L'IPO di KNDS non si farà, almeno per ora. Il produttore franco-tedesco di sistemi terrestri per la difesa, quello dei carri armati Leopard 2 e degli obici Caesar, ha comunicato mercoledì sera la sospensione dei piani di quotazione in Borsa.
Il gruppo attenderà, si legge nella nota ufficiale, "il ritorno di condizioni di mercato più favorevoli". Una formula prudente per descrivere quello che negli ambienti finanziari era già nell'aria da giorni: gli investitori non sono disposti a pagare il prezzo chiesto dalle famiglie proprietarie.
L'operazione avrebbe dovuto rappresentare una delle IPO più rilevanti del settore difesa in Europa. Invece si ferma proprio nel momento in cui il comparto, dopo un rally alimentato dalle promesse di riarmo dei governi NATO, mostra segnali di affaticamento.
IPO KNDS: i numeri dietro la rinuncia
Il gruppo, nato nel 2015 dalla fusione tra la tedesca Krauss-Maffei Wegmann e la francese Nexter, ha chiuso il 2025 con un fatturato di 4,4 miliardi di euro e un portafoglio ordini pari a 33,1 miliardi.
KNDS aveva annunciato il mese scorso l'intenzione di procedere con un dual listing a Parigi e Francoforte, offrendo il 20% del capitale sul mercato (KNDS annuncia l'IPO: Germania azionista al 40%). Secondo indiscrezioni raccolte da Reuters, la valutazione attesa in fase di collocamento si aggirava attorno ai 15 miliardi di euro.
Le famiglie proprietarie tedesche, tuttavia, non sarebbero state disposte a scendere sotto una soglia di 12,5 miliardi, nonostante alcuni investitori avessero segnalato alla società una forbice di valore più contenuta. Cifre lontane anni luce dalle prime indiscrezioni circolate in fase di lancio del progetto, quando si ipotizzava una valutazione fino a 25 miliardi.
L'assetto proprietario, fino a oggi diviso a metà tra lo Stato francese tramite la holding Giat Industries e la famiglia Wegmann, era destinato a mutare radicalmente con l'IPO: le famiglie tedesche avrebbero ceduto l'intera quota, la Germania sarebbe salita al 40% attraverso la banca pubblica KfW, mentre il resto sarebbe finito sul mercato tra investitori istituzionali.
IPO KNDS rinviata: pesano condizioni dei mercati
Nella nota diffusa ieri, l'azienda ha voluto sottolineare di aver "completato tutte le fasi preparatorie necessarie per la quotazione" e di aver "confermato la fiducia di lungo periodo degli investitori". La società ha aggiunto di voler "monitorare attentamente le condizioni dei mercati dei capitali", pronta a riprendere il processo "non appena il contesto lo consentirà". Un portavoce ha preferito non commentare le indiscrezioni del Financial Times sul disaccordo attorno al prezzo.
Il governo tedesco, dal canto suo, ha dichiarato per iscritto di rispettare la scelta di sospendere la quotazione, ribadendo l'impegno a proseguire la collaborazione con Parigi. Un atteggiamento che conferma come, al netto della battuta d'arresto sul listing, l'ingresso di Berlino nel capitale resti confermato: l'operazione con KfW procede a prescindere dai tempi della Borsa.
Non è la prima volta che una IPO nel comparto della difesa tedesco si arena per poi ripartire: il fornitore Renk aveva sospeso il proprio collocamento nel 2023, salvo rilanciarlo con successo quattro mesi più tardi grazie al ritrovato appetito degli investitori.
Un settore che inizia a fare i conti con la realtà
Il contesto competitivo racconta una difesa europea meno compatta di quanto i grafici degli ultimi due anni lasciassero intendere. Rheinmetall, il concorrente più diretto di KNDS, ha visto il proprio titolo perdere terreno in modo marcato nelle ultime sedute.
Anche CSG, il gruppo ceco della difesa quotato ad Amsterdam dall'inizio dell'anno dopo la maggiore IPO mai realizzata nel comparto, con una valutazione di 25 miliardi di euro, tratta oggi ben al di sotto del prezzo di collocamento. Il costruttore navale TKMS, sbarcato in Borsa nell'ottobre 2025 con una valutazione di 5,15 miliardi, resta tra i pochi esempi recenti di quotazione andata a buon fine nel settore.
Per gli investitori il tema non è più solo quanto spenderanno i governi NATO, ma se questa spesa si tradurrà davvero in ricavi e margini nei tempi previsti. Gli operatori sono disposti a scommettere sul riarmo europeo, ma non a qualunque prezzo.