Meta Platforms è sotto attacco per gli occhiali intelligenti collegati all'intelligenza artificiale. L'organizzazione per i diritti digitali HateAid ha denunciato il gigante tecnologico di Menlo Park, accusandolo di commercializzare in Germania dispositivi che violano le leggi sulla privacy.
Nel mirino ci sono soprattutto gli smart glasses Ray-Ban Meta Wayfarer, che, secondo l'associazione tedesca, avrebbero infranto le norme federali sulla protezione dei dati digitali, in quanto sarebbero stati progettati per riprendere le persone a loro insaputa.
Nello specifico, la denuncia - indirizzata alla Zit, l'unità di Francoforte che si occupa dei reati informatici - è stata presentata contro la direzione di Meta, le divisioni del produttore di occhiali EssilorLuxottica, nonché i rivenditori Fielmann, Apollo-Optik, Mister Spex e MediaMarkt. "Non c'è modo di sfuggire agli smart glasses. Bisogna aspettarsi in qualsiasi momento di essere ripresi e poi diffusi su Internet", ha affermato Josephine Ballon, amministratrice delegata di HateAid.
Nel suo comunicato, inoltre, l'associazione ha affermato che il numero di violazioni digitali registrate riguarda soprattutto le donne. "Gli smart glasses consentono ora di mascherare una tecnologia di sorveglianza particolarmente discreta sotto le spoglie di un oggetto di uso quotidiano", si legge nella nota.
Meta Platforms: le accuse contro Facebook e Instagram
I guai giudiziari di Meta Platforms non finiscono qui. L'azienda dovrà anche affrontare, in un tribunale federale della California, una denuncia presentata da 29 Stati che chiedono un provvedimento per imporre limiti di età su Facebook e Instagram, le due piattaforme social di proprietà di Meta.
Inoltre, gli Stati chiedono che Meta elimini tutti gli algoritmi e i modelli di intelligenza artificiale realizzati con i dati dei minori e rimuova funzionalità come lo scorrimento infinito e le notifiche. Chiedono altresì al tribunale di ordinare a Meta di modificare l'algoritmo utilizzato per promuovere i contenuti, in modo da dare priorità al benessere degli utenti anziché al coinvolgimento.
Una coalizione di procuratori generali degli Stati accusa inoltre il gruppo di aver progettato questi social in modo da renderli particolarmente coinvolgenti per i giovani utenti, al punto da tenerli "incollati" alle piattaforme. Nel contempo, Meta avrebbe fuorviato i consumatori riguardo alla loro sicurezza.
Il processo si terrà a Oakland e dovrebbe durare sette settimane. Mercoledì è prevista la selezione della giuria, mentre le dichiarazioni preliminari dovrebbero iniziare il 18 agosto. Il fondatore e amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, e il responsabile di Instagram, Adam Mosseri, dovrebbero essere chiamati a testimoniare.
La causa è stata avviata nel 2023, dopo un'indagine sull'impatto delle piattaforme sui giovani utenti, partita in seguito alla testimonianza davanti alla commissione del Senato USA dell'informatrice di Meta, Frances Haugen. Quest'ultima ha rivelato che l'azienda era consapevole del potenziale danno dei propri prodotti sui giovani utenti e sapeva come renderli più sicuri. Tuttavia, avrebbe scelto di non apportare alcuna modifica, perseguendo la strada del profitto.
Cosa rischia Meta? La società ha affermato che i danni complessivi potrebbero arrivare a 1.400 miliardi di dollari, una cifra che si avvicina all'intera capitalizzazione di mercato dell'azienda, pari a circa 1.500 miliardi di dollari. Tuttavia, i procuratori generali non hanno ancora reso nota la somma che intendono chiedere sotto forma di risarcimento.