I prezzi del petrolio continuano a salire e ora il Brent ha superato la soglia psicologica dei 90 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate si aggira intorno agli 84 dollari. Ad alimentare il rally del greggio è stata l'ultima escalation in Iran, dopo che gli Stati Uniti hanno continuato a bombardare obiettivi iraniani per il nono giorno consecutivo dalla fine della tregua di 60 giorni. Durante questo periodo, le due parti si sono scambiate attacchi reciproci, violando un già fragile cessate il fuoco, con conseguenti perdite militari e l'acuirsi dei timori di possibili interruzioni delle spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.
In un comunicato pubblicato su X, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato che gli attacchi americani hanno preso di mira i sistemi di sorveglianza costiera iraniani, le difese aeree, le infrastrutture e i mezzi navali, nonché i depositi di missili e droni. Non solo. Le forze statunitensi hanno colpito anche le unità dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, ritenute coinvolte nell'attacco del 17 luglio contro il personale americano in Giordania.
L'aspetto più preoccupante è che non sembra esserci alcuna intenzione di fermarsi. "Gli attacchi continueranno a ridurre le capacità militari iraniane utilizzate per colpire le navi commerciali e i marittimi civili che transitano nello Stretto di Hormuz", ha dichiarato il CENTCOM.
Guerra Iran - USA: dove arriverà il prezzo del petrolio?
Dopo lo scoppio del conflitto in Iran, a fine febbraio 2026, i prezzi del petrolio sono entrati in rally, con il Brent che si è spinto fino a oltre 126 dollari al barile nel mese di aprile. In quel periodo, lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale, è stato chiuso, generando una grave strozzatura nella catena di approvvigionamento.
Poi è arrivata la tregua, suggellata dall'accordo di giugno per un cessate il fuoco di 60 giorni, in attesa di risolvere alcune questioni chiave, come quella del nucleare, che sono alla base del conflitto. Di conseguenza, il greggio è scivolato fino a 70 dollari al barile, per poi risalire quando gli attacchi tra Stati Uniti e Iran sono ripresi. La grande preoccupazione degli investitori riguarda, ovviamente, una possibile nuova chiusura del canale del Golfo Persico, che ridurrebbe l'offerta e farebbe impennare i prezzi.
David Roche, macro strategist di Quantum Strategy, ha osservato che il mercato globale del greggio è diventato molto più ristretto, poiché le esportazioni provenienti dal Golfo Persico stanno diminuendo. "A questo ritmo di riduzione delle scorte, gli inventari di petrolio diventeranno critici a settembre e perfino gli Stati Uniti inizieranno a risentirne.
Questo aumenterà la pressione politica sul presidente USA Donald Trump". L'esperto ritiene che, in questo contesto, le quotazioni del greggio siano destinate a salire. "Continuiamo a mantenere una posizione rialzista sul Brent, con un obiettivo compreso tra 95 e 105 dollari al barile", ha affermato.
Recentemente, una nota di Capital Economics ha avvertito che, se dovesse verificarsi una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, il prezzo del petrolio del Mare del Nord potrebbe spingersi fino a 150 dollari al barile, riaccendendo l'inflazione e costringendo le Banche centrali ad alzare i tassi di interesse nonostante il rallentamento della crescita economica.