Lo yen ha chiuso la settimana con il guadagno più ampio da inizio settembre, e lo ha fatto senza l’aiuto della Banca del Giappone (BoJ). Ieri il cambio Dollaro/Yen è sceso fino a 156,08 yen, il livello minore da oltre un mese, nello stesso giorno in cui l’inflazione core del Giappone è salita al 2,1%, sopra l’obiettivo del 2% per la prima volta in nove mesi. Eppure quasi nessuno si aspetta un rialzo dei tassi nel corso della riunione in agenda la prossima settimana (Calendario riunioni BoJ 2026: i meeting della Bank of Japan). Per gli economisti la partita si gioca a dicembre, e chi investe in attività legate allo yen deve capire se la forza della valuta reggerà fino ad allora.
Perché lo yen sale se la BoJ non alza i tassi?
Lo yen sale soprattutto perché è tornato a fare il bene rifugio. Tra mercoledì 21 e giovedì 22 ottobre il dollaro è passato da 158,13 a 156,76 yen in chiusura, un calo di circa lo 0,9%. A spingere gli acquisti di yen sono stati i dubbi sulla sostenibilità della spesa per l’intelligenza artificiale, che hanno fatto scendere i titoli tecnologici americani e, con loro, i rendimenti dei Treasury: secondo Reuters, il decennale è tornato sotto il 5%, al 4,96%.
Quando i rendimenti americani scendono, si riduce il vantaggio di tenere dollari invece di yen. Si indebolisce anche il carry trade, cioè prendere in prestito nella valuta che rende poco per investire in quella che rende di più: quando la paura sale, quelle posizioni si chiudono e lo yen viene ricomprato.
Il dato sui prezzi ha aggiunto una spinta dal lato giapponese. Il core-core, l’indice senza alimentari freschi ed energia che la BoJ usa per misurare la domanda, è salito al 2,4% dall’1,9% di agosto. Sui prezzi pesano l’energia più cara per la guerra in Medio Oriente, le importazioni rincarate dallo yen debole e la domanda legata all’intelligenza artificiale.
Cosa deve dire la BoJ il 30 ottobre per confermare dicembre?
La BoJ deve soprattutto mettere per iscritto che l’inflazione di fondo ha raggiunto il 2%. Secondo fonti citate da Reuters, la Banca potrebbe farlo nel rapporto trimestrale sulle prospettive economiche, alzando anche le stime sui prezzi. Il tasso, portato a settembre all’1,25%, il livello più alto da 31 anni, dovrebbe invece restare fermo.
Le attese si sono spostate in fretta. Nel sondaggio Reuters chiuso il 19 ottobre, circa il 70% degli economisti vede il tasso all’1,50% entro dicembre; in quello di Bloomberg del 21 ottobre la quota che indica proprio dicembre è salita all’83%, dal 35% di un mese prima. A inizio ottobre lo scenario era diverso, con i mercati che avevano iniziato a dubitare del rialzo per la cautela del governo.
Il governatore Kazuo Ueda ha preparato il terreno: “la prospettiva di ancorare l’inflazione di fondo intorno al 2% è diventata più importante di prima”, ha detto il 16 ottobre in un discorso letto a Tokyo dal vice governatore Shinichi Uchida. Contano anche i voti: a settembre due membri del Consiglio nominati dalla prima ministra Sanae Takaichi si erano opposti al rialzo, e per 23 economisti su 32 interpellati da Reuters nuovi voti contrari potrebbero pesare sullo yen.
Cambio Dollaro/Yen: come sono posizionati gli speculatori?
Secondo i dati estratti dalla piattaforma Forecaster.biz, gli speculatori avevano già ridotto le scommesse sullo yen prima del rimbalzo. Nel report COT della CFTC con le posizioni a martedì 13 ottobre, i fondi a leva, la parte più attiva degli speculatori sui future, erano netti corti sullo yen per circa il 9% dei contratti aperti, mentre il 15 settembre erano netti lunghi per circa il 4%.
Gli operatori non commerciali, cioè la componente speculativa del mercato nel suo insieme, restano netti lunghi sullo yen, ma la loro quota è scesa in quattro settimane da circa il 22% a circa il 13%. Una lettura possibile è che lo yen abbia trovato un mercato meno affollato a suo favore, con posizioni corte da chiudere: il report con le posizioni al 20 ottobre dirà se è già successo. Il Market Mood Meter di Forecaster.biz, che misura su una scala da -100 a +100 quanto un cambio è ipercomprato o ipervenduto, segnava il 23 ottobre -6,2 su USD/JPY, un valore neutro.
Perché gli interventi del governo non bastano allo yen?
Gli interventi del governo giapponese comprano tempo, ma da soli non hanno invertito la tendenza dello yen nel 2026. Tra fine aprile e fine maggio il ministero delle Finanze ha speso 11.700 miliardi di yen per sostenere la valuta, una cifra record: nella notte del 30 aprile il dollaro era sceso da circa 160 a circa 155 yen, ma il 29 maggio era già tornato in area 159, secondo l’agenzia Jiji.
A fine luglio è servito un intervento congiunto con gli Stati Uniti, con lo yen vicino a 164 per dollaro, il minimo dell’anno. È probabile che una svolta più duratura richieda un divario dei tassi che si restringe: per questo il mercato guarda alla BoJ di dicembre più che agli avvertimenti di Tokyo.
Quali appuntamenti possono muovere lo yen?
La prossima settimana concentra quattro Banche centrali in tre giorni. Mercoledì 28 ottobre decide la Banca del Canada e, alle 19 italiane, la Fed annuncia la decisione sui tassi, oggi al 3,75-4%: è attesa una pausa, mentre la probabilità di un rialzo a dicembre è scesa all’85% dopo il calo dei Treasury. Giovedì 29 ottobre alle 13:30 italiane escono il PIL americano del terzo trimestre e l’indice dei prezzi PCE di settembre, poco prima della decisione della BCE.
La BoJ chiude la riunione venerdì 30 ottobre, con l’annuncio atteso nelle prime ore del mattino italiano insieme al rapporto sulle prospettive. Se la frase sull’inflazione al 2% ci sarà, il rialzo di dicembre diventerà lo scenario di partenza. Lo yen, per ora, sale per paura; per salire grazie ai tassi deve aspettare la BoJ.