A Wall Street regna l'incertezza. L'ultima seduta si è conclusa con gli indici in calo di oltre un punto e mezzo percentuale, mentre il petrolio è risalito nei pressi dei 100 dollari al barile. Oggi invece gli indici hanno aperto in territorio positivo, sebbene l'andamento potrebbe subire rapidi cambiamenti in funzione delle notizie che arrivano dal fronte della guerra tra gli Stati Uniti e l'Iran.
La situazione rimane tesa, con la nuova guida suprema dell'Iran, Mojtaba Khamenei, che ha fatto sapere di voler mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz finché non cesseranno i bombardamenti. Il passaggio nel canale del Golfo, da cui transita il 20% del petrolio e del gas a livello mondiale, è attualmente precluso alle navi dei Paesi considerati nemici di Teheran e questo ha fatto impennare le quotazioni del greggio.
L'Iran ha detto che, alle condizioni attuali, il Brent potrebbe arrivare a 200 dollari al barile, uno scenario in grado di mettere in ginocchio l'economia mondiale attraverso l'inflazione. In questo momento è proprio ciò che temono gli investitori: il verificarsi di un contesto di stagflazione mentre la Federal Reserve si troverà costretta ad alzare i tassi di interesse, o comunque a mantenerli elevati per un periodo prolungato.
Wall Street: perché il sentiment degli investitori è calato
In una nota diffusa oggi, Yardeni Research ha avvertito che il mercato azionario potrebbe iniziare a scontare un conflitto in Medio Oriente più lungo del previsto. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva stimato una durata di quattro o cinque settimane pochi giorni dopo l'inizio delle ostilità. Inoltre, recentemente aveva rilanciato affermando che la guerra starebbe per finire.
I tempi, tuttavia, potrebbero non essere così brevi, alla luce del fatto che non si vedono passi indietro per evitare un'escalation. "Il mercato azionario potrebbe iniziare a scontare la possibilità che la guerra non sarà breve e che lo Stretto di Hormuz possa rimanere effettivamente chiuso per qualche tempo", si legge nella nota.
La domanda che molti si pongono è quanto potrebbe scendere la Borsa americana qualora la guerra dovesse andare per le lunghe. Yardeni Research si aspetta che Wall Street corregga del 10-15%, soprattutto se si considera che l'aumento dei rendimenti obbligazionari sta esercitando una certa pressione al ribasso.
La società ritiene che il rischio di stagflazione sia già molto presente nei modelli degli investitori e che tale rischio si stia intensificando sulla scia del conflitto. Quest'ultimo ha fatto scendere gli indicatori di sentiment, che potrebbero scivolare "ancora più in basso nelle prossime settimane". La situazione potrebbe invertirsi solo "quando lo Stretto di Hormuz sarà nuovamente aperto a un passaggio sicuro", ma ciò "potrebbe richiedere ancora un po' di tempo", ha precisato Yardeni.