Con un annuncio destinato a ridisegnare gli equilibri globali, la Federal Reserve ha autorizzato le banche statunitensi a custodire e gestire Bitcoin per conto dei propri clienti. Si tratta di una decisione che, oltre a legittimare definitivamente la maggiore delle criptovalute, spalanca le porte a una nuova fase di integrazione tra finanza tradizionale e asset digitali.
"È una rivoluzione silenziosa, ma dalle implicazioni enormi", ha commentato John Peterson, analista di Hamilton Capital. "La Fed ha scelto di normalizzare il Bitcoin, trattandolo come qualsiasi altro strumento finanziario. Questo cambierà radicalmente il rapporto degli investitori con il mondo cripto".
Il Bitcoin in banca: via libera ufficiale dalla Fed
La mossa della Fed non è nata dal nulla. Negli ultimi mesi, il board guidato da Jerome Powell ha avviato una revisione delle regole di vigilanza, eliminando vincoli che relegavano le criptovalute a un ruolo marginale.
Nato nel 2023 per monitorare le attività digitali, il “Novel Activities Supervision Program”, ha annunciato la Fed, è stato inglobato nel quadro normativo tradizionale: un segnale che il Bitcoin non è più considerato un’eccezione da osservare con diffidenza, ma un asset da integrare nei processi bancari standard.
"Da quando - si legge nel comunicato della Banca centrale USA - è stato avviato il programma di vigilanza su alcune attività cripto e fintech nelle banche, il Consiglio ha rafforzato la propria conoscenza di tali attività, dei rischi correlati e delle pratiche di gestione del rischio delle banche. Di conseguenza, il Consiglio sta integrando tali conoscenze e la supervisione di tali attività nel processo di vigilanza standard ed intende revocare la lettera di vigilanza del 2023 che istituiva il programma".
In occasione del Wyoming Blockchain Symposium del 19 agosto, la vice presidente della Fed, Michelle Bowman, ha evidenziato che se le banche rimarranno in disparte, la tecnologia innovativa della blockchain andrà avanti senza di loro, rendendo il settore bancario tradizionale meno rilevante nel lungo periodo.
Per gli investitori retail l’impatto sarà tangibile: presto il Bitcoin potrebbe comparire accanto al saldo del conto corrente o fungere da collaterale per mutui e prestiti.
La Fed spalanca le porte al Bitcoin: le sfide da affrontare
Se in tema di tassi di interesse Fed e Casa Bianca non sembrerebbero in grado di trovare un accordo, in ambito cripto la sintonia tra le due istituzioni è forte. Dopo le numerose, ed alcune volte inopportune, aperture al mondo cripto arrivate dalla Casa Bianca, il Congresso ha recentemente approvato una legislazione più severa sulle stablecoin, imponendo riserve uno a uno e audit regolari.
Il nuovo approccio della Fed include ovviamente anche punti critici: il primo è rappresentato dalla sicurezza informatica, visto che le banche dovranno aggiornare sistemi spesso obsoleti per fronteggiare le minacce sofisticate del mondo digitale.
Poi c’è il tema della regolamentazione: come gestire la volatilità del Bitcoin senza destabilizzare i bilanci bancari?
Una nuova era
Il Bitcoin, per anni relegato ai margini e bollato come “bolla speculativa”, è ora un asset legittimo. La decisione della Fed è destinata a fare scuola: altri regolatori, dall’Europa all’Asia, dovranno accelerare i propri framework normativi per non restare indietro.
Anche se finora la Banca Centrale Europea ha mantenuto una posizione prudente, con l’apertura americana le pressioni competitive rischiano di aumentare, visto che la Fed ha imposto un cambio di passo che le banche europee non possono ignorare.
Già alcune realtà, come BNP Paribas e Santander, hanno avviato progetti pilota per la custodia di asset digitali, ma la scala rimane limitata. In Svizzera, piazze come Zurigo e Ginevra si candidano a diventare hub privilegiati, sfruttando un quadro regolatorio più avanzato e la tradizione bancaria del Paese.