JP Morgan ha rivisto al rialzo la propria valutazione su Linde, il colosso dei gas industriali quotato a New York, portando il giudizio da "neutral" a "overweight". L'analista Jeffrey Zekauskas ha fissato un nuovo target di prezzo a 525 dollari, rispetto ai 455 dollari precedenti, con un potenziale di apprezzamento di circa il 7% rispetto all'ultima chiusura.
La mossa nasce dalla lettura del contesto geopolitico. Secondo Zekauskas, Linde si trova oggi in una posizione strutturalmente più solida rispetto alla maggior parte delle altre società del settore, grazie a una combinazione di fattori.
Al centro dell'analisi c'è il mercato dell'elio. Dopo un 2025 difficile, segnato da prezzi bassi sia per l'elio che per i gas rari in generale, le condizioni si sono invertite con rapidità. Il conflitto in Medio Oriente - e in particolare le ripercussioni sul Qatar, che produce circa un terzo dell'intera offerta mondiale di elio - ha innescato una tensione sull'offerta che ha già cominciato a riflettersi sui prezzi.
"Linde - rileva l'esperto - ha sofferto per i bassi prezzi di elio e gas rari nel 2025, ma il mercato dell'elio si è in parte invertito a causa della sospensione della produzione di GNL di QatarEnergy legata al conflitto con l'Iran e alla chiusura dello Stretto di Hormuz".
L'elio e le caverne di stoccaggio
La crisi dello Stretto di Hormuz ha prodotto effetti concreti sulla logistica dell'elio, limitando la disponibilità delle cosiddette ISO-tank, le cisterne specializzate utilizzate per il trasporto del gas. Tuttavia, Linde dispone di un vantaggio competitivo difficile da replicare: una grande caverna di stoccaggio capace di contenere circa sei mesi di domanda globale di elio. Questo buffer consente all'azienda di gestire gli shock di breve termine senza interruzioni operative significative.
L'analista mantiene tuttavia una certa cautela sul fronte delle prospettive di breve periodo. "Riteniamo che, qualora il conflitto con l'Iran si risolvesse nel giro delle prossime due settimane, l'attuale tensione sull'offerta si dissiperebbe", ha scritto Zekauskas. In altri termini, il mercato dell'elio è oggi in parte guidato da una variabile esogena e temporanea, il cui esito rimane incerto.
Prima dello scoppio del conflitto, il titolo Linde era scambiato in area 510 dollari. L'analista ritiene che il percorso per tornare a quei livelli - e superarli - sia percorribile, alla luce del miglioramento del quadro fondamentale.
Contratti, inflazione e qualità difensiva del business
Oltre alla dinamica dell'elio, JP Morgan mette in luce un secondo motore di crescita per Linde: la capacità di trasferire l'inflazione dei costi alla propria base clienti attraverso i contratti di fornitura. Questa caratteristica - comune ai grandi operatori di gas industriali - assume un valore particolare in una fase di pressioni inflazionistiche elevate.
La storia di Linde mostra che, nei cicli inflazionistici, l'azienda tende ad aumentare i propri prezzi a un ritmo superiore rispetto ai periodi di stabilità. Questo meccanismo protegge i margini e, secondo Zekauskas, offre al titolo una qualità difensiva che poche società del comparto possono vantare. "Riteniamo che vi sia spazio per un'accelerazione sia dei volumi che dei prezzi, il che fornisce all'azienda buone caratteristiche difensive."
A questo si aggiunge un altro elemento di supporto: i clienti chimici statunitensi di Linde, secondo l'analista, sono destinati ad aumentare i propri tassi di utilizzo degli impianti per sfruttare la competitività dei prezzi all'export. Un segnale che la domanda industriale non sta cedendo, e che Linde è ben posizionata per intercettarla.
Sul piano borsistico, il titolo ha già anticipato parte di questo scenario: le azioni Linde hanno guadagnato il 16% dall'inizio del 2026 ed il 9% negli ultimi dodici mesi. Il nuovo target di 525 dollari di JP Morgan lascia tuttavia ancora un margine di apprezzamento, sostenuto da fondamentali che, nella lettura dell'analista, stanno migliorando su più fronti contemporaneamente.