Il deal AstraZeneca - Bristol Myers Squibb non è più un'ipotesi da corridoio. Secondo una fonte vicina al dossier, i due gruppi hanno avviato colloqui preliminari per una combinazione che darebbe vita a una delle maggiori realtà farmaceutiche al mondo, con una valutazione complessiva prossima ai 400 miliardi di dollari.
A riportarlo per primo è stato il Financial Times. Sul listino di Londra il titolo AstraZeneca lascia sul campo il 6,22% mentre nell'after-hours di Wall Street Bristol Myers Squibb segna un +0,1%: una divergenza che racconta bene come il mercato legga l'operazione, con riserve sul lato britannico e maggiore entusiasmo su quello americano. Nessuna delle due società ha voluto commentare nel merito.
Deal AstraZeneca - Bristol Myers Squibb: i numeri dell'operazione
Il quadro industriale spiega l'interesse reciproco. Nel secondo trimestre AstraZeneca ha confermato una domanda robusta per i farmaci oncologici e per le terapie contro le malattie rare: l'oncologia ha pesato per circa 25 miliardi di dollari sui ricavi 2025, quasi la metà del totale, seguita dall'area cardiovascolare, renale e metabolica con circa 12 miliardi.
Su fronte opposto, Bristol Myers ha visto l'oncologia rappresentare oltre il 40% del giro d'affari nei primi sei mesi del 2026, con una sovrapposizione diretta tra le rispettive immunoterapie contro il cancro. Bristol Myers, dal canto suo, ha rialzato le previsioni di ricavi e utili per l'intero anno dopo un trimestre che ha superato ampiamente le stime, trainato da Eliquis e dai farmaci di più recente generazione.
Tra le voci più promettenti in pipeline figurano l'anticoagulante sperimentale milvexian, il trattamento per l'anemia Reblozyl e il farmaco cardiaco Camzyos.
Brevetti in scadenza e la partita con la FTC
Dietro l'accelerazione c'è anche la questione dei brevetti. Revlimid, il farmaco oncologico che Bristol Myers ereditò dall'acquisizione di Celgene per circa 80 miliardi di dollari nel 2019, ha già perso l'esclusiva. Opdivo ed Eliquis, oggi i prodotti di punta, rischiano lo stesso destino entro il 2028.
Un'eventuale intesa con AstraZeneca comporterebbe però un rischio regolatorio non trascurabile, legato al modo in cui l'amministrazione di Donald Trump potrebbe valutare l'operazione, orientata com'è a favorire gli investimenti manifatturieri domestici nel settore farmaceutico.
"Mi aspetterei che una FTC guidata da Trump scrutini la fusione e, se ci sono sovrapposizioni significative su determinati farmaci e nella pipeline in fase avanzata, servirebbero cessioni rilevanti", ha detto Andre Barlow, avvocato antitrust di DBM Law Group. Lo stesso legale ha ricordato come nel deal che ha riguardato Celgene, la FTC dell'epoca impose la vendita del farmaco per la psoriasi Otezla, un'operazione da 13,4 miliardi di dollari.
"C'è un sostegno bipartisan a scrutinare gli accordi nel pharma, quindi immagino che anche la FTC di Trump porrebbe domande più ampie su bundling di prodotti e mancanza di innovazione futura", ha aggiunto Barlow.
Il precedente Pfizer e un settore in letargo
Le trattative arrivano a circa dodici anni dal tentativo di scalata respinto da AstraZeneca nei confronti di Pfizer, altro colosso statunitense. Da allora il gruppo guidato da Pascal Soriot ha più che quadruplicato il proprio valore in Borsa in 14 anni di mandato, battendo sia il FTSE 100 sia la rivale britannica GSK.
AstraZeneca aveva già annunciato l'anno scorso un piano di quotazione diretta a New York, per intercettare valutazioni più generose sul mercato USA restando comunque listata a Londra: un deal con Bristol Myers significherebbe che una società britannica acquisirebbe uno dei principali campioni farmaceutici americani, capovolgendo lo schema più consueto.
Le grandi operazioni nel pharma restano rare: pesano i timori antitrust e la pressione della Casa Bianca per contenere i prezzi dei farmaci. Negli ultimi anni si contano soprattutto l'acquisizione di Allergan da parte di AbbVie nel 2020 e la combinazione tra Takeda e Shire nel 2019, oltre al deal Bristol Myers - Celgene. In uno scenario fatto di brevetti a rischio e crescita da difendere, il deal AstraZeneca - Bristol Myers Squibb assume i contorni di una mossa quasi obbligata.