La correzione di oltre 1.000 dollari per oncia dell’oro è stata importante e relativamente concentrata nel tempo. Ovviamente se scende il metallo giallo anche le azioni aurifere pagano dazio, oggi ancora di più visto il caro petrolio, di cui sono grandi consumatrici le società minerarie.
Dopo una correzione di questo tipo la domanda è se sia questo il momento per andare lunghi di oro e azioni aurifere. Uno sguardo ai grafici potrebbe aiutarci.
Prezzo oro: le determinanti che muovono i prezzi
Il contesto per l’oro rimane da una parte favorevole, dall’altro no. Il lato di favore arriva da un’incertezza geopolitica che, soprattutto nel Golfo Persico permane, con il prezzo del greggio e del gas tornati ad infiammarsi a causa degli scontri militari tra USA e Iran e la chiusura di Hormuz.
Sfavorevole perché aumentando l’inflazione attesa salgono anche i rendimenti e così il reddito fisso diventa più interessante per chi cerca sicurezza e al tempo stesso una remunerazione certa che l’oro non può dare. I decennali americani vicini al 4,75% cominciano a diventare un piatto appetitoso in tal senso che non fa bene all’oro.
Il metallo giallo in area 4 mila dollari l’oncia trova un supporto significativo visto che da qui passa la up trend line che guida il rialzo dalla fine del 2023. A questo si aggiungono, almeno negli oscillatori giornalieri e settimanali, un evidente ipervenduto con i primi segnali di divergenza nei prezzi. Tecnicamente questa zona di prezzo rappresenta anche il ritracciamento dell’intero movimento rialzista, un supporto dunque solidissimo che sta innescando le prime ricoperture.
Le azioni aurifere a loro volta hanno sacrificato quasi il 50% del guadagno accumulato dalla fine del Covid al 2026 quando hanno toccato il massimo storico. La violenta correzione è ancora in corso e non aiuta come detto il rincaro dei prezzi dell’energia che peserà sui conti trimestrali.
Azioni aurifere: focus sul prezzo del metallo giallo
Il VanEck Gold Miners rappresentato nel grafico è un ETF che oggi vanta un rapporto prezzo utili molto interessante pari a 13. Il rapporto tra prezzo e valore contabile è inferiore a 3 e in questo caso, a differenza ad esempio dei bancari, ci sono asset reali come le miniere sui quali fare delle valutazioni.

Dal lancio nel 2015 l’ETF ha raccolto una eccellente performance annua del 13,7%, con una evidente accelerazione negli ultimi 5 anni quando il rendimento annuo ha sfiorato il 19%.
Se questa correzione sta rappresentando un percorso di normalizzazione di oro e aurifere dopo anni di forte rally, allora siamo di fronte ad un’occasione di acquisto. Ma se non dovesse essere così sarà già il metallo giallo a segnalarlo perdendo quel prezioso supporto che è posizionato a 4 mila USD. A quel punto i segnali di allerta anche per le azioni aurifere dovranno intensificarsi.