Il mezzo passo indietro di Donald Trump, pronto a porre fine al conflitto in Medio Oriente anche senza aprire completamente lo Stretto di Hormuz, ha sostenuto gli acquisti sulle Borse europee che hanno chiuso le contrattazioni in territorio positivo.
In questo contesto rimangono sempre alti i prezzi del petrolio, mentre Wall Street, dopo 3 sedute consecutive al ribasso, transita al giro di boa con l'S&P 500 in guadagno dell'1,3% e con il Nasdaq del 2%.
Con il Dax e il Cac 40 che hanno chiuso le contrattazioni in guadagno rispettivamente dello 0,18% e dello 0,23%, il FTSE Mib ha sovraperformato gli altri due indici terminando la seconda seduta dell'ottava in guadagno dell'1,11% a 44,309,71 punti.
Dal punto di vista operativo il superamento dei 44 mila punti torna a rafforzare il quadro grafico di breve periodo dell'indice italiano. La conferma di questi livelli dovrebbe far proseguire gli acquisti verso i 44.500-44.600 punti e successivamente in direzione dei 44.750-44.800 punti.
Tra le azioni che a Piazza Affari hanno registrato una performance negativa troviamo Buzzi, nel giorno in cui il Gruppo ha comunicato i conti del 2025. Andiamo a leggerli nel dettaglio.
Buzzi: nel 2025 ricavi in aumento del 4,8%
Nonostante le tensioni e le incertezze geopolitiche abbiano penalizzato gli investimenti, Buzzi ha chiuso l'anno passato con numeri in linea con le attese degli analisti grazie sia all'acquisizione della maggioranza di Gulf Cement Company negli Emirati Arabi che alla riorganizzazione della partnership con Alpe-Adria.
Nello specifico i ricavi sono cresciuti del 4,8% a 4,518 miliardi di euro, mentre il margine operativo lordo è sceso del 3,1% a 1,236 miliardi di euro, posizionandosi nella fascia alta della guidance comunicata nello scorso mese di novembre.
In calo del 10% è risultato l'utile operativo che si è attestato a 898,1 milioni di euro, mentre l'utile netto è sceso del 2% a 924 milioni di euro. In deciso aumento del 49,6% è risultata la PFN, che si è attestata a 1,131 miliardi di euro.
Per quanto riguarda le vendite di calcestruzzo hanno registrato una crescita dell'1,8% a 9,85 milioni di metri cubi, mentre quelli di cemento hanno visto una accelerazione del 21,2% a 31,9 milioni di tonnellate.
A livello geografico gli Usa, nonostante un calo dei ricavi del 7% a 1,61 miliardi di euro, rimangono il primo mercato per la società. In calo del 3% è risultato il mercato italiano dove i ricavi si sono attestati a 791 milioni di euro.
Segnali positivi sono arrivati invece da Lussemburgo, Germania e Polonia, mentre il Messico ha visto un calo del 5,8% a 940 milioni di euro e la Russia una crescita del 3,1% a 303 milioni di euro. In scia a questi dati è stato proposto un dividendo di 0,7 euro.
Per quanto riguarda l'anno in corso il Gruppo ha sottolineato come l'aumento dei prezzi dell'energia dovrebbe impattare sui conti della società. Nello specifico il margine operativo lordo ricorrente dovrebbe registrare una leggera contrazione rispetto al 2025.
Azioni Buzzi: analisi tecnica e strategie operative
Andiamo ora a scoprire come si sono comportate le azioni Buzzi sulla Borsa italiana. Con volumi di poco superiori alla media giornaliera mensile è stata una seduta volatile e in ribasso per il titolo Buzzi che, con un calo dello 0,9%, ha chiuso le contrattazioni a 43,08 euro.
Con un'impostazione di medio periodo al ribasso, nel breve termine per avere un segnale di forza i corsi dovrebbero spingersi oltre i massimi delle ultime settimane situati sui 45 euro.
Il superamento di tali livelli dovrebbe proiettare le quotazioni verso i 46,60-47 euro, dove troviamo sia la trendline discendente che parte dai massimi di sempre che l'indicatore daily del Supertrend.
Lasciandosi alle spalle queste aree si assisterebbe a una continuazione degli acquisti in direzione dei 47,9 euro, dove transita la media mobile di lungo periodo, e successivamente i top di febbraio in area 51,40 euro.
Al contrario il mancato superamento dei 45 euro dovrebbe far proseguire il trend discendente in direzione dei 42,5 euro, dove transita la trendline rialzista che parte dai minimi di luglio 2024, e a seguire sui minimi degli ultimi 7 mesi posti sui 41 euro.
Fondamentale diventerebbe la tenuta di questi ultimi livelli, onde evitare un pericoloso indebolimento del quadro grafico con prossimi obiettivi i minimi di ottobre 2025 situati sui 40,10-40,20 euro.
Nel caso in cui anche tali aree non dovessero arrestare la spinta ribassista, aumenterebbero le possibilità per andare a rivedere i minimi di aprile dello scorso anno sui 36,5 euro, con target intermedi sui 38 euro.
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