L’8 ottobre 2026 le azioni CoreWeave (Nasdaq: CRWV) hanno perso circa il 7,8%, chiudendo in area 81,6 dollari. Il calo è arrivato dopo che il Financial Times ha riportato che OpenAI, il cliente più noto della società, ha indicato agli investitori un fatturato annualizzato di circa 50 miliardi di dollari, contro i 68 miliardi circolati due mesi prima.
CoreWeave affitta data center pieni di processori grafici Nvidia a chi sviluppa modelli di intelligenza artificiale, e per costruirli si indebita prima di incassare i contratti pluriennali. Ogni dubbio sui conti dei clienti riporta quindi il mercato alla stessa domanda: il debito accumulato è sostenibile?
CoreWeave, perché le azioni sono scese
Secondo la ricostruzione del Financial Times, la differenza di circa 18 miliardi dipende soprattutto dal metodo di calcolo: la cifra più alta includeva i ricavi lordi generati attraverso i partner, quella nuova è al netto.
OpenAI ha comunque indicato una crescita del 77% del fatturato annualizzato nel terzo trimestre. Il mercato ha colpito soprattutto le società che finanziano a debito la costruzione dei data center: nella stessa seduta Nebius ha perso circa il 6-7% e Oracle circa il 5%, mentre i titoli del software cloud hanno tenuto meglio.
Per CoreWeave il legame è diretto, perché gli accordi annunciati con OpenAI nel 2025 valgono fino a 22,4 miliardi di dollari.
Quanto pesa il debito di CoreWeave
A fine giugno CoreWeave aveva 35,1 miliardi di dollari di debito, escluso il leasing. È una struttura diversa da quella dei grandi del cloud come Microsoft, Amazon e Google, che finanziano i data center soprattutto con la cassa generata dalle loro attività.
Secondo l’AI Agent di Forecaster.biz, l’Altman Z-Score di CoreWeave, l’indicatore che stima il rischio di insolvenza nei due anni successivi, è a 0,29, ben sotto la soglia di 1,8 che delimita la zona di rischio.
Il costo del debito si vede nei conti. Nel secondo trimestre 2026 CoreWeave ha pagato 640 milioni di dollari di interessi netti, più della perdita netta di 626 milioni. La gestione operativa è invece vicina al pareggio, con una perdita operativa di 49 milioni su ricavi saliti del 112% a 2,58 miliardi. In altre parole, il rosso di bilancio viene quasi tutto dagli interessi.
Il 22 settembre l’amministratore delegato Michael Intrator ha venduto 200.000 azioni a un prezzo medio di 86,82 dollari, nell’ambito di un piano di vendita prestabilito (Rule 10b5-1). Le operazioni dei vertici si possono seguire nella sezione insider di Forecaster.biz.
Il contrappeso degli ordini
A fare da contrappeso c'è il portafoglio ordini. A fine giugno valeva 104,2 miliardi di dollari, il 246% in più di un anno prima, e nelle prime settimane del terzo trimestre si sono aggiunti oltre 25 miliardi di nuovi impegni.
A luglio CoreWeave ha alzato i prezzi di circa il 25% e indica la capacità disponibile nel breve periodo come di fatto esaurita: la domanda supera ancora l’offerta.
L’espansione prosegue anche fuori dagli Stati Uniti. Il 6 ottobre la società ha annunciato l’ingresso in India con 240 megawatt nel campus di AdaniConneX a Navi Mumbai, con la prima fase operativa prevista a metà 2028.
Azioni CoreWeave: livelli e scenari
A 81,6 dollari il titolo resta in rialzo di circa il 14% da inizio anno, ma è lontano dal massimo a 52 settimane di 153,20 dollari e circa il 14% sotto i 94,9 dollari di inizio settembre. Il Market Mood Meter di Forecaster.biz, che misura su una scala da -100 a +100 quanto un titolo è ipercomprato o ipervenduto, segna -23, in area neutra.
Se CoreWeave continuerà a trasformare il portafoglio ordini in ricavi senza intoppi nei finanziamenti, il titolo avrebbe spazio per avvicinarsi al fair value medio calcolato da Forecaster.biz, pari a 133 dollari, circa il 63% sopra i prezzi attuali. È una proiezione condizionata alla capacità di trasformare la domanda di calcolo in margini, non un obiettivo di prezzo.
Se invece le prossime emissioni di debito arrivassero a costi più alti, o servissero nuovi aumenti di capitale dopo quelli che hanno portato le azioni a circa 551 milioni, la pressione sul titolo potrebbe continuare. In quel caso il primo riferimento è il minimo a 52 settimane di 60,55 dollari.
Il segnale da seguire sono le condizioni delle prossime operazioni di raccolta. Un costo più alto delle precedenti sarebbe il primo indizio concreto che il credito verso le società cloud specializzate nell’IA, finanziate a debito, si sta restringendo.