Benzina a non più di 1,99 euro al litro, gasolio fermo a 2,19 euro. Da questa mattina i distributori della rete ENIlive applicano il tetto prezzi benzina comunicato dal gruppo venerdì scorso. Lo sconto sulle medie di mercato si colloca tra 15 e 17 centesimi al litro. La Borsa ha risposto subito: complice anche il +1,7% del Brent che porta il prezzo del benchmark a 106,1 dollari al barile, a Piazza Affari le azioni ENI avanzano del 2,45%.
L'orizzonte iniziale è di un mese. Il gruppo potrà prolungare la misura fino al 31 dicembre, a seconda di come si muoveranno quotazioni e forniture. Sullo sfondo c'è un mercato dei raffinati sotto forte pressione: l'offerta globale si è ristretta e la capacità di lavorazione in Europa è scesa.
ENI blocca il prezzo della benzina: anche IP si accoda
I primi rilievi dell'Osservatorio del Mimit segnalano un calo minimo. Sulla rete stradale un litro di benzina self costa in media 2,152 euro (2,159 domenica), il gasolio 2,369 euro (2,377). In autostrada le medie si fermano a 2,214 e 2,420 euro. Entrambi i carburanti restano quindi sopra la soglia scelta da ENI.
L'Unione nazionale consumatori parla di un impatto limitato sulle medie, malgrado la capillarità dei punti vendita del gruppo. Sulle autostrade, nel primo giorno, il gasolio ha perso 3,9 centesimi (-1,59%) e la benzina 4 centesimi (-1,77%). Secondo il presidente Massimiliano Dona servirà qualche giorno per capire se la perdita di volumi delle altre insegne spingerà i concorrenti a tagliare i listini.
Uno di loro si è già mosso. Domenica Socar, la compagnia statale azera che controlla Italiana Petroli, ha annunciato un tetto da introdurre in modo graduale, partendo dalle stazioni con insegna IP. I nuovi prezzi non sono stati comunicati.
Il governo rivendica il risultato. Giorgia Meloni ha ringraziato il presidente azero Ilham Aliyev. Antonio Tajani, alla guida della Farnesina, sottolinea che la scelta volontaria delle compagnie ha evitato il prelievo sugli extraprofitti, al quale Forza Italia si oppone per principio. Adolfo Urso, titolare del Mimit, apre a interventi solo mirati, come sull'autotrasporto, se il calmiere di ENI e IP darà risultati. E tiene alta la guardia su un eventuale stop USA all'export di gasolio verso l'UE.
Il caro carburanti legato al conflitto in Medio Oriente pesa sui conti pubblici. Tra riduzioni delle accise e sgravi agli autotrasportatori, Palazzo Chigi ha già speso circa 2,8 miliardi (anche se nel computo occorre inserire gli extra-profitti per le casse pubbliche derivanti da carburanti più cari). L'ultimo taglio vale solo per il gasolio, scade il 5 ottobre ed è stato dimezzato sabato, passando da 12 centesimi al litro a circa 6.
Equita fa i conti sulle azioni ENI: fino a 100 milioni al mese, Buy confermato
Per Equita Sim il costo è rilevante ma sostenibile. Gli analisti stimano un impatto negativo compreso tra 85 e 100 milioni di euro per ogni mese di applicazione. La base di calcolo sono le vendite di carburanti in Italia del quarto trimestre 2025, circa 1,4 milioni di tonnellate. Se lo sconto restasse in vigore per tutto l'ultimo trimestre 2026, il conto salirebbe a 250-300 milioni.
Sull'utile il peso resta contenuto. La SIM stima per il 2026 un risultato netto mark-to-market vicino ai 10 miliardi prima del price cap, contro un consenso di circa 8 miliardi. Tre mesi di tetto varrebbero così intorno al 3% dei profitti.
Il giudizio è leggermente negativo sul piano economico e moderatamente positivo su quello regolatorio: un contributo volontario costa meno di una tassa sugli extraprofitti. Anche gli analisti sentiti da Reuters ritengono che il tetto possa convincere Roma ad accantonare il prelievo. Al MEF, però, Giancarlo Giorgetti preferirebbe una misura coordinata a livello UE e non ha escluso l'opzione mentre lavora alla manovra 2027, attesa il mese prossimo.
Un precedente esiste. In Francia TotalEnergies applica da aprile un tetto volontario sulla propria rete. Il profilo antitrust va seguito, soprattutto in caso di proroga o di pressione sugli operatori meno integrati, ma per Equita oggi il rischio è limitato. La raccomandazione resta "Buy", con target price a 28 euro.
Margini in risalita e meno azioni: i dati fondamentali
I fondamentali raccontano un gruppo in recupero. Secondo i dati della piattaforma Forecaster.biz, il secondo trimestre 2026 ha segnato un netto miglioramento.
Il margine operativo sale al 10,53%, dal 7,32% dei primi tre mesi dell'anno e dal 4,13% di fine 2025. Il margine lordo passa dal 5,96% al 9,17%. Il balzo più ampio riguarda il margine netto: 17,85%, contro il 4,20% del primo trimestre e il 7,49% di un anno prima. Restano lontani i livelli del 2022, quando la marginalità operativa superava il 18%.
La redditività segue la stessa traiettoria. Il ROE del solo trimestre si porta al 6,56%, da 2,32%. Il ROA sale al 2,26%, da 0,73%. L'utile per azione trimestrale arriva a 1,13 euro, contro 0,36 euro nel periodo precedente e 0,16 euro nello stesso trimestre 2025. Sui dodici mesi l'utile per azione è di 1,77 euro.
Prosegue anche la riduzione del capitale. Le azioni in circolazione scendono a 2.935 milioni, dai 3.050 milioni di metà 2025: un calo del 3,8%. Il dividendo per azione indicato dalla piattaforma sale a 1,05 euro, da 1,00 euro dodici mesi fa. Con l'ultima chiusura a 24,57 euro, il titolo tratta a 13,88 volte gli utili e offre un rendimento da dividendo del 4,32%, per una capitalizzazione di 72,09 miliardi di euro. Il target di Equita implica un potenziale rialzo di circa il 14%.
Cosa succede ora
Il calendario ora si stringe. Il 23 ottobre arriveranno i conti del terzo trimestre e, a fine mese, scadranno i primi 30 giorni di tetto. In mezzo c'è la manovra, prima dello stacco della cedola fissato per il 23 novembre. Da quelle settimane si capirà se lo sconto alla pompa avrà davvero tenuto fuori dal bilancio di ENI la tassa sugli extraprofitti.