La seduta di ieri è stata la peggiore da luglio per le Borse americane. Lo S&P 500 ha perso l'1,11%, il Nasdaq l'1,88% mentre il Dow Jones ha limitato il calo allo 0,09%. Per l'S&P 500 si tratta della quinta flessione nelle sei sedute successive al massimo storico.
Il dato che ha fatto da detonatore è stato l'inflazione di settembre. Secondo il Bureau of Labor Statistics, i prezzi al consumo sono saliti dello 0,6% mensile e del 3,7% su base annua, contro attese al 3,6%. La componente core è cresciuta dello 0,3% mensile e del 2,6% annuo, sopra un consensus fermo allo 0,2% e al 2,5%.
La benzina, in rialzo del 9,1% nel mese, spiega oltre metà dell'incremento complessivo. L'accelerazione del core e dello shelter, salito dello 0,4%, indica però pressioni che vanno oltre l'effetto energetico della guerra in Iran. Mark Zandi, capo economista di Moody's, ha parlato di un rapporto che mostra "un'inflazione sgradevolmente forte".
Le attese sulla politica monetaria si sono mosse in modo brusco. Secondo Deutsche Bank, la probabilità di un rialzo dei tassi alla riunione del 27-28 ottobre ha toccato un picco intraday del 58%. A settembre la Fed guidata da Kevin Warsh aveva già portato il costo del denaro nella forchetta 3,75%-4%.
L'ampiezza del calo del Nasdaq si spiega però con il secondo fronte della seduta, cioè i dubbi sulla sostenibilità finanziaria della spesa in intelligenza artificiale. CoreWeave ha perso il 15,46%, Dell circa l'11% e Oracle circa il 9%. Secondo l'agenzia Reuters, l'ondata di vendite ha bruciato 80 miliardi di dollari di capitalizzazione. I semiconduttori hanno seguito, con Nvidia in calo del 3,16% e Micron del 4,08%.
La divergenza tra gli indici chiarisce la natura del movimento. Il mercato non ha venduto in modo indiscriminato. Tecnologia, beni voluttuari e servizi di comunicazione hanno guidato i ribassi, sanità e beni di prima necessità hanno chiuso in rialzo. Il de-risking ha colpito i titoli ad alto multiplo e lunga duration, i più sensibili a un costo del capitale più elevato. Ha colpito anche il Russell 2000, sceso dell'1,93%.
Wall Street oggi: le vendite sui chip AI tengono sotto pressione il Nasdaq
La giornata si apre con la stessa dicotomia. Nel pre-market il future sul Dow Jones guadagna lo 0,34%, il contratto sull'S&P 500 arretra dello 0,32% e il derivato sul Nasdaq 100 cede l'1,21%.
Il driver dominante resta la liquidazione delle posizioni sulla filiera dell'intelligenza artificiale, che nella notte si è estesa all'Asia. Il Kospi sudcoreano ha chiuso in ribasso del 7,57%, con SK Hynix a -11,06% e Samsung Electronics in rosso del 9,48%.
Il timore è che tassi più alti rendano più oneroso finanziare gli investimenti in infrastrutture AI. A questo si aggiunge il tono prudente di TSMC sul 2027, motivato con le incertezze macroeconomiche, proprio nel giorno del sesto trimestre consecutivo di utili record (Azioni TSMC, sesto trimestre consecutivo di utili record).
L'elemento più interessante arriva però dal mercato obbligazionario. All'indomani di un'inflazione superiore alle attese, i Treasury si apprezzano. Il rendimento del decennale scende di 9 punti base al 5,1% e quello del biennale di 6 punti base al 4,74%. La probabilità di un rialzo a ottobre misurata dal FedWatch del CME è ripiegata al 31%.
Il movimento suggerisce che il mercato dia più peso alla tensione sul credito del comparto AI che al dato sui prezzi, come se l'irrigidimento delle condizioni finanziarie potesse svolgere parte del lavoro della Fed. Nella stessa direzione va BlackRock, che ha alzato a sovrappeso i Treasury a breve scadenza e portato a neutrale l'azionario USA, giudicando che "le attese di ulteriori rialzi della Fed appaiono eccessive".
Tra i driver secondari c'è la geopolitica. L'Iran ha riferito dell'affondamento di un mercantile colpito da una mina nello Stretto di Hormuz, un episodio che tiene alta l'attenzione sull'energia. Il Brent arretra comunque del 2% a 103,94 dollari al barile.
Alle 14:30 italiane arriva un blocco di dati che può spostare le attese sui tassi. Le vendite al dettaglio di settembre sono attese in crescita dello 0,3% mensile, in netto rallentamento rispetto ad agosto. Per l'indice dei prezzi alla produzione il consensus indica +0,5% mensile e +0,3% per la componente core.
In calendario anche le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e i sondaggi manifatturieri di New York e Filadelfia. Un PPI sopra le attese riporterebbe al centro l'ipotesi di un rialzo a ottobre. Vendite deboli darebbero invece sostanza alla lettura di rallentamento già prezzata dal mercato obbligazionario.
Sul fronte Fed, Beth Hammack della Fed di Cleveland interverrà alle 16:30 ora di New York. Il presidente Kevin Warsh parlerà alle riunioni del Fondo monetario internazionale a Bangkok alle 23:30 ora di New York, a mercati chiusi. Sul fronte societario proseguono le trimestrali bancarie con Charles Schwab, PNC, U.S. Bancorp e BNY.
Azioni USA: TSMC, Nvidia e Micron
- TSMC: cede il 2,1% nel pre-market nonostante un terzo trimestre record. L'utile netto è salito del 68,7% a 763,06 miliardi di dollari taiwanesi, sopra i 746,3 miliardi del consensus LSEG. Il margine operativo del 58,7% ha superato il limite alto della guidance. Per il quarto trimestre la società indica ricavi tra 52,3 e 54,3 miliardi di dollari. Pesano il calo del margine lordo al 66,4% rispetto al trimestre precedente, legato all'avvio produttivo dei 2 nanometri, e la cautela sul 2027. In questa fase il mercato chiede visibilità sulla durata del ciclo d'investimento più che conferme sul trimestre.
- Nvidia: arretra del 2,1% nel pre-market dopo il -3,16% di ieri. Il titolo non ha catalizzatori specifici, ma resta il termometro del comparto. Le tensioni sul finanziamento dei neocloud spostano l'attenzione dalla domanda di chip alla solidità finanziaria di chi li acquista.
- Micron: perde circa il 4%, dopo il -4,08% di ieri. Alla pressione sull'intero segmento delle memorie si somma un rischio specifico: la presidenza di Taiwan ha chiesto all'azienda e ai lavoratori di negoziare sulla disputa relativa ai bonus, in vista di un possibile sciopero. Le memorie restano il segmento più ciclico della filiera e il più esposto a una revisione delle valutazioni.
- SK Hynix: l'ADR scende del 6,47% nel pre-market dopo il -11,06% di Seul. Il gruppo subordina il progetto di un nuovo impianto NAND negli Stati Uniti all'approvazione delle licenze di export per le attrezzature destinate al sito cinese di Dalian. L'espansione produttiva dipende quindi dalle decisioni di Washington, in una fase in cui crescono i timori sulla concorrenza cinese nelle memorie.
- CoreWeave: il bond in scadenza nel 2032 rende circa il 14,8%. Con i rendimenti dei Treasury sopra il 5%, il costo del debito diventa la variabile chiave per un modello che compra capacità di calcolo con la leva finanziaria. Dopo il -15,46% di ieri, prima dell'avvio le azioni perdono il 5,94%.
- Dell: Barclays ha ridotto il giudizio a "equal weight", insieme a quelli su Hewlett Packard Enterprise e NetApp, citando un'adozione dell'AI nelle imprese più lenta del previsto. Dopo un rialzo di oltre il 300% da inizio anno, il titolo è diventato il principale indicatore del rischio di posizionamento sui server AI. Prima dell'avvio Dell scende del 3,9%.
- Ericsson: l'ADR sale del 9,92% nel pre-market. L'EBITA rettificato del terzo trimestre è stato di 10,1 miliardi di corone, contro i 7,93 miliardi del consensus Bloomberg, con vendite in crescita del 6% a 59,5 miliardi. Il nuovo Amministratore delegato Per Narvinger ha però avvertito che il mercato RAN resta piatto e che i costi dei componenti peseranno sui margini. È un effetto collaterale del boom delle memorie.
- Rocket Lab: scivola del 9,77% nel pre-market dopo il rinvio ufficiale al 2027 del primo lancio del razzo Neutron. Il vettore è centrale nella strategia di diversificazione dei ricavi e nella concorrenza con SpaceX nel segmento a medio carico. Il ritardo sposta in avanti un catalizzatore su cui il mercato aveva già costruito parte della valutazione.