I prezzi dell’energia salgono promettendo di incidere a cascata prossimamente su tutta la filiera produttiva che coinvolge concimi e prodotti alimentari, chimica, trasporti e tanto altro. Gli effetti della guerra in Iran non tarderanno a manifestarsi danneggiando il potere d’acquisto dei consumatori.
Prezzi alla produzione prima e al consumo poi rialzeranno la testa costringendo le Banche centrali a rimettere al centro delle loro attenzioni proprio quell’inflazione che sembrava vinta. Un timore mai sopito soprattutto in America, dove l’inflazione è ancora lontana dal 2%, con i dazi che hanno ritardato una parabola di rientro, di nuovo rimandata.
La Federal Reserve non taglierà i tassi fino a settembre salvo l’arrivo a sorpresa di una recessione. La BCE comincia già a ragionare su marginali ritocchi verso l’alto del costo del denaro entro fine anno se la tensione sui prezzi energetici non si allevierà a breve.
ETF indicizzati inflazione: guardare al lungo periodo
Inflazione significa danni ai prezzi dei bond, soprattutto quelli con tasso fisso e scadenze medio lunghe. Ma non per tutti i bond un aumento inatteso dell’inflazione si traduce in negatività.
Le obbligazioni inflation linked soffrono, come le obbligazioni a tasso fisso, di un aumento dei tassi di mercato. Fenomeno meno intenso se accompagnato da un aumento inaspettato dell’inflazione. Avendo una componente fissa e una variabile, i bond indicizzati all’inflazione hanno una gamba cedolare che trova beneficio dall’aumento dei prezzi al consumo rendendo più profittevole il possesso in un regime inflazionistico.
Mettendo a confronto due ETF di Xtrackers che investono in titoli governativi globali a tasso fisso e inflation linked (entrambe in versione eur hedged), scopriamo che nell’ultimo anno gli inflation linked hanno vinto con un rendimento triplo (3% vs 1%) delle obbligazioni tradizionali. A distanza di 5 anni il risultato è però esattamente identico (-11%).
Stiamo ancora vivendo nel bear market dei bond e il bilancio dell'ETF rimane comunque negativo nella versione total return, spiegandoci perché gli ETF inflation linked non proteggono dall’inflazione, se non nel lungo periodo e a certe condizioni.
Una singola obbligazione indicizzata non ha queste incertezze. Basta mantenerla fino a scadenza e la rivalutazione per l’inflazione viene completamente recuperata dall’investitore sommandosi al premio fisso annuale. L’ETF, che non ha una scadenza, rimane invece in balia del movimento dei tassi. Se questo è al rialzo serve più tempo per riuscire a recuperare la negatività causata dalla componente a tasso fisso. Se al ribasso invece i guadagni arrivano più velocemente del previsto.
Dal 2008, data di lancio dell’ETF indicizzato all’inflazione che vediamo riprodotto nel grafico, chi ha vinto la sfida? Proprio l’investimento in obbligazioni che legano all’inflazione le proprie sorti escono vincenti dalla sfida, con un guadagno del 48% contro il 24% delle obbligazioni globali tradizionali. Tradotto in rendimento annuo composto, 1,3% per il Global Government Bond e 2,3% per il Global Inflation Bond.

Considerando che dal 2008 l’inflazione europea media è stata dell'1,7%, la missione dell’ETF global inflation è stata compiuta. Una conferma che questi ETF nel lungo periodo fanno il loro lavoro di protezione dalla perdita di potere d’acquisto, ma serve pazienza quando i tassi salgono.