Qualcomm e Arm affondano a Wall Street: è allarme chip di memoria | Investire.biz

Qualcomm e Arm affondano a Wall Street: è allarme chip di memoria

05 feb 2026 - 10:00

Gli investitori hanno venduto massicciamente le azioni Qualcomm e Arm a Wall Street, dopo che il management ha lanciato l'allarme sui chip di memoria. Ecco i dettagli

Le azioni Qualcomm e Arm Holdings sono crollate a Wall Street nelle contrattazioni after hours, perdendo rispettivamente il 10,47% e il 7,76% in seguito alla pubblicazione dei risultati trimestrali. A far scattare le vendite sono state le segnalazioni del management delle due società secondo cui la carenza di chip di memoria limiterà la produzione di smartphone. Qualcomm è il principale produttore di processori per telefoni, mentre Arm ottiene gran parte dei ricavi dalle royalty sulla tecnologia utilizzata per la loro produzione.

"A livello di settore, le carenze di memoria e gli aumenti di prezzo probabilmente definiranno la dimensione complessiva dell'industria degli smartphone", ha affermato Cristiano Amon, Amministratore delegato di Qualcomm. Il CEO ha anche aggiunto che i clienti cinesi effettueranno meno ordini di processori Qualcomm proprio perché l'insufficienza di chip di memoria ridurrà la produzione di telefoni.

Questi ultimi, per essere completati, hanno bisogno sia dei processori che dei chip di memoria. In mancanza di quest’ultima componente fondamentale, lo smartphone non può essere prodotto, anche se i processori sono disponibili in abbondanza.

 

 

Chip di memoria: il problema di fondo

Il problema di fondo della carenza di chip di memoria risiede nel fatto che il boom dell’intelligenza artificiale sta indirizzando i produttori di questi componenti verso la fornitura ai data center, riducendo inevitabilmente la capacità produttiva destinata agli smartphone. Attualmente, i tre principali produttori mondiali di chip di memoria sono le coreane Samsung e SK Hynix e la statunitense Micron Technology. I loro prodotti sono utilizzati in un’ampia gamma di applicazioni, ma in questa fase l’attenzione è concentrata soprattutto sulla domanda legata all’AI.

Per far fronte alla situazione sarà necessario aumentare la capacità produttiva, e le aziende stanno investendo in questa direzione. Tuttavia, servirà tempo per costruire e attrezzare nuovi stabilimenti e, secondo gli esperti del settore, la tempistica può richiedere anche oltre un anno. La carenza di chip di memoria comporta inoltre costi più elevati, che verosimilmente verranno trasferiti almeno in parte ai consumatori, con il rischio di un calo della domanda.

La buona notizia per gli investitori di Qualcomm e Arm è che i produttori di telefoni si stanno concentrando maggiormente sui modelli di fascia alta, il che favorisce le vendite di semiconduttori più costosi di Qualcomm e sostiene le royalty di Arm. Inoltre, entrambe le società sono ben posizionate per sfruttare il crescente interesse per l’intelligenza artificiale, dal momento che si stanno attrezzando per ottenere maggiori introiti dagli operatori di data center.

 

Qualcomm e Arm: come sono andate le trimestrali

Le trimestrali delle due società hanno deluso gli investitori. Nel primo trimestre fiscale 2026, Qualcomm ha registrato ricavi per 12,3 miliardi di dollari e utili adjusted di 2,78 dollari per azione, contro stime degli analisti a 12,2 miliardi di ricavi ed a 3,41 dollari. Il business smartphone ha generato 7,82 miliardi di dollari, leggermente sotto le attese di 7,86 miliardi, mentre IoT e automotive hanno contribuito rispettivamente con 1,69 e 1,1 miliardi di dollari. Anche la guidance è risultata inferiore alle aspettative. Per il secondo trimestre fiscale, la società prevede ricavi tra 10,2 e 11 miliardi di dollari ed un EPS (Earning Per Share) di circa 2,55 dollari, a fronte di stime di mercato pari a 11,2 miliardi di ricavi e 2,89 dollari.

Arm non ha fatto molto meglio, pur avendo registrato un fatturato record pari a 1,24 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre del 2025. La società britannica ha tuttavia mancato le attese di Wall Street sui ricavi da licenze, aumentati del 25% su base annua a 505 milioni di dollari, ma inferiori del 2,9% rispetto alle stime degli analisti, pari a 519,9 milioni di dollari.

 

 

 

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