Con la pubblicazione dei conti di Nvidia (Nvidia, chi vince davvero dopo la trimestrale record?) si è conclusa la stagione delle trimestrali per le Magnifiche Sette, il gruppo di titoli tecnologici che pesa in modo determinante sull'andamento di Wall Street. Il risultato aggregato ha superato ogni previsione: al 30 giugno gli analisti stimavano per il secondo trimestre una crescita degli utili del 30,8% mentre il dato effettivo si è attestato al 118,5%, il livello più alto messo a segno da queste sette società almeno dal quarto trimestre del 2020, quando Tesla entrò a far parte dell'indice S&P 500, come scrive John Butters di FactSet.
Il confronto con il resto del listino conferma la forza del gruppo. Sei società su sette, l'86%, hanno riportato una sorpresa positiva sugli utili per azione, percentuale identica a quella dell'intero S&P 500. Sul piano dell'entità della sorpresa la distanza si allarga invece in modo netto: gli utili delle Magnifiche Sette hanno superato le stime del 66,2%, contro il 26,5% del resto del listino.
Anche le altre 493 società dell'indice hanno messo a segno un progresso rilevante, con una crescita del 31,8%, la più alta dal quarto trimestre del 2021, quando si fermò al 32,4%. Il divario tra i due gruppi resta dunque ampio, ma entrambi viaggiano su ritmi che non si vedevano da tempo, segno di una stagione delle trimestrali robusta lungo tutto il listino e non solo ai suoi vertici.
L'effetto Alphabet e Amazon: quando la finanza supera l'operatività
Dietro ai numeri record si nasconde una componente straordinaria e non operativa. Alphabet e Amazon.com riportano gli utili per azione esclusivamente su base GAAP, criterio adottato anche dalla maggioranza degli analisti che alimentano le stime raccolte da FactSet per i due titoli (GAAP vs Non-GAAP: cosa significano e differenze). Proprio nei conti GAAP emergono le voci che hanno spostato gli equilibri dell'intero paniere: Alphabet ha registrato 98 miliardi di dollari di plusvalenze nette non realizzate su titoli azionari mentre Amazon ha beneficiato di un guadagno di 53,4 miliardi di dollari legato principalmente agli investimenti in Anthropic.
Al netto di questi due titoli, la crescita degli utili delle Magnifiche Sette scende dal 118,5% al 43,2% e la sorpresa aggregata si ridimensiona dal 66,2% al 4,4%: numeri che restituiscono una fotografia più aderente all'andamento operativo del gruppo, depurata dalle plusvalenze finanziarie che hanno gonfiato il dato aggregato e che meglio riflette la reale traiettoria industriale delle sette società.
Il tema riapre un dibattito mai sopito tra utili GAAP e non-GAAP. Tutte le società quotate negli Stati Uniti pubblicano i conti secondo i principi contabili GAAP, ma molte scelgono di affiancarvi una lettura non-GAAP. Chi difende questa pratica sostiene che restituisca un'immagine più fedele della redditività operativa quotidiana, depurata da voci considerate straordinarie o non ricorrenti. I critici obiettano invece che manchi uno standard condiviso, e che le società tendano a escludere soprattutto le componenti che penalizzerebbero il risultato.
Nvidia, Micron Technology e Chevron pubblicano le loro stime di consenso proprio su base non-GAAP, e i tre casi mostrano direzioni opposte: Chevron (6,06 dollari contro 6,11) e Nvidia (2,22 dollari contro 2,46) hanno riportato un utile non-GAAP inferiore a quello GAAP mentre Micron Technology (25,11 dollari contro 24,67) ha seguito il percorso inverso. Nel caso di Nvidia, l'utile non-GAAP esclude proprio le plusvalenze da investimento che hanno invece gonfiato i conti GAAP di Alphabet e Amazon, a riprova di quanto la metodologia contabile scelta possa cambiare la lettura di un trimestre.
Chi guida la crescita e cosa aspettarsi dal quarto trimestre
Tra i cinque maggiori contributori alla crescita degli utili dell'intero S&P 500 nel secondo trimestre figurano, in ordine, Alphabet, Amazon.com, Micron Technology, Nvidia e Chevron: tre nomi su cinque appartengono dunque alle Magnifiche Sette, a conferma del loro peso specifico sui risultati aggregati del mercato americano e della loro capacità di orientare da soli l'andamento complessivo dell'indice.
Guardando avanti, le stime degli analisti raccontano un possibile cambio di passo. Per il quarto trimestre del 2026 ci si attende che le restanti 493 società dell'S&P 500 crescano più velocemente delle Magnifiche Sette, con una previsione del 26,8% contro il 23,2%. Un'inversione di tendenza che, se confermata, ridimensionerebbe il divario che ha caratterizzato il mercato negli ultimi trimestri, restituendo al resto del listino un ruolo più centrale nella crescita complessiva degli utili americani e riportando l'attenzione degli investitori su un fronte più ampio del mercato.