Apple prova a recuperare il ritardo accumulato nell'intelligenza artificiale rilanciando Siri, l'assistente vocale integrato nei suoi dispositivi. Nel corso della Worldwide Developers Conference, il colosso dell'iPhone ha presentato una profonda revisione del software, trasformandolo in un assistente più conversazionale, dotato di un'app autonoma e della capacità di analizzare ciò che appare sullo schermo dell'utente.
In pratica, Siri AI potrà aiutare gli utenti a cercare informazioni all'interno di messaggi ed e-mail e disporrà di una consapevolezza contestuale dello schermo che le consentirà di rispondere immediatamente a domande relative ai contenuti visualizzati.
Apple prometteva da tempo importanti aggiornamenti di Siri, ma aveva puntualmente rinviato il lancio delle nuove funzionalità. Ora è finalmente arrivato il momento tanto atteso, con l'obiettivo di consentire allo strumento di Apple di tenere il passo dei chatbot più avanzati, come ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic e Gemini di Google.
Apple: in cosa si differenzia Siri dagli altri "agenti"
L'approccio di Apple all'intelligenza artificiale continua comunque a differenziarsi da quello adottato dai principali concorrenti. Questi ultimi hanno puntato su software in grado di svolgere compiti in autonomia, mentre Apple preferisce concentrarsi su strumenti pratici integrati nelle attività quotidiane.
"Alcuni sembrano correre in avanti, apparentemente perseguendo l'AI per il semplice gusto di farlo, senza una chiara attenzione alle persone che dovrebbe servire", ha dichiarato Craig Federighi, responsabile software di Apple.
Bob O'Donnell, presidente e analista capo di TECHnalysis Research, sottolinea che quella di Apple "è un'intelligenza artificiale per le masse; non è realmente agentica. Per molte persone, questo è esattamente il tipo di intelligenza che stanno cercando". In ogni caso, "finalmente si realizza la promessa fatta da Siri 15 anni fa", ha aggiunto.
I modelli AI di Apple, comunque, si appoggiano anche a tecnologie esterne. Alcuni sono stati sviluppati utilizzando la tecnologia Gemini di Google, mentre quelli più avanzati verranno eseguiti su infrastrutture cloud basate sui chip Nvidia.
La prudenza degli analisti
Gli analisti non hanno mostrato finora grande entusiasmo per l'approccio di Apple all'intelligenza artificiale. Gli aggiornamenti di Siri "non sono stati rivoluzionari", ha affermato Craig Moffett di MoffettNathanson. Tuttavia, l'esperto ha precisato che dovrebbero rendere Siri "un chatbot credibile e forse anche un agente credibile".
C'è inoltre un tema legato alla privacy da considerare. Apple ha chiarito che i dati personali degli utenti rimarranno privati, poiché la maggior parte dell'elaborazione avverrà direttamente sui dispositivi o tramite un sistema proprietario progettato per proteggere le informazioni da accessi esterni.
Il problema è che, affinché Siri AI possa monitorare ciò che accade sullo schermo e all'interno delle applicazioni, Apple dovrà avere una maggiore visibilità sulla vita digitale degli utenti, con inevitabili implicazioni sul fronte della privacy. "La sfida per Apple sarà convincere i consumatori che l'intelligenza non deve necessariamente arrivare a scapito della privacy", ha dichiarato Paolo Pescatore, analista di PP Foresight.
Proprio per motivi legati alla sicurezza e alla tutela dei dati, Apple non renderà inizialmente disponibile Siri AI nell'Unione europea su iPhone e iPad. Lo stesso vale per la Cina, a causa di questioni normative ancora in fase di definizione.
Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea, ha dichiarato che Apple non è stata in grado di sviluppare soluzioni di interoperabilità conformi agli standard dell'UE in materia di privacy e sicurezza. L'azienda avrebbe "richiesto un'esenzione, ma la richiesta è stata respinta" perché ritenuta "non accettabile", ha aggiunto Regnier.