Il memorandum d'intesa tra Stati Uniti e Iran ha penalizzato il settore energetico europeo in Borsa, che ha sottoperformato il mercato. Il movimento è avvenuto contestualmente all'arretramento del petrolio, sceso sotto gli 80 dollari al barile.
Storicamente, dopo ogni shock petrolifero in cui il greggio raggiunge un picco e le azioni energetiche sovraperformano i titoli degli altri settori, si verifica un'inversione marcata con l'allentarsi delle tensioni. Questo significa che le società che in precedenza avevano beneficiato della crisi tendono successivamente a registrare performance inferiori rispetto al mercato.
Stati Uniti e Iran hanno firmato una tregua di 60 giorni, in attesa di raggiungere un accordo definitivo sul programma nucleare iraniano. Il cessate il fuoco resta però fragile, anche perché coinvolge indirettamente Israele e il Libano. Venerdì, infatti, è saltata la firma dell'accordo in Svizzera dopo che il governo israeliano ha lanciato un raid in territorio libanese.
Azioni energetiche europee: arriva il downgrade di Morgan Stanley
Sebbene la tregua rimanga precaria, nel frattempo è stato raggiunto un risultato di grande rilevanza per il settore energetico e per l'economia mondiale: la parziale riapertura dello Stretto di Hormuz. Attraverso questo passaggio strategico del Golfo Persico transita circa un quinto del petrolio mondiale. La sua chiusura aveva ridotto l'offerta di greggio, spingendo al rialzo i prezzi petroliferi e aumentando i profitti delle compagnie energetiche.
Con il graduale superamento della crisi, Morgan Stanley ritiene che le prospettive di redditività del settore siano peggiorate e ha quindi declassato le azioni energetiche europee da "overweight" a "equal-weight". La revisione del rating si basa su uno scenario che prevede il Brent a 80 dollari al barile, secondo le stime degli strategist della banca d'investimento americana.
Morgan Stanley sottolinea come quest'anno la crescita dell'utile per azione dell'indice MSCI Europe sia migliorata dall'11,2% al 16,7%, grazie soprattutto al contributo del comparto energetico. Ora, però, la banca stima una crescita dell'11,2%. Nel proprio modello di riferimento, l'istituto finanziario ha inoltre rimosso sei titoli energetici dalla lista dei 50 preferiti.
Nessun pedaggio dell'Iran a Hormuz
Una notizia importante è arrivata ieri anche sul fronte delle tariffe applicate dall'Iran per il transito nello Stretto di Hormuz, tema che nelle ultime settimane ha suscitato un ampio dibattito.
L'Autorità iraniana dello Stretto del Golfo Persico (PGSA), responsabile della gestione del passaggio marittimo, ha comunicato che le navi dovranno presentare una richiesta di transito almeno 48 ore prima dell'arrivo. Tuttavia, durante i 60 giorni della tregua, l'Iran non applicherà alcuna tariffa relativa ai servizi di sicurezza, protezione, tutela ambientale e alle coperture assicurative connesse.
Secondo l'ente iraniano, l'obbligo per le imbarcazioni di comunicare preventivamente rotte e tempi di attraversamento è finalizzato a garantire una navigazione sicura nelle aree ancora interessate dalla presenza di mine.
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