L’ultimo anno è stato indubbiamente un trionfo per le strategie smart beta che utilizzano come fattore esclusivo quello di Momentum.
La strategia Momentum è relativamente semplice da comprendere, almeno per quello che riguarda quella applicata negli ETF quotati in Europa. Si prendono le azioni all’interno di un certo indice che hanno realizzato le migliori performance a 6 e 12 mesi contando sulla convinzione che la stessa tendenza prosegua in futuro.
Anche se differente da quello che richiederebbe la strategia nella sua versione originale, andare long sulle azioni con buon Momentum e short sul resto dell’indice, questa tipica strategia che fa parte dell’universo smart beta assieme a value, low volatility, quality e size, si è distinta negli ultimi tempi per un premio particolarmente consistente offerto agli investitori.
ETF Momentum vs generalisti: il confronto
Merito di una tendenza bullish solida e soprattutto contraddistinta da poche fiammate di volatilità. Le fasi in cui questo fattore batte più in testa è quando a prevalere è il trading range dei prezzi. Ma ormai dal 2022 questa non sembra essere la situazione dominante sui mercati azionari.
Ho analizzato tre ETF Momentum che investono su scala globale, americana ed europea mettendoli a confronto con gli equivalenti ETF che replicano gli indici Msci generalisti. Partendo dall’azionario mondiale, negli ultimi 5 anni sono stati ben 13 i punti di overperformance di Xtrackers Msci World Momentum rispetto all’equivalente Msci World.
Andando a recuperare sul sito di Msci qualche dato si scopre che dal 1994 il fattore Momentum ha permesso agli investitori di ottenere un premio di quasi 3 punti percentuali in cambio di un leggero rischio aggiuntivo. Quasi il 12% annuo contro il 9% di Msci World.
Il successo degli ultimi tempi arriva soprattutto da quella tecnologia che pesa per quasi il 35% del portafoglio con azioni come Nvidia, Alphabet, BroadCom e Asml a guidare la top ten dei titoli in portafoglio. Seguono titoli del settore industriale (20%) e finanziario (18%).
Questa esposizione verso la tecnologia spiega il perché proprio sul mercato esclusivamente americano questo vantaggio si è concretizzato meno, essendo infatti gli indici principali generalisti già molto rappresentati dal tech. iShares Msci Us Momentum a 5 anni ha infatti raccolto la stessa performance del Msci Usa.
Divario che invece torna ad allargarsi sulle piazze europee dove settori più tradizionali pesano di più negli indici generalisti. iShares Msci Europe Momentum ha raccolto infatti oltre 15 punti di overperformance rispetto ad un tradizionale ETF Msci Europa, ma qui non è la tecnologia la responsabile, bensì il settore finanziario che copre il 37% del portafoglio davanti agli industriali con il 28%. Anche qui Msci ci informa che dal 1998 sono oltre 3 e mezzo i punti percentuali di maggior guadagno per anno fornita da questa strategia di investimento nel Vecchio Continente.

Le valutazioni di prezzo/utili degli indici Momentum mondiali non sono tanto più alte rispetto all’indice principale e questo confermerebbe che non c’è nessun problema di prezzi surriscaldati in termini relativi, almeno per ora. Le ultime settimane anche graficamente sembrano aver mandato un segnale di rottura forte per l’indice Momentum e se le Borse continueranno ad essere così ben intonate e scariche di volatilità non c’è motivo di abbandonare adesso il fattore Momentum.