Le azioni dei produttori di chip di memoria stanno vivendo un momento difficile. I colossi del settore, come le sudcoreane Samsung Electronics e SK Hynix e la statunitense Micron Technology, hanno effettuato un brusco dietrofront in Borsa dopo un rally poderoso che durava da anni.
Il Philadelphia Semiconductor Index, che replica l'andamento dei principali titoli del settore dei semiconduttori, ha perso fino a un quinto della capitalizzazione dai massimi recenti, mentre le singole azioni che ne fanno parte hanno visto ridursi il proprio valore dal 20% al 50% rispetto ai top (Semiconduttori in bear market: cosa dicono davvero i dati?).
Non c'è una ragione precisa e documentata che spieghi perché gli investitori abbiano improvvisamente deciso di abbandonare un settore come quello dei chip di memoria, che più di ogni altro stava beneficiando del boom dell'intelligenza artificiale.
Le ipotesi degli analisti ruotano attorno al fatto che proprio l'AI presenti il rovescio della medaglia di questo rally. In sostanza, se le azioni sono salite perché gli enormi investimenti delle grandi aziende tecnologiche nell'intelligenza artificiale hanno determinato un forte aumento della domanda di memoria, allo stesso modo sono scese perché gli investitori hanno iniziato a temere un rallentamento di tali investimenti.
Considerando che le valutazioni di società come Samsung, SK Hynix e Micron hanno raggiunto livelli molto elevati, è probabile che il mercato abbia semplicemente iniziato a prendere profitto.
Azioni dei chip di memoria: sono da comprare?
Il punto, ora, è stabilire se l'attuale fase di debolezza sia temporanea oppure se ci si trovi di fronte alla fine del ciclo, come spesso accade per titoli ciclici quali quelli dei semiconduttori. Gli strategist di JP Morgan Chase propendono per la prima ipotesi.
Il team guidato da Mislav Matejka osserva come i prezzi dei titoli del settore abbiano invertito la rotta nonostante gli utili continuassero a mostrare resilienza e le stime sui guadagni a 12 mesi fossero ancora in aumento. Per questa ragione, gli esperti non si aspettano una fase prolungata di debolezza del mercato. Di fronte a "fondamentali che rimangono solidi, gli investitori dovrebbero aumentare l'esposizione al settore" nel corso dell'estate.
Proprio sui fondamentali gli strategist concentrano l'attenzione, prevedendo uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta di chip DRAM, NAND e HBM (High Bandwidth Memory) fino al 2028, a causa della forte domanda alimentata dall'intelligenza artificiale e dai server, a fronte di un'offerta limitata. Gli esperti ritengono che i risultati del secondo trimestre rappresenteranno un ulteriore catalizzatore, grazie al forte slancio degli ordini di TSMC, il colosso taiwanese e maggiore produttore mondiale di chip conto terzi, nonché alle notizie positive sulla capacità produttiva prevista per il 2027.
Inoltre, JP Morgan individua anche un fattore tecnico che potrebbe favorire un rimbalzo delle quotazioni: l'indice di forza relativa (RSI) del Philadelphia Semiconductor Index si trova in prossimità della soglia di ipervenduto. Alla luce di tutto ciò, la banca americana ritiene che i chip di memoria rappresentino "un'interessante opportunità tattica dopo la recente correzione" e assegna al settore il giudizio "overweight".