Cosa accadrebbe se, invece di replicare passivamente le 500 aziende americane più grandi, l'esposizione si concentrasse esclusivamente sui titoli che stanno dimostrando la maggiore forza in questo preciso momento? Questa domanda rappresenta il cuore della strategia momentum.
Analizzare un simile approccio offre un'angolazione tecnica molto interessante, perché permette di osservare concretamente come l'applicazione di un filtro basato sulle performance recenti possa trasformare la composizione di un portafoglio e, di conseguenza, il suo profilo di rischio e rendimento. L'obiettivo di questo approfondimento è proprio esplorare le meccaniche operative dell'indice Solactive US Momentum 500, confrontandolo con i benchmark tradizionali per comprenderne le logiche di selezione, i veicoli di accesso e i limiti strutturali legati alla volatilità.
L'obiettivo di questo approfondimento è esaminare le meccaniche proprio di questo indice, mettendolo a confronto con l'S&P 500, analizzandone la composizione, lo strumento finanziario per accedervi e i rischi intrinseci legati alla volatilità e al backtesting.
Le metriche a confronto: S&P 500 e Solactive US Momentum 500
Osservando l'andamento del mercato azionario statunitense, l'S&P 500 si mantiene in prossimità dei suoi massimi storici. Guardando alle metriche di breve e medio termine, questo indice ha registrato recentemente performance positive, segnando un +1,46% su base mensile e un +17,99% a sei mesi.
Tuttavia, l'applicazione di un filtro basato sulla forza relativa restituisce un quadro differente. L'indice Solactive US Momentum 500, nello stesso arco temporale, ha mostrato una dinamica di prezzo più accentuata, registrando un +4,34% nell'ultimo mese e un +28% a sei mesi.
Di recente, si è osservata una breve finestra temporale in cui il Solactive ha sottoperformato l'S&P 500, seguita da un rapido assorbimento del differenziale: in appena due sedute di mercato particolarmente positive, l'indice momentum ha recuperato e superato le metriche del benchmark tradizionale. Questa reattività evidenzia la natura fisiologica della strategia, che tende ad amplificare i movimenti di mercato nelle fasi di spinta direzionale.
Fonte: forecaster.biz
Come funziona la selezione momentum
La differenza sostanziale tra i due indici risiede nella metodologia di costruzione. Mentre l'S&P 500 è un indice cap-weighted (pesato in base alla capitalizzazione di mercato), l'indice Solactive applica un filtro matematico rigido delineato nel proprio factsheet e nell'index methodology (disponibili sui portali ufficiali dell'emittente).
Invece di includere 500 società pesandole per la loro dimensione, l'indice seleziona un paniere più ristretto di circa 100 componenti, scelti tra i titoli dell'S&P 500 che hanno registrato le performance migliori in determinati orizzonti temporali (generalmente gli ultimi 6-12 mesi). Il risultato è un portafoglio in cui i pesi non dipendono dalla grandezza dell'azienda, ma dal momentum di prezzo.
Fonte: Vontobel.com
L'analisi dell'attuale composizione illustra chiaramente questo meccanismo. La prima posizione dell'indice Solactive non è occupata dalle classiche "Big Tech" in ordine di grandezza, bensì da Micron Technology, che attualmente pesa per il 10,08% del paniere. A seguire si posizionano colossi come Apple, Alphabet e Advanced Micro Devices (AMD).
L'inclusione di un titolo come AMD (storico concorrente di Nvidia) non deriva da valutazioni discrezionali sui suoi fondamentali o sulla leadership del CEO Lisa Su, ma dalla rigorosa applicazione dell'algoritmo di selezione: il titolo fa parte dell'indice semplicemente perché i suoi dati di rendimento rientrano tra i migliori del listino in quel periodo di riferimento.
Un altro esempio emblematico delle divergenze di peso è Caterpillar. Nell'S&P 500, Caterpillar occupa la 28ª posizione, con un impatto minimo sulle sorti dell'indice (dove le prime 10 società pesano per oltre il 30% del totale). Nel Solactive Momentum, invece, si trova in decima posizione con un peso del 2,45%, avendo registrato una forte ascesa storica (con quotazioni passate dall'area dei 294 dollari fino a superare la soglia dei 1000 dollari per azione).
Dall'altro lato troviamo Alphabet (Google), che occupa la terza posizione sia nell'S&P 500 che nel Solactive. In questo caso, le metriche di bilancio (crescita di fatturato e utili, cash flow positivo, espansione di profit margin e ROE, e un Enterprise Value/Sales in equilibrio col fair value) si allineano perfettamente con una forte impostazione grafica, il cui andamento degli ultimi mesi ricalca in modo molto fedele proprio quello dell'intero indice Solactive.
Struttura dello strumento: il certificato Vontobel
Per replicare le dinamiche dell'indice Solactive US Momentum 500, lo strumento finanziario analizzato non è un ETF, bensì un certificato di tipo tracker emesso da Vontobel (codice ISIN: DE000VY263Q6). Questa distinzione tecnica è fondamentale per un'adeguata valutazione dei rischi:
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Rischio emittente: Trattandosi di un certificato, l'investitore è esposto al rischio controparte dell'istituto emittente.
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Efficienza fiscale: A differenza degli ETF (i cui redditi sono classificati come redditi di capitale), i certificati generano redditi diversi, permettendo così la compensazione di eventuali minusvalenze pregresse presenti nello zainetto fiscale.
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Negoziabilità: Lo strumento è quotato sul segmento Sedex ed è accessibile tramite i principali intermediari italiani dotati di deposito titoli (come Fineco, Directa, Banca Sella, Unicredit, ecc.). Spesso la ricerca per nome sulle piattaforme bancarie risulta imprecisa, rendendo necessaria la ricerca diretta tramite ISIN.
Va inoltre specificato che i dati storici precedenti al 14 maggio 2026 sono il frutto di un backtest, ovvero una simulazione retroattiva delle performance dell'indice basata sulla formula algoritmica attuale, mentre le metriche successive a tale data riflettono i movimenti reali dello strumento quotato a mercato.
Fonte: Vontobel.com
Volatilità e gestione del rischio: l'orizzonte temporale
Adottare una strategia momentum su un paniere concentrato (100 titoli contro 500) comporta strutturalmente un incremento della volatilità. Nelle fasi di contrazione dei mercati, l'indice tende a sottoperformare fisiologicamente.
Analizzando per esempio il drawdown (la perdita massima) registrato durante il mercato ribassista del 2022, l'S&P 500 ha toccato un picco negativo del -25%, mentre l'indice Solactive ha registrato un -30%. Tuttavia, contestualizzando il dato su un orizzonte di 5 anni, i risultati (inclusivi di backtest) mostrano un rendimento complessivo del +76% per l'S&P 500contro un +122% per il Solactive. L'incremento del 5% del rischio di ribasso è quindi la contropartita statistica per la ricerca di una sovraperformance nel lungo periodo.
Piani di accumulo (PAC) vs Market Timing
Per mitigare la volatilità tipica di questi strumenti, una delle metodologie maggiormente studiate in finanza comportamentale è il Piano di Accumulo del Capitale (PAC). Strumenti con queste caratteristiche si prestano meno a logiche di trading speculativo di breve termine e maggiormente a ingressi frazionati nel tempo. L'approccio di base prevede il mantenimento costante della posizione, evitando tentativi di market timing (ovvero la pretesa di liquidare ai massimi per ricomprare ai minimi).
Cercare di indovinare i punti di ingresso e uscita è un esercizio statisticamente fallimentare persino per i gestori istituzionali. Il principio cardine noto come "Time in the market is better than timing the market" è validato dai dati storici. Consideriamo un investimento teorico di 10.000 dollari sull'S&P 500 nel periodo 2003-2023:
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Mantenendo la posizione intatta per tutti i 20 anni, il capitale sarebbe cresciuto fino a 64.844 dollari.
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Rimuovendo dall'investimento solamente i 10 giorni migliori (come ad esempio il 13 ottobre 2008 con un +11%, il 28 ottobre 2008 con un +10%, o il 21 novembre 2008 con un +6,3%), il risultato finale sarebbe crollato a soli 20.708 dollari.
Fonte: pianodaccumulo.com
Liquidare la posizione durante le fasi di forte rialzo per timore di rintracciamenti, o sospendere gli acquisti nei momenti di debolezza, significa rischiare di perdere le giornate di rimbalzo più profittevoli, che storicamente avvengono proprio in concomitanza con periodi di elevata incertezza.
Per chi adotta la strategia del PAC, una regola aurea spesso citata (e approfondita insieme ad altri approfondimenti sul nostro portale pianodaccumulo.com) suggerisce di destinare circa il 10% del proprio stipendio netto all'accantonamento e all'investimento periodico. Mantenere la costanza degli acquisti e la coerenza con il proprio orizzonte temporale risulta essere la chiave analitica principale per approcciarsi razionalmente alle strategie di tipo momentum.
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Rischi principali
L'investimento in questi certificati comporta diversi rischi che l'investitore deve valutare con attenzione prima di procedere all'acquisto:
- Rischio di mercato (worst-of): l’andamento negativo dei sottostanti, in particolare quello con la performance peggiore, può influire negativamente sul pagamento delle cedole e sul rimborso del capitale a scadenza. La struttura worst-of concentra l’esposizione sulla performance del sottostante peggiore.
- Rischio di perdita del capitale: qualora, alla scadenza, almeno uno dei sottostanti si trovi al di sotto della relativa barriera prevista dalla struttura del prodotto, il rimborso può essere commisurato alla performance negativa del sottostante peggiore, con il rischio di perdite anche significative e, in determinate circostanze, dell’intero capitale investito.
- Barriera condizionata: la protezione del capitale è subordinata al rispetto delle condizioni previste dalla struttura del certificato. Qualora il sottostante peggiore non rispetti tali condizioni alla scadenza, l’investitore può essere esposto a perdite in linea con la performance negativa del sottostante.
- Rischio emittente: il rimborso delle somme dovute dipende dalla solvibilità dell’emittente e del garante. In caso di insolvenza dell’emittente o del garante, l’investitore potrebbe perdere, in tutto o in parte, il capitale investito e gli eventuali importi dovuti. Il prodotto non è coperto da sistemi di garanzia dei depositi.
- Rischio di liquidità: la vendita del certificato prima della scadenza può avvenire a condizioni meno favorevoli rispetto al suo valore teorico. In particolari condizioni di mercato o in caso di interruzioni tecniche, la possibilità di vendere il prodotto potrebbe essere limitata o temporaneamente non disponibile.
- Rischio di mancato pagamento delle cedole: le cedole previste dal certificato sono condizionate al verificarsi delle condizioni stabilite dalla struttura del prodotto e, pertanto, non sono garantite. Qualora tali condizioni non siano soddisfatte, le cedole possono non essere corrisposte; eventuali meccanismi di memoria, se previsti, non garantiscono necessariamente il pagamento delle cedole accumulate.
- Rischio di Rimborso Anticipato (Autocall): i certificati possono prevedere l'opzione di scadenza anticipata automatica se il sottostante supera determinati livelli. Questo interrompe il flusso delle cedole e costringe l'investitore a reinvestire il denaro a condizioni di mercato potenzialmente meno favorevoli.
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