sia alla media quinquennale dell'8,7% sia a quella decennale del 6,3%. Se confermato, sarebbe il terzo trimestre consecutivo con ricavi in crescita a doppia cifra. Tutti gli undici settori sono attesi in espansione, con tecnologia, energia (+21,4%) e servizi di comunicazione (+15,4%) nelle prime posizioni.
Il margine netto stimato per l'indice è pari al 15,0%. Il valore è inferiore al 17,0% del secondo trimestre, che rappresenta il record dal 2009, anno di inizio della serie FactSet, ma superiore al 13,0% di un anno prima e alla media quinquennale del 12,6%. Se confermato, costituirebbe il secondo margine più alto della serie storica.
Sei settori sono attesi a un aumento del margine netto su base annua, guidati dall'energia (14,3% contro 8,1%) e dalla tecnologia (32,3% contro 27,5%). Cinque registrerebbero invece una contrazione, con i finanziari in testa (19,7% contro 20,5%). Rispetto alle medie quinquennali, otto settori si collocano sopra, due sotto (immobiliare e sanità) e uno, i beni di prima necessità, in linea al 6,3%.
Valutazioni: il P/E forward scende sotto la media decennale
La combinazione tra stime in aumento e prezzi in moderato rialzo ha prodotto una compressione dei multipli. Il rapporto prezzo/utili a 12 mesi forward dell'S&P 500 è pari a 19,0, sotto la media quinquennale di 19,8 e quella decennale di 19,1, e in calo rispetto al 20,4 di fine giugno. Tra il 30 giugno e il 30 settembre il prezzo dell'indice è salito del 2,0% mentre la stima degli utili a 12 mesi è aumentata del 9,3%.
Il quadro cambia se si considerano gli utili realizzati. Il rapporto prezzo/utili trailing a 12 mesi è pari a 25,7, sopra la media quinquennale di 24,4 e quella decennale di 23,6. La differenza tra i due multipli riflette l'entità della crescita degli utili incorporata nelle stime: la valutazione appare contenuta solo nella misura in cui le previsioni degli analisti si realizzeranno.
A livello settoriale, i multipli forward più elevati sono quelli dei beni di consumo discrezionali (22,6) e degli industriali (22,5), quelli più contenuti appartengono all'energia (13,0) e ai finanziari (14,1).
Il target price bottom-up aggregato degli analisti per l'S&P 500 è pari a 9.280,66 punti, superiore del 21,3% alla chiusura di 7.651,54 punti del 30 settembre. Le maggiori distanze tra target e prezzo riguardano beni di consumo discrezionali (+27,6%), utility (+26,8%) e industriali (+26,5%), le minori sanità (+13,1%) ed energia (+13,3%). Delle 13.120 raccomandazioni censite da FactSet sui titoli dell'indice, il 59,9% è di acquisto, il 35,4% di mantenimento e il 4,7% di vendita. Si tratta di stime degli analisti e non di previsioni sull'andamento effettivo dell'indice.
Tassi, Fed e petrolio: le variabili sullo sfondo
La stagione delle trimestrali si apre in un contesto monetario diverso da quello degli ultimi anni. Il 16 settembre il Federal Open Market Committee ha alzato all'unanimità il tasso sui fed funds di un quarto di punto, portando l'intervallo obiettivo al 3,75%-4,00%. Nel comunicato la Fed ha descritto un'economia in espansione a ritmo solido e un'inflazione ancora elevata, indicando che la decisione è volta a favorire un ritorno più rapido all'obiettivo del 2%. Si è trattato del primo rialzo dal 2023 e del primo sotto la presidenza di Kevin Warsh. Le proiezioni economiche diffuse nella stessa occasione indicano un tasso mediano del 4,1% a fine 2026.
Il mercato obbligazionario ha reagito con un aumento dei rendimenti a lunga scadenza. Il rendimento del Treasury decennale si colloca in area 5,3% e il trentennale ha toccato il 5,72%, il livello più alto dal 2002 mentre il Brent è tornato sopra i 100 dollari al barile. Nella stessa seduta del 6 ottobre l'S&P 500 e il Nasdaq avevano aggiornato i massimi storici di chiusura, sostenuti dai titoli tecnologici e legati all'intelligenza artificiale.
Il rapporto tra queste variabili è il punto di attenzione principale. Un costo del capitale più elevato incide sulle valutazioni dei titoli con flussi di cassa attesi più lontani nel tempo, proprio quelli che sostengono la crescita degli utili dell'indice. Il petrolio, a sua volta, sostiene gli utili del settore energetico ma alimenta le pressioni inflazionistiche che hanno spinto la Fed a riprendere la stretta.
Il rapporto FactSet affronta direttamente il tema dei costi energetici, osservando che, nonostante le preoccupazioni del mercato per il rincaro di petrolio e gas, gli analisti non hanno ridotto le stime sugli utili più del consueto. I settori più esposti ai costi energetici e ai consumi, come i beni di prima necessità, figurano tuttavia tra quelli che hanno subito le revisioni negative più ampie.
Calendario della stagione e prospettive per il 2027
Al 2 ottobre, 16 società dell'S&P 500 con trimestre fiscale non allineato al calendario avevano già pubblicato i risultati: 14 hanno riportato un utile per azione superiore alle attese e 12 ricavi sopra le stime. La fase centrale della stagione inizia con PepsiCo, che diffonderà i conti del terzo trimestre l'8 ottobre, e con le grandi banche: JPMorgan Chase pubblicherà i risultati il 13 ottobre, con conference call alle 8:30 ora di New York.
Durante la stagione il mercato dovrà confrontarsi anche con la riunione del Federal Open Market Committee del 27 e 28 ottobre. Il 7 ottobre sono attesi i verbali della riunione di settembre, che potranno offrire indicazioni sulla disponibilità del comitato a proseguire con nuovi rialzi.
Per i trimestri successivi, le stime degli analisti raccolte da FactSet indicano un rallentamento progressivo della crescita. Per il quarto trimestre del 2026 è attesa una crescita degli utili del 27,6% con ricavi in aumento del 12,2%; per l'intero 2026 la crescita stimata è del 32,4%, con ricavi in progresso del 12,4%. Nel primo trimestre del 2027 la crescita attesa scende al 19,1% e nel secondo al 2,3%, con ricavi rispettivamente in aumento dell'11,1% e del 7,3%. Per l'intero 2027 gli analisti stimano utili in crescita del 15,8% e ricavi del 9,3%.
La decelerazione prevista per il secondo trimestre del 2027 si confronta con una base di partenza elevata, dopo una serie di trimestri con crescita superiore al 25%. Si tratta in ogni caso di stime, soggette a revisione nel corso dei prossimi mesi.