L'argento è in crisi. Dopo il rally strepitoso dello scorso anno, culminato a gennaio 2026 con un massimo di 121 dollari l'oncia, i prezzi si sono eclissati, perdendo circa il 40% dal picco. La guerra in Iran, scoppiata a fine febbraio, ha colpito duramente i metalli preziosi, sebbene questi fungano spesso da beni rifugio nei momenti di grande tensione. Stavolta, però, ha inciso il fattore inflazionistico derivante dal balzo vertiginoso dei prezzi del petrolio, che potrebbe spingere le Banche centrali ad aumentare i tassi di interesse. Questo significa che attività non redditizie come oro e argento perdono appeal agli occhi degli investitori.
L'argento, inoltre, è particolarmente legato al ciclo economico, visto il suo ampio utilizzo in numerosi prodotti: dagli smartphone ai computer, dalle automobili ai pannelli solari, fino a una gamma infinita di attività industriali. Di conseguenza, il pericolo di una recessione derivante dalle conseguenze della guerra, rallentando le attività economiche, farebbe automaticamente diminuire la domanda di argento. A tutto ciò si aggiunge il fatto che il livello estremamente elevato raggiunto dai prezzi aveva già portato a una sorta di distruzione della domanda.
Argento: i prezzi continueranno a scendere?
Se tra Stati Uniti e Iran si dovesse raggiungere un accordo di pace, è possibile una ripresa dei prezzi dell'argento. Resta da capire per quanto tempo e, soprattutto, se ci sarà un nuovo rally oppure se il trend rialzista sia ormai finito.
Secondo gli analisti di UBS, "l'erosione della domanda probabilmente persisterà finché i prezzi resteranno ai livelli attuali". A loro giudizio, la differenza con l'oro sta nel fatto che l'argento non dispone "dell'ancoraggio strategico della domanda delle Banche centrali e rimane assente dalle riserve ufficiali". Di conseguenza, "l'argento è più vulnerabile ai cambiamenti negli investimenti privati e nella domanda industriale, ed è probabile che continui a sottoperformare rispetto all'oro", hanno aggiunto. Alla luce di tutto questo, "l'attuale scenario di investimento non ricompensa sufficientemente gli investitori per la volatilità associata e, quindi, l'argento è una posizione poco attraente", hanno concluso.
Dello stesso avviso sono gli analisti di HSBC, secondo cui il metallo bianco è "fondamentalmente sopravvalutato". Gli esperti ritengono che l'argento potrebbe seguire una traiettoria diversa rispetto all'oro, in quanto "il margine di ulteriore rialzo è limitato". Al contrario, "i prezzi dell'oro continueranno probabilmente a esercitare un'influenza" e, pertanto, "il rapporto oro/argento è destinato ad ampliarsi".
Anche gli analisti di Macquarie vedono poche possibilità di una ripresa dei prezzi dell'argento. Gli strategist della multinazionale australiana di servizi finanziari e investment banking prevedono che la Federal Reserve alzerà i tassi nella prima metà del 2027, esercitando ulteriore pressione ribassista sui prezzi dei metalli preziosi. La chiave di tutto, continuano gli esperti, è la guerra in Iran e ciò che ne deriva per l'economia.
"Pur aspettandoci che i prezzi medi dell'argento restino attorno a questi livelli per il resto dell'anno, la volatilità continuerà finché la situazione in Medio Oriente non sarà risolta, con un significativo rischio di ribasso se il contesto macroeconomico dovesse deteriorarsi ulteriormente", hanno scritto in una nota.