Da sempre considerata l’eterna promessa del mercato emergente, l’Africa sembrava aver imboccato una parabola rialzista piuttosto netta da inizio 2025, prima di una drastica battuta di arresto arrivata con lo scoppio della guerra in Medio Oriente tra la coalizione Stati Uniti- Israele contro l’Iran. Le prese di profitto, soprattutto su alcune materie prime come i metalli industriali e l’oro, hanno fatto ripiegare un indice dove il peso delle azioni minerarie è notevole.
Esiste un ETF quotato a Milano dal lontano 2008 e che dal lancio raccoglie "appena" il 95%, il 3,7% su base annua composta considerando i dividendi. Una performance da obbligazione, non certo da mercato azionario con una volatilità del 18%. Nel confronto con un generico indice Msci Emerging Market sono 3 i punti percentuali di differenza su base annua di rendimento perso per strada dall’azionario africano.
ETF Africa: è finalmente arrivato il momento di investire?
L’ETF in questione è Amundi (ex Lyxor) Pan Africa. Il netto movimento rialzista del 2025 fa pensare all’uscita da un lungo letargo e la correzione in corso potrebbe rivelarsi una interessante opportunità di ingresso per i ritardatari come vedremo tra poco.
Come indicato nella scheda dell’ETF, l’obiettivo è quello di cogliere la performance delle 30 azioni a maggiore capitalizzazione quotate in Africa o esposte in maniera predominante verso asset africani. L'indice è equamente esposto su 3 diverse zone: Sud Africa, Nord Africa incluso Marocco, Egitto e Sub-Sahara escluso il Sud Africa. Il peso dei singoli titoli ha un cap al 10%.
La scheda mensile dell’ETF ci mostra un Sud Africa che occupa un terzo della capitalizzazione dell’ETF, seguito “curiosamente” dal Canada con il 24% (come indicato poco possono entrare nell’indice anche società non africane esposte verso gli asset africani), poi Marocco (21%), Egitto al 10%.
A livello settoriali dominano i materials con il 50%, seguiti dai finanziari con il 30% e telecom con il 7%. Sui singoli titoli c’è una certa concentrazione visto che i primi 10 titoli occupano il 60% del totale con nomi poco conosciuti dagli europei, come Attijariwafa Bank, First Quantum Minerals, Cib Bank Egypt, Gold Fields, Iamgold e Naspers.
L’ETF ha un costo importante, 0,85%, e indubbiamente questo fattore è stato deprimente per quello che riguarda le performance. Ma c’è anche dell’inefficienza gestionale che va tenuta in considerazione. La scheda mensile ci dice infatti che negli ultimi 5 anni il delta tra il NAV dell’ETF e il benchmark è stato del 16%, numero che va ben oltre il mero costo del prodotto.
ETF Africa: pullback come opportunità di ingresso
Graficamente un movimento di pull back come quello in corso può essere una interessante opportunità per entrare a prezzi migliori rispetto al picco di 16,5 di poche settimane fa. Oggi siamo già un buon 20% sotto e il massimo del 2010 potrebbe essere un supporto rilevante soprattutto non lontano.

Se i prossimi anni saranno “africani” indubbiamente questo strumento potrà offrire delle interessanti opportunità ai suoi investitori. Da seguire.