Azioni Apple mai così poco correlate al Nasdaq 100 dal 2006, perché? | Investire.biz

Azioni Apple mai così poco correlate al Nasdaq 100 dal 2006, perché?

18 feb 2026 - 15:07

18 feb 2026 - 15:07

La correlazione tra le azioni Apple e il Nasdaq 100 è la più bassa da un ventennio. Scopriamo quali sono le ragioni e qual è il suo significato in prospettiva

Le azioni Apple hanno perso la correlazione con l’indice Nasdaq 100. Secondo i dati riportati da Bloomberg, a 0,21, la connessione tra il titolo di Cupertino e il benchmark che raggruppa le 100 azioni a maggiore capitalizzazione a vocazione tecnologica è la più bassa dal 2006. Questo significa che una variazione del Nasdaq di 1 punto percentuale comporta una variazione nella stessa direzione di soli 0,21 punti percentuali delle azioni Apple. A maggio scorso il valore era pari a 0,92, il che indicava che i due asset erano quasi perfettamente correlati.

Lo sganciamento di Apple dai titoli tecnologici è risultato evidente anche nell’ultima seduta di Wall Street, quando il titolo è salito del 3,2%, a fronte di un guadagno del Nasdaq 100 di appena lo 0,1%. Questa è la terza volta nel mese di febbraio che Apple batte l’indice di almeno 3 punti percentuali. Da inizio anno, la capitalizzazione di mercato del gigante dell’iPhone è cresciuta dell’1,7%, a fronte di un calo del Nasdaq 100 del 3,3%. Ancora più evidente è il divario rispetto alle Magnifiche Sette, il cui indice di riferimento è affondato del 7,5%.

 

 

Come interpretare questi numeri

Perché gli investitori stanno trattando meglio le azioni Apple rispetto ad altre Big Tech e, più in generale, rispetto alle aziende tecnologiche? La risposta ruota intorno all’intelligenza artificiale. Il mercato ha attualmente due grandi preoccupazioni: la prima è che le ingenti spese sostenute dai grandi gruppi tecnologici non porteranno ai ritorni economici sperati; la seconda è che l’AI renda obsoleto il business di alcuni comparti, come il software, la gestione patrimoniale e la logistica.

Apple è in buona parte immune da questi rischi, in primo luogo perché non ha investito né programmato cifre eccessive sull’intelligenza artificiale e, in secondo luogo, perché non possiede unità di business legate ai settori maggiormente sotto pressione per effetto dei nuovi strumenti tecnologici.

“La mancanza di correlazione di Apple è al 100% un aspetto positivo in questo momento”, ha dichiarato Art Hogan, Chief market strategist presso B. Riley Wealth. “Ci troviamo in un ambiente di ‘whack-a-mole’ dell’AI, in cui gli investitori sono così nervosi riguardo a ciò che sarà il prossimo settore a essere rivoluzionato”.

 

 

Vanno comprate le azioni Apple?

Le azioni Apple sono state più protette rispetto alle altre Big Tech, ma ciò non significa che siano state prive di volatilità. La scorsa settimana, ad esempio, hanno subito un calo dell’8%, con una perdita del 5% giovedì, dopo che si sono diffuse indiscrezioni su un possibile rinvio dell’aggiornamento dell’assistente virtuale Siri.

In questo momento, oltre alle minori preoccupazioni degli investitori legate alle sfide dell’AI, Apple può contare su un bilancio a prova di bomba, con vendite trimestrali record e una guidance per il trimestre in corso migliore delle attese degli analisti. Inoltre, l’azienda terrà a breve un evento molto atteso, durante il quale annuncerà il lancio di nuovi prodotti. Secondo i segnali di fair value di Forecaster.biz, Apple risulta anche leggermente sottovalutata, con un valore stimato di 266,78 dollari, superiore al prezzo di mercato di 263,88 dollari registrato all’ultima chiusura di Wall Street.

Tuttavia, non mancano alcuni elementi di criticità. In primo luogo, la carenza di chip di memoria - necessari per iPhone, iMac e iPad - sta facendo lievitare i prezzi, aumentando i costi di input dell’azienda e mettendo sotto pressione i margini di profitto. In secondo luogo, il titolo non è economico. Apple scambia attualmente a circa 30 volte gli utili attesi per i prossimi 12 mesi, un multiplo superiore a quello delle Magnifiche Sette, fatta eccezione per Tesla, e ben oltre il livello di 24 del Nasdaq 100. Infine, c'è un segnale negativo proveniente dalla riduzione del 4,3% della partecipazione Apple da parte di Berkshire Hathaway del leggendario investitore Warren Buffett

“Apple non è un affare e non lo è da tempo”, ha affermato Wayne Kaufman, Chief market analyst di Phoenix Financial Services. “Non c’è una vera crescita rispetto al resto del settore tech; tuttavia, penso che il mercato continuerà a darle il beneficio del dubbio”. Secondo Hogan, invece, anche se in caso di un rimbalzo del settore tecnologico Apple potrebbe avere meno margine di crescita, il titolo “non verrà venduto”, poiché “è in cima alla lista delle aziende che appaiono più isolate dagli effetti dell’AI”.

 

 

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