La guerra USA-Iran potrebbe vivere una de-escalation decisiva. Secondo quanto riportato dal The New York Times, gli Stati Uniti avrebbero elaborato un piano in 15 punti per mettere termine al conflitto. Il documento è stato consegnato alle autorità iraniane attraverso il Pakistan. I dettagli non sono ancora noti, anche se alcuni punti dovrebbero essere scontati, stando a quanto dichiarato pubblicamente più volte dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: niente arma nucleare né arricchimento di materiale radioattivo per scopi civili da parte di Teheran.
Alla fine della scorsa settimana, il capo della Casa Bianca aveva dato un ultimatum all’Iran di 48 ore per riaprire lo Stretto di Hormuz; in caso contrario, avrebbe bombardato le infrastrutture energetiche del Paese. Una minaccia rientrata poche ore prima della scadenza, quando Trump ha concesso una proroga di cinque giorni sulla base di "dialoghi costruttivi" con i rappresentanti governativi iraniani. Le forze armate di Teheran, tuttavia, hanno negato l’esistenza di un vero dialogo e hanno ribadito di escludere negoziati per un cessate il fuoco con l’amministrazione Trump.
Le aperture di Washington, comunque, non stanno fermando il botta e risposta militare tra Iran e Israele, che continuano a colpirsi senza sosta, causando morti e distruzione. Contestualmente, Trump ha ordinato il dispiegamento di migliaia di soldati dell’esercito e dei marines in Medio Oriente, mentre valuta opzioni per allentare il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz, corridoio fondamentale per il trasporto di petrolio e gas.
Gli altri Paesi stanno esercitando pressioni in direzioni diverse, contribuendo ad aumentare la confusione. Ad esempio, mentre il primo ministro indiano Narendra Modi ha telefonato a Trump sottolineando l’importanza di mantenere aperto Hormuz, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman lo ha esortato a proseguire la guerra, vedendola come un’opportunità per rimodellare la regione.
Guerra USA-Iran: la reazione dei mercati
La notizia del piano in 15 punti ha mosso i mercati. Le Borse europee questa mattina sono in forte rialzo all’apertura, con il FTSE Mib e il DAX in crescita di circa 1,5 punti percentuali. Anche i futures di Wall Street preannunciano una seduta positiva per la Borsa americana.
Il petrolio arretra di oltre 5 punti percentuali, con il Brent sceso a circa 95 dollari al barile e il West Texas Intermediate intorno agli 87 dollari. Gli investitori stanno scontando la riapertura dello Stretto di Hormuz, da cui transita il 20% del petrolio globale.
Il rally del greggio partito dall’inizio della guerra in Medio Oriente è derivato proprio dalla decisione dell’Iran di chiudere questo passaggio strategico, generando forti timori di uno shock dell’offerta e di una crisi energetica, come già visto in alcuni momenti bui del passato. Se dovesse esserci un accordo tra USA e Iran per porre fine alla guerra, i mercati potrebbero liberarsi dall’incubo di una nuova ondata inflazionistica e, al tempo stesso, di una recessione globale.
Sul mercato valutario, il dollaro USA ha perso terreno, con il Dollar Index sceso a circa 99 e il cambio EUR/USD che ha superato quota 1,16. Il biglietto verde aveva svolto il ruolo di bene rifugio dall’inizio del conflitto; con l’allentarsi delle tensioni, gli investitori hanno quindi ridotto alcune posizioni lunghe.
Si è registrato anche un calo significativo dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi. I rendimenti dei Treasury a 10 anni sono diminuiti di circa 1,4 punti percentuali, attestandosi al 4,33%, dopo aver raggiunto un picco del 4,445% a inizio settimana.